Alcuni movimenti ecclesiali mi suscitano da sempre perplessità. Rimprovero alla Chiesa di non porsi il problema con la dovuta energia, considerato che non di rado si tratta di contenitori malsani, di sottoculture impregnate di tristezza, oscurantismo, sintomi di patologie religiose. Li osservo e studio con cura da anni, ricavandone valutazioni preoccupate, tanto da mutare la mia posizione personale verso la Chiesa cattolica.
Trovo temerario, oltre che ingenuo, affermare che tutti i movimenti ecclesiali rappresentino “una ricchezza” per la Chiesa, la quale, invece, viene decisamente impoverita quando la si confonde, per contagio, con l’integralismo, la chiusura, la fascinazione nei confronti di culture politiche involute e poco rispettose dei diritti.
Ma sabato 16 novembre 2024, a Caltanissetta, mi sono sentito come quando si attraversa la galleria che fa da valico al passo della Cisa, da una parte grigio e nebbia, dall’altra paesaggi coloratissimi che preludono alla visione del mare. Avevo di fronte seicento persone di tutte le età, vestite come se fossero a una scampagnata (ero l’unico o quasi con i pantaloni lunghi), i capi scout dell’Agesci siciliana, che mi aveva invitato a tenere una relazione. “Leggere e comprendere i nostri ragazzi in quest’epoca di continui cambiamenti”.
Una di quelle circostanze in cui ti poni la domanda “che ci sto a fare qui”, perché percepisci che i contorni di quel tema al pubblico sono più chiari che a te e tu rischi di fare la figura di chi vuole insegnare ai pasticceri milanesi come si prepara il panettone. In genere parlo di sentimento sociale e di cooperazione, avvalendomi degli strumenti di una psicologia che lega la salute mentale alla capacità di intrecciare relazioni sane. Tutto questo a loro non era estraneo. Lo sapevano già.
Ma quello che non prevedevo è stato il clima di profonda laicità che si respirava, un tratto che associo da sempre alle buone religioni, come avevo raccontato ai bambini e ai loro educatori nel volume illustrato “Il coraggio di pensare a Dio”.
Le religioni sane creano laicità, che significa apertura, fiducia nell’incontro, la persona prima dell’istituzione. Il contrario del clericalismo, altra patologia delle religioni, perché le sigilla come sarcofagi.
Una laicità che avvertivo anche nelle parole dell’assistente regionale, un sacerdote di Cefalù. Sono rimasto colpito dalla leggerezza e dall’allegria, genuine, travolgenti, pari alla serietà e all’attenzione dedicate alla parte dell’incontro incentrata sul “lavoro”, quello dell’ascolto e dell’elaborazione.
Chiacchierando, in momenti diversi della giornata con alcuni dei presenti, mi è stato chiaro il ruolo che riveste nelle vite degli scout l’impegno civile, il volontariato, l’approccio alle grandi questioni di oggi e agli esseri umani che ne sono toccati, a cominciare dall’emigrazione e dalle guerre per proseguire con l’aggressione ai diritti dell’uomo, come quelli delle persone appartenenti alla sigla Lgbtq+.
Per contrasto mi sono venute in mente alcune realtà, ecclesiali pure esse, ma agli antipodi. Penso a un movimento religioso appeso da sempre tra politica e affari, un gigantesco ufficio di collocamento per i suoi seguaci, premiati con posti di lavoro spesso importanti, sottratti ad altri cittadini non contigui. Allo stesso modo pensavo a un’altra realtà ecclesiale, inquietante, fondata e guidata da un soggetto discretamente psichiatrico, attratto da sponde politiche che con un eufemismo piuttosto sforzato possiamo definire conservatrici.
Spesso queste formazioni pescano nella parte più fragile o irrisolta della comunità, offrendo illusorie tutele, com’era accaduto a una donna, nata da famiglia molto problematica e risucchiata dal movimento affaristico-politico di cui sopra. Alla fine della terapia insieme al marito mi portò interi pacchi di libri che negli anni della militanza era stata “invitata” a leggere dai vertici del movimento. “Glieli regalo, dia un’occhiata, capirà ancora meglio perché sono venuta qui a curarmi”.
Gli Scout non mostrano niente di speciale, non credo nemmeno sia questo il loro massimo desiderio, semplicemente rappresentano un inno alla normalità, alla quotidianità, all’attenzione verso l’uomo e la Natura. Non vogliono evangelizzare il mondo, se non come effetto collaterale della loro testimonianza, si limitano a fare ciò che una religione sana dovrebbe suggerire ai propri seguaci, ricordando ogni giorno che siamo tutti fratelli e che questo dovrebbe impedirci di servire al prossimo delle polpette avvelenate. Ovvio, non mancano le eccezioni, ma l’impressione è che si tratti proprio di eccezioni.
Dopo oltre quarant’anni di attività, il mio istinto, educato dalla consuetudine, avverte con maggiore precisione la presenza di ingredienti malsani in una comunità. Sabato, invece, mi sono trovato di fronte un “modello” civile ed esistenziale fondato sulla normalità, che spero si espanda nella società e nella religione. Sarebbe una bellissima risposta alle gravi deformazioni che quegli ambiti stanno patendo, arrecando danno a innumerevoli esseri umani.
Che boccata di ossigeno!
Questa testimonianza innesca speranza e mi stimola a fare meglio.
Grazie Domenico (vestire i pantaloni lunghi in mezzo ad un piccolo popolo in braghette non è cosa scontata ;), grazie scout!
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Si Bruno, una bella boccata d’ossigeno, il nostro paese vive perché questa “materia oscura”, fatta di una miriade di persone di buona volontà, non smette di tenere insieme l’universo. Coltiviamola. Un abbraccio
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Riconosco nei sui articoli un atteggiamento che mi è familiare. Osservare e spigolare il bene.
Ho vissuto in una bellissima valle verde dove i rifiuti venivano buttati in un luogo poco visibile. Noi bambini setacciavamo i rifiuti per la pura gioia di trovare qualcosa di diverso. Non mancava il necessario, ma eravamo attratti da cose nuove, diverse e colorate. Un pastello, un giochino, qualsiasi cosa fosse fuori dal nostro comune vivere quotidiano. Vivo questi momenti come allora. Non manca il necessario, non mancano i principi, manca la leggerezza da lei ben descritta in questo gruppo di scout. Si spigola nella vita quotidiana per cercare atteggiamenti autentici e leggeri. Si trovano un po’ qua, un po’ là, un po’ a sinistra un po’ in chiesa. E’ una nuova consapevolezza: si semina e si spigola. Ho sempre pensato che non fosse decoroso raccontare la mia ricerca nei rifiuti in quella bella valle verde, ma devo ammettere che è stata una buona strada. Sicuro qualcosa di buono, oltre alla valle verde, ho trovato e trovo ancora.
Grazie
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Osservare, dare seconde possibilità a quanto ci circonda, ma anche concedersi il gusto di “spigolare” tra le cose nascoste, ingrandisce il nostro mondo e lo popola di attori, piccoli e grandi, inattesi. Grazie
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