Ci sono dei libri che mi appare necessario riscrivere perché l’ambiente in cui siamo immersi -il principale contributore dello stile di vita– cambia con una velocità sconosciuta e difficilmente potrà decelerare. Questo genera condizioni e stimoli impossibili da ignorare se si svolge un lavoro educativo e si vuole intervenire consapevolmente nella vita dei bambini e dei ragazzi che ci troviamo di fronte, costruiti con materiali alieni.
In realtà è proprio la diversità delle nuove generazioni la chiave del progresso. A noi educatori il compito di impedire che esso rappresenti solo un incremento di competenze, privo di finalità.
Occorre mantenere alta la quota di umanità nelle nuove generazioni, esattamente come è stato per l’ossigeno presente in atmosfera, la cui percentuale è rimasta intatta nei millenni, esattamente al 20,95%. Se diminuisse soffocheremmo, se aumentasse il Pianeta sarebbe cancellato dagli incendi.
Umanità, però, fa rima con qualcosa di molto preciso, affettività. Per questo almeno cinque anni della mia attività editoriale in passato sono stati dedicati a due volumi che trattano della materia, l’affettività, cercando di esplorarne le radici e le finalità.
Il primo (Voler Bene) era uscito nel duemila (per Mondadori), successivamente era stato pubblicato da un nuovo editore (Guerini) con un titolo diverso (La mente e il cuore. Come nasce lo stile di vita). Nel 2024, a vent’anni dall’ultima ristampa il testo, revisionato e attualizzato, è uscito da Castelvecchi, con un titolo che assembla i due precedenti (Volere Bene. La mente il cuore).
In questo quarto di secolo la mia visione dell’affettività si è precisata sempre di più e le nuove osservazioni sono finite nei testi revisionati.
Il secondo (I legami che ci aiutano a vivere) rappresenta una riflessione ancora più decisa verso gli effetti che i legami proiettano nella storia, personale e collettiva. Qui c’è un solo editore (Feltrinelli), che dopo il rapido esaurimento della prima uscita, aveva riversato il testo nell’Universale Economica, dove vive e respira da oltre dieci anni attraverso le ristampe che si sono susseguite, anche di recente.
Volumi, Volere Bene e I legami che ci aiutano a vivere, di cui torno a parlare per necessità. Da diverso tempo e con frequenza crescente, infatti, mi imbatto in casi significativi, non di rado sconfortanti, dove il comportamento soprattutto maschile, si tratti di adulti o di ragazzi, denuncia segnali di regressione culturale cui prestare molta attenzione, perché proprio da questi semi possono svilupparsi piante maligne e distruttive, capaci di divorare partner e interi sistemi familiari.
Il movente è un individualismo maschile sempre più ostinato, in cui il benessere del singolo è teorizzato, implicitamente o esplicitamente, come unico obiettivo possibile. Un benessere egocentrico, impossibile da conseguire ma non di rado incoraggiato dalla complicità di quelle figure professionali che invece dovrebbero ricordare che un comportamento è sano solo se considera il mondo dell’altro.
Ciò non significa che la coppia e la famiglia debbano essere considerate infrangibili, perenni, ma semplicemente che esse non esistono in quanto luoghi al servizio del benessere di “uno solo”, persino nei momenti più complessi, come quelli che preludono alla fine di un legame.
Trovo coerenza e continuità fra il suo precedente articolo, nel quale introduceva il sentimento sociale per “misurare” il comportamento di chi ci governa, leggendolo attraverso gli effetti che produce nella vita dei suoi simili e questa odierna riflessione. Sia pure con un salto di scala, dal grande al piccolo, dal pubblico al privato, il messaggio è che appunto “ogni comportamento è sano solo se considera il mondo dell’altro”. Questa l’unità di misura. Grazie
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Grazie Gianni per avere messo in relazione le due riflessioni, in realtà, come da lettore attento avrà notato, c’è un filo continuo che lega tutti i post, rinforzato da una precisa visione della persona, considerata agente di un copione cooperativo, smarrito il quali il nostro futuro si accorcia, anche considerevolmente. Un atteggiamento che può esaltarsi solo grazie a quel verbo stare, che da il mome e il senso a questo blog. Un caro saluto
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