Una trentina di anni fa avevo svolto, in qualità di Consulente Tecnico d’Ufficio, la mia prima perizia. Mi era bastata per decidere che sarebbe stata anche l’ultima.
Nella circostanza iniziò a diventarmi chiaro che la psicologia, soprattutto nella sua traduzione clinica, è una disciplina dove non esistono verità scientifiche ma appigli, finzioni, punti di partenza che chi vi lavora dovrebbe provare a rendere sempre più raffinati, fino a dare ad essi una trama logica. La nostra testa, del resto, procede attraverso finzioni, fin da quando siamo piccoli e abbiamo bisogno di orientarci. Avanziamo per sondaggi, come nei sogni, eseguiamo carotaggi, come i geologi che vogliono conoscere la natura del terreno.
La perizia si riferiva a un infanticida. Finito l’impegno, chiusi il lucchetto a quella parte della mia professione. Depositai gli appunti e il materiale prodotto in un faldone, da allora appoggiato su uno scaffale, sempre in vista. Per non dimenticare.
Un giorno, forse, ci scriverò il mio ultimo libro, perché in quei due anni cambiò tutto. Sono tentato di rileggere la mia relazione e quella dei periti di parte, più anziani del sottoscritto e assai più autorevoli (difesa e accusa avevano pensato in grande), eppure causa di tutti i miei dubbi sulla professione, sulle teorie che la popolano, sulla difficoltà di pervenire a un simulacro di verità, semplicemente perché non è quella che cerchiamo o perché è impossibile da raggiungere.
Di questo noi genitori dovremmo ricordarci ogni qualvolta siamo assaliti dal dubbio di essere degli incapaci o addirittura causa della rovina dei nostri figli.
Può succedere, certo, ma la fuori non tutti se la passano meglio.
Trentasei anni fa il primo segnale. Nel corso di un congresso internazionale, avevo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Raymond Corsini, che nelle note biografie risultava essere un “enciclopedista lessicografico nel campo della psicologia”, qualunque cosa significasse quella definizione. Aveva le mani tozze e robuste come quelle di un contadino, indossava una camicia dai colori vivaci, forse perché in quegli anni insegnava all’università delle Hawaii, dopo avere occupato diverse prestigiose cattedre americane. In compenso possedeva un pensiero chiarissimo. Della psicoterapia diceva che “è un’arte basata sulla scienza, e come tutte le forme d’arte non può quindi essere misurata in modo semplice, poiché si tratta di un’attività particolarmente complessa”. Magari è proprio tale precarietà la vera ricchezza della psicologia. Ogni volta si ricomincia daccapo, mettendo da parte ciò che avevamo imparato dal paziente precedente.
Se applichiamo lo stesso principio all’educazione, i rapporti coi nostri figli e i nostri studenti migliorano, perché ciascuno di loro vuole essere letto e riletto, tutti i giorni. E qui torniamo alla perizia. Tre relazioni, una diversa dall’altra. Mi sono sempre chiesto cosa stessimo cercando esattamente, forse non la stessa cosa.
Sostenni l’incapacità di intendere e di volere al “momento del fatto”, come indagare una scintilla, ma bisogna capire come e perché è scoccata, per arrivarci avevo lavorato mesi e mesi, senza mai fermarmi.
Il giudice accolse le mie tesi, in seguito mi fu richiesto un supplemento di perizia, il pubblico ministero aveva appellato la sentenza. L’esito fu identico.
Il perito della difesa era felice per l’esito, in fondo avevo favorito la sua cliente. Quello dell’accusa meno. Una volta li avevo sentiti discutere animatamente, ognuno ricordava l’alto numero di perizie effettuate, ma si erano dimenticati che si comincia sempre daccapo, il passato conta poco, a volte nulla. L’esperienza, certo, può servire, ma solo se non diventa precomprensione.
Non ce l’avrei visto Corsini, americano di terza generazione, discutere con quei toni, quegli argomenti. Ci ha lasciati nel 2008, alla bell’età di 94 anni ma, come accade per il piccolo martire soppresso dalla madre, è parte definitiva della mia speciale galleria di ispiratori. Mi ricordano, tutti i giorni, che nella vita di un bambino, di un ragazzo, si dovrebbe entrare solo per ascoltare, e mentre si è in attesa che qualcuno ci apra, dire a voce alta che “siamo venuti in pace e solo per imparare”.
Chi desidera approfondire di seguito trova il link con la riflessione completa.
https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/03/09/figli-genitori-barrila