La prima volta che sono andato a Pioltello avevo vent’anni. Sembra ieri, eppure è passato mezzo secolo. Un posto scuro. Anche il Duomo di Milano allora era annerito, ma a Pioltello non c’era neppure il Duomo. Ricordava certi quadri di Sironi degli anni Venti e Trenta. Aveva pure un cancro terribile, un’industria chimica responsabile di inquinamenti spaventosi. Quante vite compromesse.
Era, Pioltello negli anni Settanta, una teoria di case popolari piene di immigrati, che allora erano italiani, come me, che abitava a una quindicina di chilometri verso est. Ora sono stranieri, migrazioni più lunghe, stesse speranze.
Eppure, Pioltello, investita da tutti i disagi di quegli anni, era un deposito di manodopera “soddisfatta”. Il lavoro, ricchezza inestimabile, consentiva di sentirsi riscattati, addirittura fortunati, certo più di chi era rimasto al sud disoccupato.
Per questo Pioltello sa bene come si fa con gli immigrati, forse è la più grande specialista italiana in materia, avendolo imparato artigianalmente, sulla propria pelle. Potrebbe dare lezioni alla politica, peccato che quest’ultima ascolti solo sé stessa e si sia messa in testa di potere insegnare proprio a Pioltello come comportarsi coi migranti. Come volere insegnare a Raffaello a usare i pennelli.
L’esito di questa pretesa grottesca è stato netto, racconta oltre ogni ragionevole dubbio che il problema del nostro paese non è la scuola, ancora una volta battistrada del mondo che verrà, anzi che è già qui, bensì il clamoroso e talvolta intollerabile dilettantismo di molta politica.
Dilettantismo sovente grave, antipedagogico, diseducativo, presuntuoso, divisivo, ignorante, ideologico, razzista. Disumano, soprattutto, annebbiato dall’ebrezza dalla nullità che si fa potere e si illude di essere qualcosa.
Una politica disorientata dal gesto sublime di un Consiglio d’Istituto, sostenuto da un dirigente scolastico reso adulto dalla stessa quotidianità che i politici ignorano. Facciamo festa il giorno di chiusura del Ramadan. L’Istituto è pieno di scolari e studenti musulmani. Posta davanti alla rivoluzione del buon senso e della civiltà, la politica si attacca alle carte, ai regolamenti, come ultima spiaggia, assalita dal timore che il vero possa scapparle di mano e renderla marginale più di quanto non sia. “La gente non vota più”, grida. Mai una domanda sulle proprie responsabilità.
Vorrei esprimere la mia fierezza e il mio ringraziamento a questa scuola che, paese nel paese, anzi paese che fa il paese, rendendoci da diversi giorni fieri di essere finalmente educati, rispettosi e tolleranti coi nostri connazionali musulmani, riscattandoci da quelle canaglie che, abusando del ruolo, negano loro i luoghi e le occasioni di preghiera, sfigurando persino la buona novella del cristianesimo, di cui arbitrariamente si ergono a difensori, trasformandola in un capolavoro di inospitalità. Un contrappasso doloroso, una falsificazione.
Mi accade di frequente di andare in giro per scuole (oggi sono in Abruzzo) a parlare con tutte le sue componenti. Bambini, ragazzi, insegnanti, presidi.
Ogni volta esco da questi incontri convinto, sempre più convinto, che solo la scuola possa prendersi cura della comunità. Non che la scuola sia perfetta, ma perché è l’unico luogo dove la diversità può farsi risorsa, pure con tutte le fatiche del caso.
Caro dottore
Mi aspettavo toccasse questo tema, perché un fatto bello, un gesto educativo, una scelta di rispetto e di inclusione, è stato sporcato da una politica becera, triviale, indegna.
Mi sento però di dire che la politica non è un monolite, la sindaca di quella comunità, di impronta progressista, ha difeso quella scelta, pure assunta autonomamente dal consiglio di Istituto, con parole nette, ben ancorate alla realtà che amministra. Evidentemente la sindaca, quella lezione di Pioltello di cui lei parla, dottore, l’ ha imparata, insieme a un Dirigente aperto e con la schiena diritta e a un consiglio di Istituto coraggioso. Mi auguro che tante parole come le sue arrivano a Pioltello e non facciano sentire sola e aliena quella comunità.
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Caro Gianni, c’è poco da aggiungere alle sue parole, chiarissime. La politica, è vero, non può essere considerata un monolite, ma la percentuale di chi non comprende la responsabilità di rappresentare i propri concittadini e i valori presenti nelle collettività sembra preponderante. Vi sono amministratori pubblici cui è difficile portare rispetto perché non possiedono i requisiti necessari per ricorpire uffici delicatissimi, penso alla sindaca di Monfalcone, il cui accanimento verso le comunità straniere è indegno del nostro paese.
C’è molto da crescere caro Gianni, bisogna prendere esempio proprio dalla scuola, che ogni santo giorno nelle proprie aule deve risolvere il problema di tenere insieme una miriade di diversità, facendo spesso dei piccoli miracoli. Un caro saluto e grazie per le sue parole
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Sottoscrivo tutto, parola per parola.
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Grazie Bruno, la scuola merita maggiore considerazione perché è la madre che alleva tutti noi e, salvo eccezioni, lo fa con saggezza e apertura, quello che manca ad altri attori della vita civile. Un caro saluto
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Buongiorno dottore,
Da genitore rappresentante in un consiglio di istituto di una scuola superiore, concordo con le sue parole di plauso verso il consiglio della scuola di Pioltello. Spesso questi piccoli organi istituzionali, inseriti nella grande macchina della Scuola, svolgono un piccolo e lento lavoro di trasformazione della società, a volte non riconosciuto, anzi bistrattato e offuscato dalla tanta burocrazia cui è tenuto a rispondere. Eppure i consigli di istituto a volte si trovano di fronte a grandi interrogativi sul futuro, che è già il loro presente, perchè la materia su cui ragionano sono i ragazzi-uomini del futuro, futuro prossimo aggiungerei.
