Salviamo i nostri figli dalla superstizione e dall’ignoranza

Mercoledì 13 novembre. Dopo essere atterrato in una città della Sicilia la cui provincia è stata devastata da un violento nubifragio, cerco un mezzo di trasporto per raggiungere la mia meta, che si trova a un centinaio di chilometri dall’aeroporto.

I treni non vanno, la linea in alcuni tratti è impraticabile. Riesco a prendere quasi al volo un pullman. Vuoto, siamo appena in tre, il sottoscritto, l’autista e una persona che sembra essere sua amica. Cominciano a discutere tra loro, non c’è nulla che vada bene, una sorta di processo a tutto ciò che si muove, un pettegolezzo cosmico che non risparmia alcunché, dalla politica alla scienza, rea di attribuire alla CO2 il cambiamento climatico.    

Conosco bene questo modo di ragionare, tra l’aggressivo e il presuntuoso, impossibile da scalfire, che non cede il passo al dubbio neppure di fronte alle contraddizioni più evidenti, perché queste persone si comportano come i membri di quelle sette dove la rinuncia alla ragione e il disprezzo per le evidenze fanno a gara a chi arriva prima.

Io registro e taccio, continuo a lavorare su un articolo che devo consegnare prima di addormentarmi. Mi porto avanti. Giunti a destinazione saluto l’autista e gli dico che forse dovrebbe approfondire meglio il ruolo dell’aumento della CO2, il cui effetto collaterale più cospicuo è quello di imprigionare il calore prodotto nel Pianeta, facendone aumentare la temperatura e innescando gli eventi estremi, come quello appena trascorso.

Con la sicurezza di un’autorità mondiale del clima, mi fa sapere che la CO2 non c’entra nulla e mi invita a pormi, invece, qualche domanda sulle “scie chimiche”. Me l’aspettavo.

La stessa mattina, prima di muovermi per l’aeroporto, ero andato a fare la spesa al supermercato, alla cassa mi precedeva una signora sui sessant’anni, nervosa, piena di tic, raccontava alla cassiera, che conosceva, della sua avversione ai vaccini mentre l’altra, imbarazzata, taceva. 

La signora, come il conducente del pullman, sembrava arrabbiata col mondo intero, quasi avesse con esso un conto aperto, ma le ragioni non sono da ricercare negli eventi esterni, semmai nella vita di questi soggetti, nelle loro intime insoddisfazioni che le conducono a desiderare che tutto vada a gambe levate, stretto nella morsa del sentito dire.

Un secolo fa la speranza di vita in Europa era circa la metà di quella attuale, se le cose sono cambiate in meglio lo dobbiamo ai progressi indotti dalla scienza, non certo alle piccole isterie di individui che rifiutano di annidarsi nel mondo ma preferiscono ancora le superstizioni, il pensiero magico, l’anarchia del sentito dire, l’avventatezza delle parole in libertà. 

Dipendesse da loro ci estingueremmo nel giro di due generazioni.

La scienza non è una religione, neppure è perfetta, ma perlomeno è costretta a dare conto,  a giustificare ciò che dice, per questo, tra le altre cose, rappresenta un buon modello per chi educa, invitandolo a fondare la propria autorevolezza sull’osservazione, sulla ragione e non sul tirare a indovinare.

Regalare ai nostri figli, ai nostri studenti questo metodo significa metterli al riparo da piccoli e grandi imbonitori quotidiani, aiutandoli ad amare sé stessi e il mondo che li ospita. 

10 pensieri riguardo “Salviamo i nostri figli dalla superstizione e dall’ignoranza

  1. Buongiorno Domenico,
    Come lei ha avuto modo di registrare in poche ore, sono molte le persone che credono in questo genere di superstizioni.
    Sono scelte superficiali e molto comode: negare il cambiamento climatico e dare la colpa di eventi estremi alle scie chimiche solleva il cittadino da ogni responsabilità e dallo sforzo di dover cambiare le proprie abitudini nel quotidiano, per esempio. La colpa di ciò che ci succede è sempre altrui.
    La scienza è il luogo del dubbio, e chi la pratica è sempre pronto a mettere tutto in discussione; inoltre richiede studio, approfondimenti, ragionamenti.
    Tutti sacrifici di cui la superstizione non necessita.
    Il problema è che anche nelle scuole, fin dalla primaria, ci sono insegnanti che credono a queste teorie.
    Allora sembra sempre più difficile ridurre questa corrente…ma non bisogna mai smettere di provarci.
    Grazie come sempre

