Bonus psicologo, gocce nel mare e viaggi senza itinerari

La Prima guerra mondiale era finita da pochi mesi, in Austria, uscita annientata dal conflitto, e con essa tutto ciò che conteneva, la città di Vienna decise di cominciare la ricostruzione dalle persone e dalle famiglie, con un programma di assistenza sociale molto avanzato, di cui Alfred Adler, uomo di grande competenza e di forte impronta solidale, fu un pilastro.

Nella sua celebre storia della psicologia, “La scoperta dell’Inconscio”, Henri F. Ellenberger, psichiatra autorevole, così descriveva l’imponente lavoro, oggi diremmo “sul territorio”, attivato dal medico viennese. “Un secondo aspetto -dell’attività di Adler- è costituito delle organizzazioni per l’educazione terapeutica che egli ideò e realizzò a Vienna”.
Organizzò dei consultori per insegnanti, che si incontravano con lui e i suoi collaboratori a scadenze regolari “per esaminare i problemi relativi agli alunni difficili”. “Presto divenne evidente la necessità di riunioni cui potessero partecipare anche i genitori; queste riunioni furono organizzate in forma gratuita, due volte alla settimana, in una delle aule della scuola”.

Stiamo parlando di azioni di prevenzione immaginate, progettate e messe in atto oltre un secolo fa, con alla base un’idea chiara della persona e delle sue esigenze.
Un progetto con un capo e una coda, anche allora arrivato all’indomani di una catastrofe, molto più grande della Pandemia, ma di sapore e di spessore decisamente diversi.
Questo è ciò che manca oggi nei provvedimenti strappa applausi, un retroterra progettuale, costruito con amore e competenza, centrato sulla persona e non sulla voglia dei politici di inseguire l’emergenza, per poi vantarsi dei propri meriti, come mi pare accadere nella tormentata vicenda del Bonus psicologico.
Metà del danaro stanziato servirà a potenziare strutture pubbliche esistenti, cosa buona, ma ancora insufficiente, considerato che avvicinare i centri pubblici che si occupano di bambini e ragazzi, come le UONPIA (Unità Operativa Neuropsichiatria Psicologia Infanzia Adolescenza), richiede una pazienza biblica, e il disagio giovanile richiede risposte rapide.

C’è una sproporzione importante tra domanda e offerta da parte delle strutture pubbliche, dunque non servono misure quasi simboliche, è qui che bisogna insistere perché la maggior parte delle famiglie non è in grado di fronteggiare costi cospicui e ripetitivi, in presenza di sofferenze morali enormi. Uno scollamento che significa solitudine della famiglia e della scuola.

Il resto dello stanziamento verrà destinato a chi desidera fare ricorso a professionisti privati, qui si potranno accontentare circa 16 mila potenziali clienti, ecco la goccia nel mare. Abbiamo bisogno di altro, soggetti capaci di predisporre e realizzare percorsi come quello cui diede vita Alfred Adler, che aveva alle spalle la municipalità socialdemocratica di Vienna, interventi che alla base abbiano una chiara conoscenza della qualità del disagio, della sua profondità, della sua estensione. L’alternativa è tirare a indovinare, si può anche fare, ma purtroppo anche questo costa tanto, con l’aggravante che spesso lascia le cose come stanno.

7 pensieri riguardo “Bonus psicologo, gocce nel mare e viaggi senza itinerari

  1. Qui mi ritrovo in pieno, Domenico carissimo.
    Occorre uscire dalla logica del tweet e mettere in pista progetti e competenze di ampio respiro.
    Credo che il freno maggiore sia un’etica che non ha più al centro il bene della comunità, l’importanza dell’altro che vive nella porta accanto (o sull’altra riva del mediterraneo).
    Se ricominciamo a prendere in considerazione le necessità altrui, se riusciamo a decentrarci, a chinarci con amore ad ascoltare i piccoli, forse potremo smettere di sprecare parole, azioni, risorse e ad ottenere risultati.
    Il benessere o è comune o è finto.

