Lo scorso novembre avevo commentato la nefasta svolta in atto nel Pianeta in un articolo che, purtroppo, nei mesi successivi è diventato ancora più attuale, non certo per merito del sottoscritto ma della della stessa realtà, che corre veloce con le gambe di uomini “malavitosi e letali”, come li avevo definiti nel titolo.
Trascrivo quella pagina, che spero ci costringa a uscire dalle nostre certezze, che ci fanno complici con chi sta minando il futuro nostri, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Con l’occasione vi invito a leggere tra i commenti, quello di stamattina, di Simona, che certo sarà più persuasivo delle mie parole.
“Istintivamente tendiamo a confinare la psicologia in quello spazio dove il terapeuta e il suo cliente si incontrano. In realtà essa avrebbe un compito più esteso, svincolato dal solo trattamento delle patologie, ossia studiare la normalità, leggerne le varie manifestazioni, anche devianti, offrire alle persone chiavi interpretative che le mettano in condizioni di maggiore consapevolezza.
Nei primi mesi del 2022 sono stato ospite di un approfondimento radiofonico, il tema era Vladimir Putin, che aveva appena scatenato la guerra contro l’Ucraina.
Si voleva affermare che il presidente fosse affetto da problemi mentali. La settimana prima avevo risposto a un’intervista spiegando che il presidente russo non è per niente pazzo, mentre si può accostare al profilo di un criminale, certo non il solo tra i leader mondiali. Un malvivente che una volta entrato nella stanza dei bottoni si è intestato per sempre milioni di vite, asservendole alla propria spaventosa aspirazione di potenza.
Da piccolo, Vladimir è stato gracilino, iperprotetto da una madre che pare avesse perso due figli nati prima del futuro presidente russo. Nelle sue memorie racconta che da ragazzino era uno che “picchiava”, ma io credo, al contrario, che abbia subito il bullismo dei suoi coetanei, proprio perché esile. Lo si evince da mille piccoli indizi e comportamenti che paiono compensatori di passati, ripetuti, smacchi, Non posso riportare qui tutto il ragionamento articolato in quell’intervista, alla quale rimando per chi volesse approfondire (https://tg24.sky.it/mondo/2022/03/07/putin-profilo-psicologico), ma il senso rimane quello della premessa, la psicologia deve aprire orizzonti, fornire spiegazione e soprattutto deve studiare le persone e le circostanze, altrimenti rischia di tirare a indovinare e diventa contributore di quella confusione che sempre più spesso avvelena il confronto mediatico. Proprio perché non è una scienza esatta, nel preparare le sue ipotesi, la psicologia deve aumentare l’acume e la prudenza.
Vladimir Putin può essere tranquillamente paragonato a un boss mafioso, il punto è che il suo potere distruttivo è enorme, apocalittico. Di sicuro non è un matto.
Ma gli attori che si profilano non sono da meno e tutti dovremmo sentire il dovere di impegnarci direttamente, perché lo stato delle cose nel Pianeta è diventato molto pericoloso, non siamo mai stati così vicini al tracollo. Non possiamo più delegare a nessuno il futuro dei nostri figli, se abbiamo bisogno di altre prove invito a leggere la sconvolgente intervista rilasciata lunedì 11 novembre ad una giornalista del Corriere della Sera da Steve Bannon, uno dei principali sostenitori e “istigatori” di Donald Trump (altra figura apocalittica). I toni e i contenuti delle dichiarazioni di Bannon sono di chiaro stampo malavitoso, persino nazista, mettono i brividi, così come li mettono le intemperanze, vicine al delirio, di Elon Mask, per conoscere il quale basta leggere le affermazioni della figlia transessuale.
Se proprio dovessi attribuire tratti di disturbo mentale, mi orienterei, più che su Putin, sull’inquietante triade americana appena citata.
Penso, con dispiacere e preoccupazione, al gretto egoismo degli ispanici americani che, nell’ansia di chiudere le porte ad altri migranti, si sono gettati tra le braccia di questi mostri, coinvolgendo il mondo intero.
Avranno modo di porsi qualche domanda, quando la follia che si sono regalati comincerà a mordere la loro vita e quella dei loro figli”
L’originale dell’articolo lo trovate nel link che segue
https://www.messinatoday.it/blog/riguardare-con-cura/politica-mondiale-leader.html
Numaka Suzuko è sopravvissuta ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945, sul finire della seconda guerra mondiale, riportando tragiche e dolorose conseguente fisiche e mentali.
Se n’è andata nel 2011.
Numaka non ha mai smesso di sperare che “questo orrore avrebbe portato una pace fondata sulla paura”.
Ha sempre ripetuto che il sacrificio suo e delle 220.000 vittime, un giorno sarebbe servito da monito, ” eliminando il conflitto diretto”.
Il mondo ha continuato a fare guerre e continua ancora oggi, mettendo il destino di popoli interi nelle mani di persone totalmente irresponsabili, inflessibili nel perseguire i loro propositi di distruzione e morte, ostinandosi a non voler imparare nessuna lezione dal passato.
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Cara Simona, vi sono apprendimenti che non attraversano le generazioni, purtroppo dobbiamo dobbiamo prenderne atto non smettere di ricordare. Certo, la memoria, a sua volta, da sola non basta, ma tenere in vita quote di passato è un servizio prezioso perché rende possibile, anche a una sola persona, trarre lezioni piccole e grandi e trasferirle ad almeno un’altra persona.
Anche oggi è successo qualcosa di orrendo, che non dovremmo dimenticare, la strage fascista della stazione di Bologna. Sono passati esattamente 45 anni da allora e le simpatie verso alcune fazioni politiche antiumane, le stesse che determninarono quell’eccedio, sono cresciute in tutto il mondo, questo non deve farci rassegnare, come non si sono rassegnati i familiari delle vittime. Le malattie continueranno a esistere, ma noi dobbiamo prevenirle e predisporre delle cure efficaci, non importa se le debelleremo subito, ciò che conta è fare la nostra parte, senza mia cedere alla tentazione di dichiararci sconfitti. Un caro saluto e grazie
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caro Domenico, in effetti – come ricorda il “Manuale didattico della psichiatria” di Antonio Balestrieri [testo su cui preparai l’esame che scelsi come ultimo, prima della laurea in Medicina (1981 …)] – se per i politici che stanno conducendo il mondo alla rovina assegnassimo la categoria della sociopatia / personalità psicopatica, allora verrebbe meno la responsabilità, e quindi la imputabilità, a dispetto delle sentenze delle corti dell’Aja
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C’è da dire che immunità sono già sommersi, non aggiungiamone un’altra!
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