7 pensieri riguardo “Pride. L’amore che non si dovrebbe spiegare

  1. Grazie Domenico delle tue parole che condivido appieno! Ormai da qualche anno faccio parte di Agedo a Novara, sono zia di Flavio, un nipote meraviglioso e gay e insieme alla loro associazione lavoriamo per combattere o pregiudizi e l’ ostilità nei confronti della comunità LGBTQ.
    Anche quest’ anno si è fatto il pride a Novara, citta’ molto chiusa e diffidente, ed è stata una festa vera ! E rimarrà, come tu stesso dici, un evento importante di affermazione di queste vite almeno fino a quando non sarà più necessario , cosa che tutti ci auguriamo avvenga presto!
    Ti abbraccio e abbraccio anche tua moglie

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    1. Carissima Antonella, fino a quando ci sarà una sola persona obbligata, palesemente o indirettamente, a giustificare la propria natura, il proprio modo di sentire, la sua orginalità (ogni essere umano è opera unica), significherà che non abbiamo fatto abbastanza per evitarlo.
      In questo momento, che non è troppo diverso da altri, purtroppo, stanno prendendo piede orientamenti culturali e politici che offendono le persone, anche quelle che non se ne rendono conto e sperano che qualcuno sistemi gli scaffali secondo le proprie ossessioni.
      Sono ottimista, per ritrovarsi talvolta bisogna un poco smarrirsi. Siamo in questa fase di passaggio, dalla quale i diritti riemergeranno più solidi.
      Contraccambio il tuo abbraccio, anche a nome di Betti, estendendolo a Flavio

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  2. Bellissimo articolo Domenico! Finché non si rispetteranno le unicità di tutti, cioè “l’essere unico e speciale” di ciascuna persona, sarà necessario trovare forme diverse per affermare il diritto non solo ad essere come si è, ma anche ad esistere, perché purtroppo, per qualcuno quanto si discosta da un pensare unidirezionale e da un essere “preconfezionati”, secondo quel preciso canone, senza ammissioni di sfumature alcune, non dovrebbe nemmeno esistere. La derubricazione dell’omosessualità come malattia mentale è il risultato di una lunga battaglia, cammino lento e ad ostacoli per affermare diritti che in quanto tali sono leciti, giusti. La diversità come devianza da eliminare o curare insomma, anziché accogliere e legittimare nei suoi diritti.
    Serviranno altri cortei per affermare che ognuno ha diritto di amare e di far parte di un panorama come quello che Lei descrive: con ogni elemento(fiore, insetto, volatile, arbusto, albero…) al posto dove deve essere, e non per concessione, ma per diritto naturale….Come serviranno altre fiaccolate per denunciare la violenza sulle donne o per far considerare il vero senso dell’inclusione e dell’accoglienza e potrei continuare riferendomi agli ambiti dove i diritti non sono scontati, mondo animale compreso. Servirà impostare processi educativi: non azioni, ma processi che accompagnino le giovani generazioni a vivere la diversità in senso lato come ricchezza e valore. Piuttosto che muovere critiche vuote bisognerebbe investire e concentrarsi sul supporto alle famiglie, alle scuole, sul riqualificare quartieri degradati, sull’accompagnare con politiche sociali opportune la vita in tutte le sue fasi…
    Invece è più semplice parlare secondo una visione che non ammette cambio di lenti, nemmeno quando è dimostrato che quelle lenti sono inadeguate al nostro sguardo perché anziché farci vedere bene, annebbiano di più la nostra vista (e il nostro cervello!).
    Con stima
    Antonella Alia

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    1. Le critiche vuote, che lei giustamente ricorda, sono l’arte degli asini, come un tempo si diceva della bella calligrafia, le proposte di supporto alla famiglia, si cui si parla tanto senza capire che non è la fotocopia della “propria” famiglia, invece richiedono intelligenza, proposte, investimenti. Materiale meno diffuso dell’integralismo. Un caro saluto

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  3. Finalmente qualcuno che ci sta dando voce in questo che ancora fatica ad aprire la mente e il cuore .
    Grazie Domenico perché con queste parole ci stai dando speranza e forza per esserlo per gli altri .

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  4. Grazie Domenico per essere una voce che lotta contro l’omofobia sociale che purtroppo pullula ancora nel nostro paese Italiano .
    Ciò ci sta dando forza e speranza per un mondo più libero e sereno .

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    1. Cara Valeria, ogni persona comune, come siamo tutti noi, dovrebbe battersi perché a ciascuno sia dato il diritto di vivere come sente sia giusto per sé. L’unico limite è quello di fermarsi sull’uscio di casa degli altri. Grazie

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