Gli eventi incalzano e noi proseguiamo la riflessione iniziata appena ieri.
Definisco l’educazione come “la trasmissione testimoniale di una visione della vita” dove con testimoniale si intende rimarcare che sono i comportamenti degli adulti, non le parole, a modellare la personalità di bambini e ragazzi.
Non è un concetto nuovo. Lo sapevano anche i nostri vecchi che l’esempio vale più delle parole, ma diventa sempre più chiaro che non è solo di un modo di dire.
Sono in attesa presso l’edicola del mio quartiere, davanti a me un bambino di otto/nove anni e sua madre. Lui ritira un albo, la madre chiede un gratta e vinci, poi si accorge della mia presenza e ci scherza sopra. Sembra una ragazzina colta con le mani nella marmellata. Non deve essere un caso, il bambino, infatti, come se ci fosse un discorso aperto tra di loro, la apostrofa, quasi la sgrida, “quelli sono gratta e perdi, smettila”.
Il figlio pare avere le idee chiare, mentre la madre continua a buttarla sul ridere, nello stesso tempo, però, sembra rendersi conto di avere schiacciato un tasto sbagliato, forse percepisce di stare educando e cerca di attenuare l’impatto di un gesto sbagliato, che in qualche modo influenzerà lo stile di vita del suo bambino, senza che le parole possano frenarne gli effetti. L’unico antidoto potrebbero essere nuovi comportamenti, capaci di smentire quello appena esibito, a patto che non arrivino fuori tempo massimo.
Quella madre ricorda i politici, che sempre più spesso diseducano generando effetti moltiplicati perché l’ombrello della loro influenza è enorme, lo ricordava anche un grande pontefice come Paolo VI, quando affermava che la politica è l’ambito più alto della carità. Immagino si riferisse proprio all’immenso bene che può generare e ai disastrosi effetti che può produrre quando finisce in mani sbagliate. Anche qui ci soccorre la realtà, anzi la cronaca di questi giorni.
Quattro bambini provenienti da un campo nomadi rubano l’auto di un gruppetto di giovani turisti e si avventano nella vita di chi capita.
Una persona normale coglie subito la portata multipla di quello che è un dramma umano, sociale, pedagogico. Ci si chiede perché un bambino dovrebbe cooperare con un gruppo che lo respinge, che lo tiene ai margini. Ai suoi occhi è più gratificante il contrario. Ma se la politica, invece di immaginare risposte vere, professionali, esistenziali, comincia a incrementare l’odio, percorrendo solo la strada sdrucciolevole della punizione, quello stesso bambino inizierà a fabbricare risposte sbagliate, che colpiranno alla cieca.
Stavolta è toccato alla povera Cecilia De Astis, domani si vedrà.
Addolora il destino di quella donna innocente, addolora e inquieta il futuro di quei bambini, che non appartengono a nessuno, non sono neppure registrati all’anagrafe del comune di Milano. Semplicemente non esistono, stavolta sono affiorati alla coscienza collettiva a seguito di un disastro.
Intervenire su questi sintomi inquietanti richiede talento non cannoni, perché quando si evocano quelli non è solo cattiveria ma assenza colpevole di idee, cadute inammissibili per amministratori pubblici pagati lautamente, che non possono limitarsi a dare un nome alle cose, posto che non sono in grado di fare neppure quello.
Anche la politica, come l’educazione, è testimoniale. Purtroppo, viene da dire, perché i danni provocati da un genitore non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli generati da coloro che guidano la collettività senza patente, esattamente come quei bambini e con gli stessi risultati.
Di seguito il link dell’articolo completo.
https://tg24.sky.it/cronaca/2025/08/14/morte-cecilia-de-astis-educazione-rom
A differenza della mamma incontrata da te in edicola, i politici non sembrano mai avere dubbi sull’ appropriatezza delle loro parole o gesti.
Semplificare genera consensi, come ricordavi qualche articolo fa per il discorso della Meloni a Marbella.
E cosa c’è di più facile che cercare consensi sull’onda emotiva di una tragedia?