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    1. Purtroppo, gentile Michela, come lei segnala esistono seminatori di arrettratezza anche all’interno della scuola primaria. Se facciamo mente locale, la sua affermazione mette i brividi, un bambino, proprio nella fase di formazione dello stile di vita, riceve informazioni infondate, anzi decisamente false, che lo riportano a epoche trascorse, impastandolo di pregiudizi, modificando il suo giudizio sul mondo.
      Una bella responsabilità, anche per i genitori e per i dirigenti scolastici. Accolgo con piacere il finale della sua riflessione. “non bisogna mai smettere di provarci”. La ringrazio

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    2. Anch io penso che siamo tutti arrabbiati con il mondo a causa delle nostre insoddisfazioni personali… e delle problematiche mondiali( che pur ci sono)e scarichiamo il nostro pessimismo tutto sugli altri!!!!!!
      Un po’ più di silenziosa riflessione su noi stessi e su tutto ciò che accade nel mondo….ci potrebbe riconnettere con il mondo, magari adoperarci x aiutarlo nel nostro piccolo….almeno provarci!!!!!

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      1. Grazie Anna Maria, siamo diventati i giudici severi del mondo e facciamo finta di dimenticare che siamo stati noi, coi nostri pensieri, coi nostri comportamenti, anche quelli civici, a averlo posto nello stato attuale. Gli altri in genere li ignoriamo, se non quando abbiamo bisogno di un appendiabiti su cui appoggiare le nostre responsabilità. Un caro saluto

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  2. Buonasera, ieri sera ho partecipato all’incontro tenutosi nella parrocchia di Brolo. Volevo ringraziarla per ogni parola, riflessione, per la serenità e la calma che trasmette quando si relaziona. Mi sono emozionata più volte, perché mi è arrivata tanta umanità nei suoi spaccati di vita, e mi creda c’è differenza tra chi si limita a riportare solo dati e chi racconta.
    Grazie grazie di cuore per questo.
    Ero lì non solo per accettare un invito, ma in quanto donna, moglie e mamma di Niccolò di quasi sei anni.
    Proprio da madre avrei voluto chiederle come si fa a non “perdersi” in un mondo che ci vuole tutti uguali, dove ed è solo un esempio tra milioni, se non festeggi ogni compleanno del proprio figlio, come fosse un matrimonio, si è considerati “diversi” fuori da un coro prestabilito.
    Io credo fermamente nel dialogo, nella relazione profonda basata sul sentire, sull’ascolto, sul guardarsi negli occhi e sul seminare un certo tipo di ricordi che diventano poi punti di forza nel proprio cammino.
    E in ultimo, noi siamo tra quelli che ancora il lettone lo condividiamo in tre ed è uno dei momenti più belli della nostra quotidianità.
    Giusy

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    1. Gentile Giusy, le confesso che le sue parole mi tolgono una bella quota di stanchezza, rientrerò a Milano solo domani, dopo esserne partito da mercoledì pomeriggio. Se un sacrificio produce qualche frutto la fatica si sente meno.
      Può darsi che il mondo ci voglia uguali, come dice lei ma, la prego di credermi, “spremere” tutta l’originalità che possiamo da noi stessi è un’impresa che merita di essere affrontata ogni giorno, soprattutto quando si educa. Un caro saluto

