Padri di figli gay. Niente processi ai tempi altrui

Nel penultimo post, “Ragazzi omosessuali, omofobia giovanile, famiglie da soccorrere”, in cui campeggiava la sublime stazza delle madri, ci eravamo lasciati con l’impegno di tornare sul tema, approfondendo in particolare un aspetto trascurato eppure carico di fatiche, mi riferisco ai vissuti dei padri di figli gay. 

Nessuno parla di queste persone, se non per criticarle. Si considera scontato “l’assorbimento” pacifico della novità da parte loro. Tanto cosa vuoi che sia, rispondiamo disinvoltamente all’amico, quando ci confida di avere scoperto l’omosessualità del figlio. Già, cosa vuoi che sia, che nella migliore delle ipotesi fa sentire uno stupido colui che si era confidato. 

Trent’anni fa, un paziente gay mi raccontò della reazione del padre, che pure era un professionista affermato nel campo dell’avvocatura, quando fu informato, dal figlio stesso. “Ha iniziato a mangiare e fumare a dismisura, diventando una botte e compromettendo seriamente la sua salute”.

Nelle scorse settimane, tre decenni dopo la vicenda raccontata, una coppia di cinquantenni viene a trovarmi, l’unico figlio, 16 anni, confida alla mamma di essere gay. Il padre è molto triste, mi dice di non riuscire a sopportare il pensiero, addirittura, prosegue: “Sto evitando che lui possa dirmelo ufficialmente, perché in quel momento sarebbe vero, non si potrebbe più tornare indietro”. 

Per un padre è complicato, si sente responsabile diretto, è lui che doveva trasmettere il codice maschile, così gli dicono senza dirglielo, rimproverandolo senza rimproverarlo. Ma non è solo questo, da un giorno all’altro deve modificare tutte le attese sul futuro, cambiare radicalmente la sceneggiatura, a cominciare dalle più elementari, che sono anche le più importanti. Nuore, passeggini e chissà cosa ancora.
Sarà arcaico, ma non ci si può fare nulla, almeno all’inizio, quando arriva il meteorite nello stagno. 

Poi la paura, come sarà trattato dal mondo, mio figlio. Si innescano vissuti dolorosissimi, inutile nasconderlo. 

Considerare questi papà dei trogloditi, ostentando la disinvoltura di chi è sempre un pezzo avanti, è un atto di ignoranza e di somma stupidità, è il contrario di ciò che bisogna fare, se si ha davvero a cuore la sorte del figlio. Bisogna rispettare il tempo altrui e immaginare un viaggio da cui nessuno viene escluso. 

Sento, di rado, un amico caro, gay, è sposato, marito e marito. Vivono a Roma, il padre in un’altra regione, è molto anziano, la mattina lo videochiamano, fanno colazione insieme, a distanza, si chiacchiera, poi ognuno comincia la sua giornata. Mi sento bene quando ci penso, ci sarà voluto tempo perché gli elementi si pacificassero, ma il risultato riscatta anche noi spettatori.  

6 pensieri riguardo “Padri di figli gay. Niente processi ai tempi altrui

  1. Grazie Domenico, chiarissimo e al punto, come sempre.
    Penso che il nocciolo dell’essere genitori (con tutte le sfumature possibili e necessarie) sia vedere e accompagnare l’alterità di nostro figlio.
    Un padre che accoglie un’alterità così istintivamente distante mostra a tutti noi quello che dovremmo fare e che spesso, trovandoci in contesti meno estremi, perdiamo completamente di vista.
    Auguro di cuore a quei padri che stanno vivendo dolorosamente questo riconoscimento di arrivare a tranquille e appaganti colazioni con i propri figli.

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    1. Questo è un tema ostico, la classica situazione in cui devi essere coinvolto per capire esattamente i termini di una questione. Le confesso che non sempre è facile rimanere indifferenti davanti a un padre che fa i conti con un rovesciamento così radicale, ma spesso riscontro una grande capacità, passato il terremoto iniziale, di andare oltre rimettendo il proprio figlio in cima alle proprie preoccupazioni. Ecco, in questa fase sospesa tra lo sgomento e la maturazione, quei padri necessitano di aiuto, non di giudizi. Grazie

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  2. Proprio ieri sera ho riguardato “Mine vaganti”, di Ozpetek. Il tema dell’omosessualità e della relazione padre-figlio che vive il problema legato al disvelamento e all’accettazione di una condizione che è scelta, caratteristica, non trauma o malattia -quella dell’omosessualità, appunto -, è trattato con quel soffio di elegante gentilezza che noi tutti dovremmo esercitare, come cifra e impronta del nostro agire, quando consideriamo il nostro mondo-di-dentro, quello intimo, che tuttavia tanto determina il nostro essere in equilibrio con il mondo-di-fuori. Detto ciò quello cui stiamo assistendo è sempre più un tempo giudicante, conformista dal punto di vista politico-sociale, ove chiunque si chiami fuori da visioni omologate, stereotipate e reputate eticamente e moralmente accettabili è con violenza messo-fuori. Proprio per questo è sempre più urgente una riflessione condivisa su questi temi. Grazie!

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    1. La ringrazio per queste sue parole, che cercano di aprire cancelli sempre più pesanti e sigillati, tutti però
      riconducibili ad un solo tema, quello della diversità, una diversità, però, che non è per nulla tale, se non il fatto che cozza con le nostre personali categorie, la nostra soggettività, assunta sempre più come unico strumento di peso e di misura.

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  3. A dire il vero ho sempre un po’ di fastidio quando si parla di questo argomento. Non so se sono bacchettona o troppo avanti. Ai miei figli ho chiesto esplicitamente quale fosse il loro orientamento sessuale. Con un po’ di stupore me lo hanno detto. ‘ Sai, dico io, così sappiamo cosa pensare’.
    Ma cosa devo pensare? L’unica cosa vera da educatore è che siano felici nelle loro relazioni, ma sarei falsa se dicessi che sono disposta ad accettare qualsiasi relazione. Prova ne è che ho avuto una reazione a dir poco vergognosa davanti a una bella ragazza con tacco minigonna e … barba. Mio figlio mi ha portato via. Una troglodita nel 2022. Eppure sono entusiasta del film, che consiglio a tutti, Il potere del cane, o della rappresentazione teatrale delle Mine Vaganti, dove la figura del padre è interpretata in modo spettacolare.
    La verità, come dice Lei Dottore, è che abbiamo introiettato ruoli precisi e non è facili estirparli.

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    1. Forse abbiamo introiettato anche il ruolo del padre e pure quello della madre. A modo nostro.
      La verità, cara Dani, è che ci sono troppe agenzie, religiose e laiche, che preferiscono le biografie alle autobiografie. Anche noi genitori vorremmo scrivere la biografia dei nostri figli, forse per questo quando aggiungono qualche capitolo di loro pugno, cercando di cambiare la trama, si rompe l’incantesimo, se mai c’èra stato. I figli non possono vivere per recitare la parte che pretendiamo di assegnare loro. Possiamo,. al massimo, chiedere un poco di indulgenza quando, ingannati a nostra volta da quanto e da chi ci precede, facciamo dei passi falsi scambiando la loro esistenza per un possedimento, per un prolungamento dei nostri sogni.

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