Cosa c’entrano le cacche dei cani col disagio dei nostri figli

Il disagio nei ragazzi è un pulviscolo i cui granelli sono profondamente diversi l’uno dall’altro. Le categorie generali sbattono contro un muro.

Comune, forse, è la sensazione di essere inadeguati e fuori posto.

In realtà si tratta di un sentimento molto diffuso a ogni latitudine anagrafica, ma il disagio che investe i giovani sembra pesare di più giacché gli adulti e la società si sentono responsabili, oltre che preoccupati, e questo fa si che le loro rabbie e le loro ansie si sommino a quelle dei figli, ingigantendo il quadro. Forse c’entra anche la psicologia in questo lavorio di “attribuzioni” quando, come nei libri gialli, cerca solo i rapporti di causa ed effetto, ritenendoli sempre necessari allo sviluppo della narrazione.

A volte dimentica che anche il caso può avere la sua parte.  

Quando un ragazzo dispera di potersi ritagliare un posto dignitoso nel suo spaccato di vita sociale, smette di cooperare. Non capisce più perché dovrebbe farlo. Nei casi più gravi tenderà a trasformarsi in una tossina per sé stesso, perché la sofferenza sistematica appesantisce la vita e ammala. Ma tossina lo diventa anche per gli altri. Non c’è ragione, infatti, di cooperare al conseguimento del bene comune se si sente fuori dal perimetro dei possibili beneficiari. Sabotare o abbassare gli altri lo illuderà di essere meno distante da coloro che lo precedono nelle graduatorie. Chissà quanto talento è seppellito sotto montagne di auto-pregiudizi.

Quando le cose vanno male a tutti e le difficoltà si universalizzano, un ragazzo “inadeguato e fuori posto” si sente meno “sbagliato”. I distruttori sono spesso persone travolte dal disagio e vorrebbero trascinare tutti nel loro baratro.

Una società dove la marginalità tende a crescere non conviene a nessuno e la semplice repressione dei comportamenti sbagliati non porta alcun frutto. C’è bisogno anche, o forse soprattutto, di competenza e di compassione istituzionale, gli esiti delle risposte repressive si possono leggere sui libri di storia.  

Questo atteggiamento -che non considera le ragioni del disagio e non progetta interventi di affiancamento serio e competente- allargherà il fossato e i ragazzi portatori del disagio moltiplicheranno i loro comportamenti antisociali.

In un passaggio poetico e toccante, il protagonista del verdiano “Un ballo in maschera”, governatore illuminato, riflette che “Bello il poter non è, che de’ soggetti
le lacrime non terge”.

Può sembrare irriverente dirlo, ma i ragazzi travolti dal disagio, somigliano a quei cittadini che non raccolgono mai le deiezioni dei loro animali, credo di saperlo bene perché porto fuori i miei cani da decenni. Conosco molti di questi renitenti alle cacche, non ci sono cattivi in mezzo a loro, solo persone impreparate, prive di sentimento sociale e di motivazioni solidali, a cui la vita non sempre sorride, che non trovano una ragione per pulire bene le strade perché non le sentono proprie.

Uno di loro litiga con tutti, una persona sola, esce con due grossi cani molto vivaci, sembrano la sua unica compagnia, si pone come un burbero senza speranza, ma se gli fai un sorriso lui ti saluta cordialmente, la volta dopo gli puoi chiedere come stanno i suoi amati animali, quella appresso di prendersi cura dei loro escrementi.

Bisogna provare a dare a tutti, per quanto possibile, una ragione pacifica per tenere pulito il marciapiede.

https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/02/09/disagio-figli

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