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  3. Caro Domenico,
    immagino perfettamente la scena del pullman, mi sembra di vederla proprio come un cortometraggio in cui i protagonisti mettono in scena il pessimismo insieme al fatalismo lasciando volutamente nelle retrovie la ragione e soprattutto l’autocritica. Del resto, meno ci si interroga, più facile non vedere responsabilità o essere chiamati a mettersi in gioco oltre le proprie zone di confort più o meno adeguate. Il tema del cambiamento affinché tutto resti uguale non è una novità in Sicilia, lo so anche per esperienza. Per un autentico cambiamento e una visione progressista serve un coinvolgimento diretto e l’assunzione di consapevolezza e corresponsabilità. Discorso comunque generale, che va oltre i confini isolani. Trovo molto bella la voce di Giusy che si alza da Brolo… Per fortuna, c’è chi ci prova ad andare “oltre” anche dove non è così semplice farlo. Andare oltre il consueto, oltre tutto ciò che è abitudinario, oltre il conformismo che livella e mortifica. Più facile senza dubbio lamentarsi e arroccarsi nelle proprie idee distorte da insoddisfazioni più o meno consce. La scienza ricerca per sua natura. Chi pensa di sapere già tutto non solo sbaglia, ma rappresenta un pericolo per sé e per gli altri. Grazie Domenico, senza dubbio le sue trasferte le arrecheranno fatica, ma il valore di quanto semina è immenso. Per l’educazione autentica che osserva e si interroga , per la genitorialita’, per la presa di coscienza del valore degli sguardi e per la riflessione critica che stimola in chi l’ascolta. Con stima
    Antonella Alia

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    1. Cara Antonella, domani troverà un post che incrementerà il suo ottimismo. Il Paese sta in piedi grazie a ciò che non si vede, per fortuna, perché quello che si vede lascia poche speranze. Anche anche a lei per il suo convinto impegno pedagogico. Grazie davvero

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  4. caro Domenico, recuperando posta arretrata mi sono imbattuto in questo valido scambio epistolare proprio oggi, quando sono stati “rottamati” gli arretrati di chi non ha pagato la multa per mancata vaccinazione Covid. La giustificazione dichiarata da “alti” esponenti del governo è che la vaccinazione poggiava su “credenze fideistiche”, e non su prove scientifiche. Il tutto nell’assordante silenzio di un ministro della salute che – incapace di puntellare il servizio sanitario nazionale in corso di disfacimento – rimane afasico anche di fronte a simili pronunciazioni.
    Per fortuna ci sono persone come te e come chi è intervenuto in questa rubrica, ciao, Auguri a tutti per le prossime festività, Mauro.
    PS: martedì 17 dicembre mattina assolverò il mio dovere istituzionale di effettuare la vaccinazione Covid, benché pensionato, ma comunque operativo come volontario presso una fondazione di ricerca sull’invecchiamento cerebrale, con qualche contatto col pubblico, specie locale.

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    1. Caro Mauro, come sai non faccio mistero della mia visione civile solidaristica, che in questo momento non sento rappresentata, neppure lontanamente, ma siamo in democrazia e si accetta tutto ciò che decide chi si reca (o non si reca) alle urne, non perché abbia ragione ma perché sono queste le regole che ci siamo dati. Si lotta e si cerca di fare prevalere le proprie idee “con le buone” non certo coi manganelli, sebbene molte persone non sembrano in grado di capire la differenza tra i due metodi. Oggi si dimenticano i morti e il senso di angoscia dell’anno 2020, il peggiore delle nostre vite, i milioni di morti nel mondo, il senso di angoscia che ci pervadeva, le incognite sul futuro. Poi, ancora una volta, la scienza si presa sulle spalle il destino del mondo è oggi siamo qui.
      Il provvedimento di oggi del governo è un atto di cinismo elettorale di gravità estrema, persino più grave del terremoto che nel 1908 distrusse la città in cui sono nato. Il prezzo arriverà, stanne certo, ma il dramma è che a pagare seremo tutti, a precindere dal grado di responsabilità che abbiamo testimoniato. Su queste cose non sono ammessi sconti, in quegli anni la mia stima per tante persone che conoscevo è stata irreversibilmente cancellata. Nessuna seconda possibilità, ognuno viva nel suo tempo. Il mio è questo, se altri sono rimasti attardati non li biasimo, è già una condanna questa. Il resto, la leggerezza con cui alcuni influencer prestati alla politica fanno il loro mestiere mi interessa di più, abbiamo le armi della democrazia per dire la nostra e non mancheremo di farlo. Anche questa è pedagogia. Un caro saluto

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