Oggi è il primo giorno di marzo. Il mese del referendum, e questo è un blog che si rivolge prevalentemente a genitori, insegnanti, educatori, il cui compito non si esaurisce tre le mura domestiche o nelle aule di una scuola.
Due o tre anni fa, una lettrice aveva raccontato in questo spazio che le due figlie adolescenti avevano chiesto al padre come votasse, lui rispose che si trattava di questioni riservate. Simili censure non servono a nulla, il nostro modo di votare si evince da come ci comportiamo.
Il mondo, quello vicino e quello lontano, è popolato di ingiustizie, dire come si vota significa prendere posizione su questo stato di cose, significa comunicare ai nostri figli qual è il senso della loro vita oggi, non in un tempo astratto ma ora, in ultima analisi significa trasmettere loro un messaggio chiaro e leale, accrescendo comunque la nostra autorevolezza. La locuzione “Il voto è segreto” significa che nessuno può obbligarci a rivelare le nostre preferenze, ma i figli non sono “nessuno”,
Nei prossimi giorni si vota e non si può agire per simpatia. Il nostro paese funziona tramite la separazione dei poteri, che si controllano reciprocamente. Il Parlamento fa le leggi (potere legislativo), il Governo le applica (potere esecutivo), e la Magistratura le interpreta e applica (potere giudiziario).
Al Presidente della Repubblica spetta il compito di garantire l’equilibrio tra questi poteri.
Il referendum tocca una questione che riguarda l’organizzazione di uno dei poteri, la Magistratura. Tutti sappiamo che, esattamente come accade ai genitori, i magistrati sbagliano, e non tutti in buonafede, ma un educatore deve comunque difendere l’indipendenza di quel potere dello Stato. Alcuni magistrati sono stati causa di gravi rovine., il caso, davvero mostruoso, del giornalista Enzo Tortora, è solo uno dei tanti.
Mi è accaduto di incontrare gruppi di detenuti, su richieste di associazioni, dei cappellani o della direzione di istituti carcerari. Ogni volta che guardo in faccia un detenuto mi domando se per caso sia stato giudicato con eccessiva severità, per superficialità o pregiudizio, premesse che raramente colpiscono ricchi e potenti. Eppure, la tutela del potere giudiziario è un dovere sacrale, non importa quale sia la qualità umana di chi lo rappresenta di volta in volta.
Lo penso con sempre maggiore convinzione, pure essendo a mia volta stato danneggiato a causa della mia attività di opinionista. Una querela per un articolo inoffensivo contro due pessimi politici. Uno di loro più tardi sarebbe finito in prigione per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre l’altro, per la stessa imputazione, sarebbe stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione.
La vicenda si concluse come doveva, non c’erano appigli e un mese prima della sentenza la querela fu ritirata, il danno però oramai era fatto. Tuttavia, il magistrato che mi rinviò a giudizio agì in modo arbitrario, forse per compiacere il potente di turno. Ebbi scambi con persone autorevoli che mi confermarono, sgomenti, l’insensatezza di quel provvedimento.
Ma neppure questa disavventura personale mi farà mai cambiare idea sul valore del potere giudiziario e su quello ancora più grande della sua indipendenza, sebbene al suo interno le mele marce e i mediocri non manchino.
L’indipendenza dei tre poteri dello Stato è una garanzia per noi e per i nostri figli, se uno dei poteri tenta di manomettere l’indipendenza degli altri due o anche di uno solo, la cosa ci riguarda da molto vicino, per questo andrò a votare e per questo dovremmo andarci tutti, ognuno coi suoi convincimenti, che devono essere frutto di una seria opera di informazione. Non è politica ma pedagogia.