Ho notato che nel suo articolo cita i componenti che incontra nelle scuole: i bambini, i ragazzi, i presidi e i docenti. Marginalmente si incontrano anche i genitori- io e lei ad esempio ci siamo incontrati anni fa proprio in un incontro organizzato dai comitati dei genitori- quindi mi sento di ringraziare i genitori del consiglio di istituto di Pioltello, e chissà di tante altre scuole, che compiono dei piccoli e coraggiosi passi avanti. Purtroppo io invece, a seguito della notizia, o meglio della polemica, sulla decisione della scuola di Piotello mi sono ritrovata mio malgrado in una discussione insulsa e stupida tra genitori rappresentanti in cui si gridava allo scandalo, alla difesa del Natale e della Pasqua, come se utilizzare uno dei tre giorni di libera scelta di sospensione didattica, in virtù dell’autonomia garantita da Regione Lombardia, per un giorno che corrisponde alla festività di una alta percentuale di studenti, fosse un attacco alla nostra Cristianità. Meglio chiudere per allungare il week end del bidello e del professore.
In questi casi, concordo con alcuni suoi colleghi che predicano: fuori i genitori dalla scuola.
Un caro saluto
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Cara Mariapalma, sono tornato stamattina alle 7 precise dall’aeroporto di Pescara, dal quale ero partito alle 6,15. Come può immaginare, la sveglia è suonata alla 4,20. Dovrei essere stanco, confesso di esserlo, ma la giornata di ieri mi aveva regalato energie sufficienti per chiudere il bilancio in positivo, anzi nettamente in positivo. Dalle 9.30 alle 13,30 mi ero ininterrottamente confrontato con un centinaio di bambini delle quarte elementari di un istituto comprensivo di Vasto, facendo un pieno di ragionevolezza, di spirito cooperativo, di valori civili, di lezioni per noi adulti.
Dalle 16,30 mi sono misurato con la cittadinanza a Palazzo Davalos, un paio di centinaia di persone di cui i 3/4 era costituita da insegnanti e genitori.
Parlare coi bambini mi fa sempre toccare con mano le altezze che essi sono in grado di raggiungere, peccato che poi arrivano gli adulti. Un patrimonio che vorremmo educare, ma da cui penso sarebbe meglio lasciarsi educare, da queste creature non ancora corrotte.
Parlare con gli insegnanti e i cittadini, mi ha, invece, fatto comprendere ancora di meglio il disorientamento e la solitudine dei grandi, sovente impallinati proprio dalla psicologia che sembra preferire la critica alla proposta. Trovo stucchevole questo atteggiamento, oltre che discretamente inutile.
Inutile negarlo, siamo di fronte a un quadro difficile, tormentato: genitori delegittimati da se stessi, scuola nel mirino della famiglia, politica inadeguata a comprendere cosa succede sia dentro la scuola e dentro la famiglia, e interviene spesso in modo del tutto inappropriato, facendoci cascare le braccia.
Ricordo, cara Mariapalma, la serata di cui parla, conservo affettuosa memoria del caffè preso con alcuni di voi genitori prima dell’inizio del nostro confronto. Anche io genitore, sentivo si stare sulla stessa barca.
Sono passati, credo, una decina d’anni. Eppure è proprio l’ostinazione di genitori come lei che mi fa sperare, era appena tornata dal lavoro, non saprei neppure se avesse cenato, ma era presente e motivata, voleva saperne di più per fare meglio con i suoi figli. In questi dieci anni i genitori sono diventati la copia sbiadita di persone come lei, ma non possiamo abbandonarli, dobbiamo educarli a capire che stiamo andando dalla parte sbagliata e che questo rovinerà proprio quei figli che si illudono di salvare scagliandosi contro la scuola e contro il mondo. Lavoro scomodo, improbo, ma è meglio farlo senza intentare processi perché si tratta di madri e di padri scoraggiati, sopraffatti dal mondo insensato che gira loro intorno e dalla paura per il futuro dei loro figli che, sebbene in modo non sempre corretto, amano.
Lei che è madre comprende bene di cosa parlo.
Ciò che è accaduto a Pioltello è un atto di civiltà, prodotto proprio dalle famiglie e dalla scuola, stavolta uniti in una sintesi felice, che fa vergognare la politica, in perenne ritardo e sopraffatta dall’incompetenza, dall’ideologia, che guarda da lontano senza sporcarsi mai le mani e non capisce la fatica di tenere insieme tante storie impegnative, dove i bisogni, quando non la disperazione, superano la cattiva volontà.
Ieri sera ero sfinito, seguire la storia di cento bambini, incontrandoli in tre gruppi diversi ma in realtà uno alla volta, perché questo significa stare con loro, mi aveva prosciugato, ma in realtà, lo capisco meglio oggi, mi avevano solo portato via delle tossine, riempiendo il vuoto creatosi di possibilità, prospettiva limpide, di vie praticabili. Con quel “sano” vuoto fecondo avevo poi incontrato i grandi, sentendo ancora di più il peso di restituire competenza e comprensione.
Grazie Mariapalma, mi scuso per la lunghezza della risposta e la prego di intervenire più spesso. Un caro saluto
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a scoppio ritardato [sto recuperando le lettere arretrate], concordo anch’io su tutto: articolo, commenti, risposte
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Grazie Mauro, non sei in ritardo, l’argomento è l’integrazione o meglio, come diceva qualcuno, l’interazione, e ci accompagnerà a lungo.
Un caro saluto
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