Riccardo Faggin e i suoi genitori. Quando la morte di un figlio non è invano 

L’argomento non poteva attendere, quindi vi propongo, dopo quella di ieri, una nuova riflessione. Il contenuto, in un modo e nell’altro, ci tocca tutti. 

https://tg24.sky.it/cronaca/2022/12/02/riccardo-faggin-genitori

8 pensieri riguardo “Riccardo Faggin e i suoi genitori. Quando la morte di un figlio non è invano 

  1. Oggi Ginevra (6 anni) ha portato a casa le prime valutazioni. Tutti i test superati con il massimo dei voti, uno solo con una valutazione nella media. Il mio occhio è caduto lí. Su quella imperfezione. Poi mi è venuto in mente questo ragazzo, di cui ho letto sui giornali. E l’orrore di quello che stavo facendo mi si è palesato. Una macchiolina stava coprendo un capolavoro. Ginevra si è presa i complimenti, è stata lodata per l’impegno, per il fatto di aver dato il massimo. Perchè è quello che voglio trasmettere a mia figlia: l’impegno conta piú del risultato. Grazie a questi genitori che nel buio (che non RIESCO neanche ad immaginare) hanno acceso la luce nella mia testa

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  2. Complimenti per una riflessione seria su questo argomento così doloroso e così delicato.
    A differenza di diversi titoli e articoli di testate nazionali, che hanno indugiato sulla morte di Riccardo cercando di guardare la sua vita “dal buco della serratura”, per scovarne le contraddizioni e le debolezze, lei ci aiuta a capire e, soprattutto, a cogliere il comportamento adulto di questi poveri genitori.
    Perdere un figlio è già di per sé contro natura, perderlo in queste circostanze aggiunge dramma al dramma, e se solo si prova ad immedesimarsi in ciò che stanno provando questi due genitori, si riesce a realizzare quanto sia responsabile, seria e anche generosa la loro reazione.
    Grazie per averci aiutato a porgere lo sguardo, questo sguardo, originale, attento e rispettoso, su questa mamma e questo papà.

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    1. Le confesso di essere rimasto impressionato, se non addirittura scioccato, da un titolo, “La doppia vita di Riccardo”, apparso su un quotidiano nazionale. La profonda delusione è stata la spinta per scrivere l’articolo, trovo gravissimo questo modo di trattare argomenti tanto drammatici e disperanti. Occorre rispetto, per chi muore e per chi resta, soprattutto se si parla di figli e di genitori come quelli di Riccardo, verso i quali provo un senso di vicinanza totale.
      Non saprei di quale doppia vita si parli, Riccardo era solo un ragazzo fragile, sotterrato da una cultura che non lascia più spazio a chi non possiede cinismo e reattività sovrumani. Il nostro mondo è pieno di ragazzi come lui, invece di fare i gradassi dovremmo, tutti quanti, riempirci di domande, perché se questi sintomi non diventano pretesti per esplorare in modo serio il tempo e lo spazio delle nuove generazioni, le sorprese amare diventeranno la norma. Grazie, caro Gianni

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  3. Mi scorrono davanti agli occhi i libri della collana di cui fa solo un breve accenno. Il coraggio di essere responsabili; Il coraggio di essere cuore, Il coraggio di essere coraggiosi. Il coraggio di essere io. Credo che essi siano ben più che libri da scaffale, meglio strumenti efficaci ad uso dei bambini considerati come persone che stanno creando la propria personalità nelle difficili acque ondose degli adulti. Come adulta, come madre che a posteriori ammette i molti errori commessi nel proprio piano educativo, sto imparando che basta saper fare qualche passo indietro ed avere il coraggio di essere sempre pronta ad imparare piuttosto che ad insegnare. Un libro mi è stato molto utile caro dott. Barrilà, #noi restiamo insieme. La forza dell’interdipendenza per rinascere. Lo consiglio vivamente e la ringrazio per il suo lavoro e la sua sensibilità.
    laura

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    1. La ringrazio molto per le sue parole e anche per la libertà di parlare di errori, dei suoi errori, esattamente come i genitori di Riccardo, ai quali dovrei per onestà aggiungere anche quelli del sottoscritto, ma non sono gli errori che feriscono, cara Laura, quanto l’assenza di autocritica, un morbo che ci espone alla reiterazione. Quando trova qualche minuto provi a frugare nelle chat dei genitori con figli a scuola, vi si agita un universo dal quale nasceranno nuove galassie, delle quali potremmo già indovinare la composizione chimica. Basterebbe spiegare loro, uno per uno, che non devono vergognarsi dei loro limiti genitoriali, l’importante è che non li coltivino come piante pregiate. Immaginare gruppi per genitori, sistematici e non episodici, abbasserebbe l’angoscia di noi adulti, l’ansia di bambini e ragazzi e, forse, il debito pubblico. Un caro saluto

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  4. Finalmente parole sensate e pudiche su questo ragazzo e la sua famiglia, il cui dolore posso solo intuire.
    Mi si è riproprosto prepotentemente il mio accidentato e declinante percorso universitario: ho rivisto le piccole scelte, a volte i momenti casuali, che possono salvare o precipitare in una solitudine spietata.
    A Riccardo è capitata la sorte peggiore e stringe ferocemente il cuore il “senno di poi”.
    Ha ragione, Domenico, i genitori di Riccardo sono un esempio umano altissimo, spiazzante per il nostro modo di pensare così incentrato sulla performance e il successo.
    Auguro loro di riuscire a lenire, per il possibile, il dolore.

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    1. Le confesso, cara Giulia, che l’onestà dei genitori di Riccardo è un tema dal quale fatico a distogliere il pensiero, soprattutto, da padre. Impossibile non identificarsi con il loro dolore, inesprimibile, che solo un genitore può misurare, sebbene non esattamente. Mantenere il loro grado di dignità, quando si è schiacciati dall’evento più grave che possa sperimentare un essere umano, la morte di un figlio, è un’impresa che rasenta l’impossibile. Ma un genitore può raggiungere vette inimmaginabili. Grazie

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