Selfie ai funerali, sparare a zero sugli svantaggiati, discorsi che hanno la stessa accuratezza delle chiacchiere da bar…
Come dici tu una guida senza patente.
Grazie per il tuo sguardo critico
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Cara Michela, questo è un problema che dobbiamo affrontare e risolvere noi genitori, ribellandoci all’idea che chiunque possa fare politica, soprattutto quelle persone senza arte né parte, incapaci di combinare qualcosa nella vita, che trovano nella politica stessa un modo rapido per trovare visibilità e gratificazione, anche economica. Mentre tuo figlio si impegna a rispettare i suoi impegni scolastici, loro colonizzano i partiti e poi si autocandidano battendo la concorrenza proprio di ragazzi come tuo figlio quando lui e altri, dopo essersi preparati e costruito competenze che vorrebbero mettere a disposizione della comunità, troveranno la strada sbarrata perché i padroni dei partiti si sono gia spartiti la torta, inseminando della loro medicrità la vita di tutti. In questi giorni in Regione Lombardia si discute molto del tema dei vitalizi, che erano usciti dalla porta una decina di anni fa e sono rientrati dalla finestra alla chetichella, gente di destra e, purtroppo, anche di sinistra, che emette segnali pessimi per i giovani e per i cittadini. Alcuni di loro, pensando che siamo una manica di minorati, pretende pure di fare l’offeso, dopo essersi portato a casa in un mandato quinquennale circa settecentomila euro e in uno decennale un milione e mezzo, senza contare i benefici collaterali. Questo un semplice consigliere. Una persona comune, con una retribuzione lorda di trenta mila euro all’anno, impiegherebbe mezzo secolo per arrivare a un milione e mezzo. Alziamo la testa, Michela, questo paese ci appartiene, assai più di quanto appartenga a chi si fa stipendiare lautamente senza dare nulla in cambio o, come nel caso di certi ministri, semina odio e risentimento. Un caro saluto
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Grazie Domenico! Condivido in pieno le tue parole…
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Caro Giovanni, le poche parole che scrivi pesano quando un volume perché la tua vita si è consumata accanto alle nuove generazioni.
Oggi, durante il funerale, la sorella parlava della morte di Cecilia come di “un fallimento della società”. Una radiografia.
Un caro saluto
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caro Domenico, l’occasione per il sequel al pezzo di ieri è arrivata anche troppo presto.
Permettimi un suggerimento: cambierei quel “comincia” [in “comincia a incrementare l’odio”] con “continua”, magari proprio da parte di quei politici che girano trasportando crocifissi e presepi come fossero ninnoli o suppellettili, alla faccia di Paolo VI …
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Sto scrivendo un pezzo per un quotidiano, ti anticipo il titolo, così facciamo prima!
“Perché un ministro può diventare emergenza nazionale e perché non può essere tollerato oltre”
Un caro saluto e grazie
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Caro Domenico,
già, stavolta è toccato alla signora Cecilia… proiettata quel giorno chissà in quali progetti, spazzati via dall’auto di quei bambini vittime di un contesto incapace di educare. Come troppo spesso capita, la fatalità ha deciso per la signora Cecilia, per i bimbi ha deciso il loro contesto di vita e chi avrebbe potuto cambiarlo. E non l’ha fatto quando doveva. Prima cioè, prima… Sempre più mi sembra che i problemi vengano fuori solo dopo l’inevitabile e che “dall’alto” sia facile fare proclami. Facile, riduttivo, sbrigativo. Riposi in pace signora
Cecilia.
Con stima
Antonella
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L’articolo originale, pubblicato su Skytg24, di cui il post che lei ha letto rappresenta un estratto, è stato pubblicato dalla redazione su due piattaforme, Instagram e X, ebbene non può immaginare i commenti contro i Rom, pesanti, cattivi, incivili. Questo è il clima creato e rinfocolato da politici criminali e trogloditi. Non saprei se abbiamo toccato il fondo mettendo questo persone nelle istituzioni, ma forse non ci siamo ancora. La famiglia di Cecilia è stata molto più civile del ministro e degli animali feroci che lo supportano.
Un caro saluto
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