I social network non sono paragonabili al cataclisma che annientò i dinosauri, facciamocene una ragione.
Se abbiamo deciso che rovinano i ragazzi, facciamo pure, l’importante è rammentare che potrebbe trattarsi di una bugia, che ne nasconde altre.
Un diversivo caduto su una realtà che già somigliava a un lazzaretto. Per questo in origine non vi furono, quando erano ancora possibili, resistenze genitoriali, professionali, istituzionali. La strada era sgombra e i social si sono presi ogni spazio, con la stessa facilità con cui agisce un ladro che trova la chiave di casa attaccata alla serratura e gli inquilini in vacanza.
Credere che la tecnologia sia il solo colpevole del clima che si respira nel teatro educativo di oggi, è come affermare che la lavatrice e la lavastoviglie sono responsabili dell’incremento dei divorzi o delle gravi difficoltà della famiglia.
Si dimentica troppo facilmente che la famiglia è immersa da decenni in un cambiamento negativo epocale, e trascina con sé tutti i suoi componenti, a cominciare dai più esposti, i bambini e i ragazzi. Non sono affermazioni generiche, nel 2024 si sono registrati circa 170 mila matrimoni a fronte di un tasso di divorzi che supera il 50%, e non sono solo i genitori a separarsi, i figli subiscono le scelte degli adulti, ricevendo traumi disorientanti. Impossibile per molti di loro convertire ciò che gli era stato presentato come un progetto d’amore in un campo minato. Scossoni che diventano drammi esistenziali con cui è difficile convivere.
Ma si preferisce “esternalizzare” le responsabilità, e i social network sono il bersaglio più comodo, dimenticando di menzionare la vulnerabilità delle istituzioni pubbliche e familiari, la mancanza di tenuta di queste ultime, i conflitti che si palesano nel loro perimetro, la vita forsennata che i genitori sono costretti a fare, soprattutto nelle regioni più produttive, il giovanilismo di ritorno di tanti genitori che antepongono il proprio benessere alle responsabilità che dovrebbero esercitare nei confronti di creature messe al mondo da loro stessi.
Un genitore “debole” o sprovveduto di fronte al digitale, lo è in qualsiasi altra circostanza, questa è la banale verità, e i figli restano sgomenti di fronte a guide che non conoscono la strada. Se smettiamo di parlare dei social comincerà il tempo delle domande e stavolta non sarà più la tecnologia a salire sul banco degli imputati.
Per chi può aprirlo, di seguito il link con la riflessione completa
https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2026/04/06/problemi-bambini-giovani-educazione-tecnologia