Dal sentimento al risentimento sociale.L’umanità capovolta dei renitenti al vaccino

Mi sono imbattuto, nell’arco di poche ore, in alcuni episodi, che mettono in rilievo parte del corredo che si intravede nel modo di procedere dei renitenti alle misure anti Covid-19.

Primo episodio. Un paziente mi mostra le parole postate da una sua amica. “Quelli che vanno a fare la terza dose sono dei manipolati, senza cervello. Non riescono nemmeno a capire che questa è la prova del fallimento delle due precedenti somministrazioni”.
Secondo episodio. Un impiegato si presenta sul posto di lavoro malgrado un tampone positivo. Me lo racconta, inferocito, un suo collega, dopo la scoperta casuale.
Terzo episodio. Un uomo, mi chiede un appuntamento. Non indossa la mascherina, gli domando se è vaccinato, risponde di no. Mi chiede se deve uscire. Mentre lo accompagno alla porta, gli domando se la sua scelta è legata a problemi di salute, paure o scelte ideologiche, mi risponde attaccando una litania sul vaccino. Lo fermo. La disinvoltura con cui amministra il nostro tentato incontro, è sconcertante. Sembra totalmente indifferente alla lesività della sua azione, come se io non fossi neppure censito nella sua coscienza.   
Vi è un quarto episodio, sostanziatosi in un “dispetto” infantile, che rispecchia però i lineamenti dell’interessato, oppositivi e capricciosi. Come accaduto per moltissime persone, distorsioni preesistenti al Covid-19 e ora canalizzate nella finzione dell’eroe libero e antisistema.  

Quello presentato è un coacervo di risentimento, irragionevolezza, violenza, brandelli di psicosi. La fragilità personale, evidente, compensata nella pancia del Movimento, che permette di colpire interessi altrui, ma al riparo. Epica gratificante, esaltata dal piccolo delirio di essere parte di chi “conosce la verità”, mentre gli altri, tutti gli altri, sono scarti di un mondo ingenuo, che si lascia manipolare o che, addirittura, è complice di oscure volontà.

È proprio qui che si affaccia il fantasma della psicosi, in forma di sfacciata assenza di autocritica, seme della normalità, barriera contro il disturbo mentale. I mille green pass irregolari prodotti e distribuiti dal ragazzo che organizzava, dalla sua “tana” in penombra, le adunate del sabato, sono indizio di retrobottega interiori pericolosi, che si esaltano nella rovina della comunità, colpevole di non avere ascoltato il loro disagio, di non averli elevati dove speravano.
Mettere in circolo mille falsi vaccinati rappresenta un gravissimo crimine, paragonabile a quelli compiuti dai malati di Aids che ingannano i loro partner.

Lo immaginiamo, questo ragazzo qualunque, inebriato dalla danza a comando di decine di migliaia di persone, le stesse che accusano i vaccinati di essere dei pecoroni, proprio loro che ubbidiscono al primo pifferaio di passaggio, piccolo Mago di Oz senza storia, celato nella sua torre, ma ora inchiodato dalle forze dell’ordine e reso piagnucolante, come da copione. Alfred Adler diceva, a proposito, che il criminale è un ambizioso senza coraggio, un individuo ferito e arrabbiato dalla sproporzione tra i sogni, troppo grandi, e il talento, insufficiente. Quando fu arrestato Pablo Escobar, lo trovarono nella botola dissimulata nel pavimento di una villa. Era rannicchiato in posizione fetale, piagnucolava, anche lui, e chiedeva ai poliziotti di non ucciderlo.  Questi sono gli eroi dei renitenti.

Tirano bombe e nascondono la mano, vorrebbero colpire senza pagare dazio, proprio come quei bambini che pretendono il perdono in quanto piccoli, come se il loro fosse solo un gioco innocente.
Persone insicure, ostinate, capricciose, incattivite da un progresso che non riescono a fermare, perché ogni metro percorso dagli altri li fa sentire ancora più indietro. Individui spesso cresciuti in ambienti familiari aridi scoraggianti, disperano di potere ottenere un posto onorevole all’interno di quella collettività che cercano di demolire, illudendosi che l’eterno azzeramento delle graduatorie possa determinarne altre, più favorevoli a loro.
Ma non sarà così, non è mai stato così, perché la regola è un’altra, inviolabile. Bisogna camminare con gli altri, non serve abbassarli, è inutile, l’ebrezza di essere più alti durerà lo spazio di un corteo. Un’ora dopo si ricadrà nella stessa solitudine disperante, nella medesima insopportabile sensazione in inutilità, e la rabbia diventerà ancora più grande, fino al soffocamento.  Non c’è speranza da quella parte.

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