Perché la raccomandazione è un moltiplicatore di odio. Forse il principale

Negli ultimi post ci siamo dedicati a questioni che possono avere a che fare con l’incremento dei risentimenti sociali e della conseguente violenza. Proseguiamo su questa strada, perché è ricca di rimandi all’ambito pedagogico.

Un padre mi dice di avere finalmente compreso le ragioni della mia severità sul tema della raccomandazione, aggiungendo che la presa di coscienza è avvenuta pienamente solo quando uno dei suoi figli si è visto superare dal nipote di un professionista.

“Mi spiace di avere considerato troppo severa in passato la sua posizione. Come dice lei, bisogna essere toccati direttamente per capire. Mio figlio è rimasto sconvolto, amareggiato, deluso, vuole lasciare l’Italia. Noi genitori, dopo una vita di sacrifici, ora sentiamo il peso del suo dolore e del nostro. Lei racconta di non frequentare più le persone invischiate in fatti del genere, vorremmo avere la sua risolutezza, anche a costo di restare da soli”.

A proposito di lasciare l’Italia, in queste ore un giovane ex paziente -che non deve nulla a nessuno- sta assumendo un incarico universitario in Germania. Si è fatto da solo, per questo il rapporto di stima reciproca durerà in eterno. Peccato per il Paese, perché si tratta di un talento scientifico e di una persona perbene.

Tempo fa un uomo mi aveva confidato di avere provato a farsi raccomandare dal proprio vescovo per un lavoro in banca, su pressione dei genitori, oggi mi ripete spesso che si vergogna di quella vicenda, sebbene non fosse andata in porto. 

“Ora capisco che avrei sottratto un diritto a qualcuno più meritevole di me”.

Potrei raccontare mille di questi episodi, ma credo ciascuno di noi potrebbe farlo, posso testimoniare il dolore e la sofferenza che questa pratica abietta genera nelle vittime, sovente ragazzi di grandi qualità provenienti da famiglie che si sono caricate di sacrifici, persino facendo debiti per fare studiare i figli.

Personalmente non posso cancellare la raccomandazione dal comportamento degli individui, posso però dire come la penso e agire di conseguenza con le persone che la praticano. Senza clamori, con rispetto, diradando la frequentazione.  

Confesso che la mia severità diventa massima quando la raccomandazione è praticata da chi è parte di una religione, come quella cattolica, nata proprio per proclamare che siamo tutti fratelli. Il favoritismo, il familismo, rappresentano un drammatico rovesciamento di questo principio, negando la radice stessa, ad esempio, del cristianesimo, e favorendo risentimenti e violenze in diversi ambiti della convivenza, perché la violenza possiede delle radici. Anche lontane, talvolta molto lontane. Forse per questo è facile fare finta di nulla, ignorando nessi che invece sono molto chiari, almeno a chi vuole vedere.

2 pensieri riguardo “Perché la raccomandazione è un moltiplicatore di odio. Forse il principale

  1. Ciao Domenico, leggo sempre molto volentieri i tuoi articoli e libri, ti ringrazio per il lavoro/servizio gratuito che svolgi attraverso il blog e non solo che aiuta le persone a compiere scelte piu consapevoli e per la visione del mondo che porti la quale condivido su tanti aspetti. Un caro saluto
    Paolo

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    1. Grazie Paolo, come vedi non siamo in grado di spostare neppure una foglia, ma almeno proviamo a ragionare insieme. Tu continua a fare la tua parte e a incoraggiarmi con la presenza. Un caro saluto

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