Parlare della guerra non è come fare la guerra

È difficile toccare la guerra con le mani, perché resterà uno scarto incolmabile tra noi e i campi di battaglia, dove si muore in modi atroci, lontani dai propri affetti, cessando di esistere per sempre in una solitudine disperante. Cessando di esistere per sempre, lo ripeto. Chi muore sparisce definitivamente. Non lo rivedremo mai più. Una tragedia, la morte, la più grande di tutte, per questo è soggetta a ogni sorta di rimozione, e quando arriva un’allusione così diretta, come la guerra, ciò che mettiamo alla porta torna a bussare con insistenza.

I bambini che giocano a Superman e si vorrebbero lanciare dal balcone, convinti che il mantello li farà volare, questo non lo sanno, forse non lo sappiamo neppure noi, resi immortali dagli illusionismi della virtualità, che reitera immagini facendo vivere ciò che non vive più. 
Un’azienda giapponese è riuscita a fare interagire, attraverso un visore, una madre con la sua bambina defunta, rielaborando delle immagini della piccola. Un inutile strazio. 

Dunque, non saprei come parlare di guerra, sebbene non si possa fare a meno di parlarne.
Per questo motivo chi vuole può fermarsi qui, mentre per chi desidera visitare un paesaggio più esteso, metto a disposizione il link di un mio vecchio articolo, che oggi appare di angosciante attualità. 

Si tratta di un’analisi, uscita 22 anni fa su una rivista scientifica, del capolavoro di Terrence Malick “La sottile linea rossa”, un film “sulla” guerra. Forse la pellicola più bella mai realizzata su questa tragedia dell’umanità, che non ha mai cessato di accompagnarci. 

Ci siamo dentro tutti, nell’opera di Malick, non come comparse ma come protagonisti.           

https://www.sipi-adler.it/wp-content/uploads/2015/04/047_Arte-e-Cultura.pdf

4 pensieri riguardo “Parlare della guerra non è come fare la guerra

  1. Che scarto, dottore, fra la descrizione della guerra attraverso i suoi diversi protagonisti, nella pellicola da lei analizzata con grande capacità introspettiva, e taluni personaggi da salotto che vediamo rimbalzare nei talk show sulla guerra.
    La freddezza ed il cinismo di alcuni di loro, ancorché pacifisti dichiarati e in nome di questo asetticamente “equidistanti” dai due contendenti, rivelano una distanza emotiva ed una incapacità di immedesimazione sconvolgenti.

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    1. L’altra sera, su una rete nazionale, un sacerdote pacifista, ha esordito dando dei “professoroni” agli altri ospiti,
      quindi si è messo a parlare di pace, come se nulla fosse.
      Come se il celebrante cominciasse la messa con una sonora bestemmia.
      Funziona così, caro Gianni, un pacifista vero non farebbe spettacolo e forse riuscirebbe pure a farsi ascoltare, quindi è inutile in un talk show, dove le sfumature vengono viste come la peste.

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  2. Buongiorno Domenico,
    Grazie per il link al suo articolo, che avevo già avuto il piacere di leggere.
    Non mi soffermo su considerazioni riguardo la guerra in corso in Ucraina, dato che un mese e mezzo di analisi ideologiche, politiche, geopolitiche ed economiche hanno contribuito ad anestetizzare gli animi di molti.
    Piuttosto volevo cogliere l’assist soffermandomi sull’essenziale opera di Malick, che suggerisce molte riflessioni che sempre più rapidamente noi esseri umani scegliamo di ignorare.
    Senza scadere nella dietrologia, trovo comunque colpevole ad esempio che l’ultimo film del regista americano, che tratta di una “ghandiana” resistenza alla dittatura e alla violenza del nazismo, non sia stato distribuito nel nostro Paese.

    La Sottile Linea Rossa è un film fondamentale per me: ha cambiato il mio punto di vista e la mia sensibilità sul mondo, e non solamente sul cinema (così come il gigantesco The Tree of Life).
    Penso che se si tornassero ad educare le persone a quel tipo di sensibilità e coscienza, ignorando finalmente la pletora di sedicenti esperti che altro non sono che banditori da mercato urlanti, riusciremo ad elevarci in quanto specie vivente realmente virtuosa, e non solo arroganti e prevaricatori come invece troppo spesso ci siamo manifestati.

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    1. Il film di cui parli, La vita nascosta, in effetti, credo non sia passato dalle sale. L’ho visto su una pay tv, un’opera commovente e di profondissima umanità, un vero capolavoro. Le ragioni per le quali non è stato distribuito posso immaginarle, non è una pellicola che riempirebbe le sale. Ti vorrei fare presente che quando è uscito La sottile linea rossa, sono andato a vederlo con uno dei miei figli, in sala eravamo otto, evidentemente non è un caso, e non è un caso che la guerra Russo-Ucraina sia stata da molti vissuta come una novità, come se i focolai presenti nel Pianeta non fossero pervenuti.
      Infine, La sottile linea rossa non può nemmeno essere catalogato come un film noioso, quindi non ci sono scuse, possiede un passo molto diverso rispetto a La vita nascosta. Ma evidentemente non siamo più abituati a “fermarci”.

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