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    1. Esattamente, caro Bruno, la logica del Tweet, è su questo terreno veloce e privo di anima che stiamo immolando compassione e
      competenza. I disagi, prevalentemente esistenziali di bambini e ragazzi non cominciano con la pandemia, questo può pensarlo solo una politica priva di occhi e di orizzonti. Grazie

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  2. Domenico, sono un grido di dolore le sue parole, io le vivo sulla mia pelle ogni giorno… Sopratutto perché mi occupo dei più piccoli, dove la prevenzione può salvare vite e invece non si fa niente…. Si perdono anni preziosi, fondamentali per la salute e benessere delle nuove generazioni. Oggi, per accedere a una valutazione neuropsichiatrica infantile convenzionata, procedura indispensabile per accedere a un percorso terapeutico riabilitativo (quindi parliamo di patologie tra il medio e il grave) ci sono liste di attesa lunghe 2 anni. Ma quanta vita perde un bambino piccolo in due anni???? Quanto tempo prezioso sprecato per lui e i suoi genitori? La scienza ci dice che il cervello umano nei primi anni di vita ha enormi potenzialità di recupero e noi aspettiamo di aver fatto la frittata prima di intervenire! Poi c’è lo scandalo degli insegnanti di sostegno non specializzati…. Non esistono più…non si trovano più. Al loro posto da anni si vedono figure messe a caso senza nemmeno il titolo di studio da insegnante… Almeno quello dovrebbe esserci a prescindere, invece esaurite le graduatorie delle supplenze si pesca dalla Mad (messa a disposizione) dove chiunque abbia un titolo di scuola superiore ante 2000 può accedere (diciamo grazie alla tanto declamata legge della Buona Scuola) . Quindi via libera a tutti. Stiamo parlando di educazione di bambini con gravi patologie che dovrebbero avere il meglio dallo Stato, essere tutelati, protetti e avere una scuola al top, ma si ritrovano ad avere semplici baby sitter, spesso incompetenti e accomodanti, non certo figure in grado di educare, almeno nella maggioranza dei casi, tranne rarissime eccezioni. Poi di contro ci ritroviamo con un fiorire di bambini con diagnosi di DSA, ma in realtà alcuni di loro, certo non tutti, sono solo bambini pigri o con problemi educativi che vengono certificati da enti privati che hanno tutto il loro interesse a tenere in terapia dei bambini per fini economici: i genitori ricevono in cambio la comodità di avere uno sconto sulle fatiche scolastiche dei figli. Mi fermo qui… Queste sono le realtà più disturbanti che vivo nel quotidiano, certo non posso cambiare il mondo ma la politica dovrebbe occuparsi di questi problemi, problemi seri e reali, come della povertà: non se parla mai… Ma di bambini che vivono in condizioni di estrema povertà a scuola ne vediamo veramente tanti.

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    1. Non commento le sue parole, cara Antonella, rischierei di diminuire l’impatto drammatico di una toccante lettera dal fronte. Posso solo ringraziarla.

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  3. P. S. Mi ritrovo perfettamente nelle parole di Bruno. “Il benessere o é comune o é finito”. Credo sia l’essenza di tutto questo discorso. Grazie per il suo intervento.

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  4. Buongiorno, ringrazio in particolare l’intervento di Antonella, che arriva davvero al lettore come un grido dal fronte della scuola. Anche dalle famiglie emerge un grido dal fronte: ragazzi chiusi che non parlano e che vivono in un nuovo mondo, quello virtuale, che allontana ancor più le distanze intergenerazionali. Ragazzi muti e sordi del nostro mondo, ragazzi che non trovano ascolto e che non hanno potuto ascoltare storie di vita vera. Mi auguro che la storia ci insegni a progettare interventi di lungo respiro, come quelli austriaci del secolo scorso: abbiamo lei, Domenico, e la sua profonda conoscenza di Adler. Grazie di ogni suo pensiero.

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    1. Buongiorno Mariapalma, il contesto emotivo in cui si muovono anche istituizioni è esattamente il più inadatto per immaginare progetti strutturati, capaci di partire dalla realtà vera e articolare risposte qualitifcate. Sembra un ambiente virtuale dove vige la legge della soddisfazione immediata, molte prime pietre e poche fine lavori, soprattutto niente controllo sui processi, con falle paurose e truffatori in agguato. Tuttavia, i cambiamenti sono sempre possibili e ognuno di noi può fare la propria parte. Non c’è da essere pessimisti, ma di certo c’è molto da impegnarsi.

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