Ragazzi omosessuali, omofobia, famiglie da soccorrere

Ieri, la mamma di un sedicenne. “Mio figlio si è aperto parecchio, non era mai accaduto in questa misura, tanto che mi sentivo in imbarazzo. Mi ha rivelato di essere omosessuale, ma soprattutto di essere stato continuamente perseguitato dai compagni di scuola per questa ragione. Ascoltare certi episodi e pensare che nostro figlio ne è stato vittima, lascia senza fiato”. Ripeto, ieri una mamma.

Sono passati quasi cinquant’anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto il 2 novembre del 1975. Esattamente quel giorno mi trovavo in viaggio nel Nord Europa, ero un ragazzino. 
I cellulari non erano ancora le divinità delle nostre giornate, così avevo appreso da un giornale straniero, che dedicava l’intera prima pagina al grande scrittore e cineasta italiano, la notizia di quella tragica morte. 
Mi colpì la totale assenza di pregiudizi, poi il rilievo dato alla figura dell’artista, ai suoi meriti e alla sua poetica, il dispiacere sincero per la perdita di un pensatore originale e anticonformista, ancora di più mi colpì la scarsa attenzione data alla sua omosessualità, com’era giusto fosse, malgrado collegata in qualche modo a quella tragica morte. 

Mezzo secolo fa non c’era neppure l’ombra di quello che riempie adesso il nostro quotidiano, a cominciare dagli oggetti digitali che, per quanto evoluti, non riescono a bonificare la palude in cui continuiamo a impantanarci tutte le volte che l’omosessualità si manifesta in prossimità dei nostri spazi, risvegliando paure, fragilità, incapacità di andare oltre certi schemi bipolari di catalogazione.  Schemi poveri, certo, eppure rassicuranti per chi sente sfuggire dalle sue mani l’unica certezza a cui si attacca, quella di essere “normale”, ossia di somigliare ai più, una certezza però che è assai poco certa se crolla senza opporre resistenza quando il dubbio si avvicina.

L’omofobia resta tutt’oggi un problema drammatico, purtroppo anche in molta parte delle nuove generazioni, malgrado l’omosessualità sia uscita dal recinto delle eccezioni, compiendo un tragitto impensabile dagli anni in cui l’intellettuale friulano pagò il prezzo più grande.

Torneremo nei prossimi giorni sull’argomento, c’è molto da esplorare, a cominciare dall’animo dei padri, spesso messo a soqquadro da novità inattese e temute, genitori a cui è necessario avvicinarsi senza pregiudizi, rinunciando a ogni faciloneria, perché non è facile essere “loro”, che faticano a raggiungere le madri, come quella da cui siamo partiti, che conclude la sua comunicazione, esattamente come una madre. 
“Il punto fermo è che di certo non cambia l’amore che provo per mio figlio”. 

6 pensieri riguardo “Ragazzi omosessuali, omofobia, famiglie da soccorrere

  1. Purtroppo, dottore, di cosa ci stupiamo, se una classe politica mediocre e ipocrita ancora non è riuscita a promuovere leggi evolute contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e la violenza omofoba.
    Per non parlare poi del tema delle famiglie arcobaleno, che non vedono riconosciuti diritti sacrosanti, sempre per colpa di un legislatore prudente o distratto, ma comunque colpevole di gravi omissioni.

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    1. L’illusione di lasciare il mondo come se fosse un’ideale perenne, dimenticando la realtà, produce violenze, discriminazioni e persino guerre. La politica più retriva si mette al servizio di questi sogni solo per lucrare voti. Ma la politica è anche la gente che vota, pensi che qualche mese fa un commerciante della cittadina dove vivo, padre di un ragazzo omosessuale, si è stracciato le vesti perché era stato bocciato il Ddl Zan. Comprensibile. Se non che alcuni mesi dopo non è andato a votare al ballottaggio perché il comune non gli aveva concesso di mettere un espostitore fuori dal suo negozio, favorendo la vittoria di un candidato che certo non sosterrà la causa dei gay.
      Gli atteggiamenti di persone come questa, per le quali i diritti valgono fino alla porta di casa, determinano derive che aggravano la situazione generale. L’Italia, lo sappiamo, non è propriamente un paese aperto all’omosessualità, ma vi sono responsabilità ancora più gravi che toccano, purtroppo, il ruolo regressivo delle religioni, anch’esse ferme all’idea di un mondo immutabile. Il loro.

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  2. Mi spiace moltissimo per quel ragazzo, coetaneo di mio figlio, e posso solo immaginare lo sgomento e il senso d’impotenza di sua madre.
    In questi anni mi ero fatta l’idea che i ragazzi fossero molto più liberi di noi dalle etichette sulle questioni sessuali. Evidentemente non è così, non dappertutto perlomeno.

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    1. Ci sono più sensi di impotenza in queste vicende, a cominciare da quello di un genitore che vede percuotere la propria creatura, eppure quello ancora più irrimediabile appare il senso di impotenza di chi pensa che schiacciare o deridere il proprio simile renda meno insicuri. Grazie

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  3. Mi rendo sempre più conto che L’omofobia non sarà mai debellata del tutto. Ma se si impara a fregarsene dei giudizi altrui allora si potrà vivere con più serenità la propria omosessualità. La diversità non è mai piacevole ma io la trovo più ricca e più bella da scoprire.

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    1. Invece, cara Valeria, la diversità è ciò che permette al mondo di evolvere, chi non accetta questo principio finisce per emarginarsi. Anche se
      apparentemente è il contrario. Grazie

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