Domenico è volato via, ma quel puntino cambia tutto

Stamattina, un’ora prima che il piccolo Domenico ci lasciasse, leggevo di una bella interazione tra due studiosi di storia dell’arte. Un dialogo profondo e rispettoso.

Convenivano che la datazione di una meravigliosa crocifissione di Vincenzo Foppa, iniziatore del Rinascimento in Lombardia, fosse stata resa laboriosa della mancanza di un punto nella serie di numeri romani usata dall’autore.

La dimenticanza può determinare un’incertezza di cinque o sei anni. Sono andato a vedere l’immagine, toccando con mano lo scompiglio che può creare un solo atomo -questo è nella grammatica il punto- nelle cose del mondo.

A quell’altezza di tempo -siamo all’inizio della più grande svolta nella storia dell’arte- la manciata di anni in gioco poteva rivestire un significato fondamentale, e per tale ragione il puntino mancante acquista un significato enorme.

Un’ora dopo, mentre ero in fila alla cassa del supermercato, è arrivata la notizia della morte di Domenico, impotente di fronte alla situazione disperata in cui si era trovato, anche a causa di qualche disattenzione degli adulti che dovevano prendersi cura di lui, del suo cuore.

Mi è tornato in mente il puntino mancante di prima. Mancante, certo, ma decisivo.

Domenico ci ricorda che i bambini muoiono. Lo sapevamo, qualcuno dirà, ma non sono certo che sia così, come non sono certo che abbiamo chiare le proporzioni di ciò che accade intorno a noi quotidianamente. Ma il caro bambino del sud Italia, poco più grande di Lorenzo, il nipotino che sto tenendo in braccio, ci ricorda anche dell’altro, molto altro. A cominciare dalla mutazione genetica che investe le professioni di aiuto, che prima ancora aveva toccato la persona, il suo impianto profondo.

Potremmo domandarci quando è iniziato tutto questo, credo tanto tempo fa. All’inizio del Quattrocento, mentre Vincenzo Foppa dipingeva quella tela, era già in atto da secoli, anzi da millenni. E poi potremmo domandarci quando finirà. Mai, mi sento di rispondere, se la grammatica perde il punto, il senso delle cose non si capirà più e saremo costretti a fingere che non sia cambiato nulla, ma in realtà è solo l’annuncio della fine.

In questi giorni un amico con un cancro alla prostata e un altro neuroendocrino, sta vagando per tutta la regione in cerca di chi lo cura, nel frattempo, tra esami e visite private sono volati via almeno diecimila euro. Forse gli allungheranno la vita, non è sicuro, mentre è sicuro che i pochi risparmi si sono assottigliati parecchio.

Caro Domenico, tesoro di un nonno sconosciuto, ti sei perso il seguito del racconto, ma spero ti abbiano dato un posto di riguardo, che ti consenta di registrare l’unica certezza che ci è rimasta, ossia che gli uomini non imparano e non saranno fortunati, anzi intelligenti, quanto le formiche, rese longeve dal loro spirito solidale, che le mantiene sul Pianeta da 400 milioni di anni. Se qualche persona, anche una sola, proverà nostalgia per te e la manterrà per il resto della sua vita, la tua potrebbe diventare memorabile.

Nessuno ti farà santo, stanne certo, proprio stamattina è arrivato l’annuncio che presto lo diventerà un furbissimo arruffapopolo, giusto per confermarti che voi bambini restate l’unica vera speranza dei grandi, proprio quelli che pensano che dovreste nascere in quantità, ma solo per pagarci la pensione.

6 pensieri riguardo “Domenico è volato via, ma quel puntino cambia tutto

  1. Buongiorno dottore, stamattina anch’io purtroppo ho sentito la notizia in radio ed ho pensato anche a lei perché so quanto le stanno a cuore tutte le persone partendo dai più sfortunati come il piccolo Domenico e la sua famiglia che si trova ad affrontare un dolore immenso. Confesso che spesso di fronte allo strazio che riguarda le persone che ci circondano il fatto di sentirsi così impotenti fa arrabbiare, comunque la ringrazio per l’articolo che sostiene come il fatto di ricordare ed essere solidali per quanto a volte può sembrare non è mai inutile. Buona giornata

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    1. La ringrazio per le sue parole, credo sia necessario, sempre più necessario, tornare a dare valore alle creature che passano senza avere avuto il tempo di farsi cogliere dal mondo. Si portano via regali che non fecere in tempo a consegnare ma che non dobbiamo perdere per sempre. Un caro saluto

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  2. Caro Domenico, grazie, solo grazie… Non c’è altro da aggiungere.
    Un Domenico che scrive di un altro Domenico appena affacciato alla vita e che già la lascia. Un pensiero per la mamma, eroica prima e adesso. Voglio sperare che resti nell’opinione pubblica eroica anche dopo, quando le telecamere si rivolgeranno altrove, quando lei affronterà l’assenza perché è da adesso in poi che serve tutta la forza e il sostegno. Instancabile, eroica e dalla dignità infinita: va ricordata così nei giorni a venire. Ma intanto speriamo nel corso della giustizia. Non restituirà Domenico, ma spero sia un cerchio che si chiude per dare ad altri Domenico, Paolo, Marco che sia una speranza di azioni oculate come la vita del piccolo Domenico avrebbe meritato.
    Con stima
    Antonella

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    1. Cara Antonella, questa vicenda non è solo lutto per una vita sottratta alla vita, c’è la fotografia di una cultura che, con indifferenza, sta girando le spalle a tutto ciò che mostra delle fragilità. Anche noi in parte dobbiamo porci delle domande, perché a qeusto serve il sacrificio del piccolo Domenico, a tenere viva la certezza che siamo affogando lentamente, quasi senza percepirlo, e che possiamo ribellarci solo uscendo dalle nostre case. Proviamoci Antonella, tutti insieme, e vedrà che qualche scossa arriverà. Un caro saluto

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  3. Caro Domenico, grazie.
    A volte, guardando all’evoluzione dell’uomo ho pensato che siamo su un aereo che non funziona, ormai in caduta libera, prossimi allo schianto, ma molti credono ancora di stare planando perché l’ altezza genera illusione …ma forse è come dice lei : stiamo annegando lentamente…e quelli che credono di cavarsela, di avere metaforicamente scialuppa e salvagente sono gli stessi che permettono materialmente la perdita di vite in mare, che pensano che il guadagno sia un valore e ben più alto del preservare la vita umana, ovunque sia: perché qui non si tratta neanche più dello “straniero” che si avverte distante; come lei ha illustrato benissimo, ogni cittadino non conta molto se può essere umiliato e abbandonato nel momento di fragilità.
    Ci sono giorni in cui coltivare un sano ottimismo diventa davvero un esercizio difficile e chi ha figli o nipoti che si affacciano alla vita non può non avere paura.

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    1. Cara Michela, come dicevo prima ad Antonella, questa matassa possiamo sbrogliarla solo noi cittadini, uscendo da casa e proponendoci per la guida delle comunità. Basta iniziare da piccole aggregazioni, poi si vedrà. Un caro saluto

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