Michela Murgia. Dalla parte giusta 

Una sera a Firenze, pochi anni fa, insieme a Teresa, che un poco a Michela somiglia. 

Loro sono molto amiche, le accomuna l’origine sarda e un carattere conseguente, ma con sfumature diverse, tanto è fumantina e diretta Michela, tanto è responsabile e pacata Teresa, capace di mandare giù anche le tegole dei tetti pur di non complicare la vita della gente. 

Michela andrebbe alla guerra, Teresa lo farebbe ma preferisce evitare spargimenti di sangue, almeno fino a quando è possibile. Le unisce un amore per la libertà che viene prima di tutto, forse persino della stessa vita.

Quella sera a Firenze, pochi anni fa, Teresa chiama Michela al cellulare e le passa mia moglie. Non si erano mai sentite, Betti, però, l’aveva letta, restandone colpita. Cominciano a parlarsi, senza fretta, come se si conoscessero.

A volte trovavo Michela Murgia interventista compulsiva, mi faceva arrabbiare quando diceva che lei è Saviano erano gli unici a tenere viva la sinistra, un poco iperbolica lo era, ma aveva il dono del ragionamento, che non sprecava mai, nemmeno quando veniva fuori la sua ansia di “piacere”, che nascondeva un enorme bisogno d’affetto, debito vecchio, d’infanzia. Mai saldato.

Ci siamo sfiorati a Bellinzona, in Svizzera, quattro anni fa, ospiti, Insieme a Marco Lodoli e a Michela Marzano, del ministero dell’Istruzione del Canton Ticino, per una splendida edizione del Festival dell’Educazione, solo che lei parlava il primo giorno e io il secondo. Niente incontro.

Consiglio di leggere il suo intervento, pubblicato insieme agli altri, nella Rivista della Scuola Ticinese, una lunga riflessione che, come sempre, muoveva da fatti autobiografici. Su Internet la si trova, è il numero 3 del 2019.

Stasera, alle 23,42 arriva, da chi se non da Teresa, la notizia dell’epilogo. Caro Domenico, Michela se n’è andata pochi minuti fa. L’avevo sentita qualche giorno dopo la cerimonia a casa sua. Credimi, fa male. 51 anni. Un abbraccio. T

Se n’è andata nel momento peggiore, Michela, ma non poteva decidere lei. 

Non era l’unica battersi contro l’evidente regressione di civiltà, malgrado un poco lo pensasse, ma era un grande aiuto alla parte giusta. Chi rivuole indietro l’Italia ora è più solo. 

Mi viene in mente la poesia di Luis Borges dedicata all’amico Jorge Larco, che gli aveva promesso un quadro, poi morì prima di consegnarlo, ma quel quadro non consegnato, ora poteva essere immaginato ovunque sulle pareti di casa, senza limiti.

Come sarebbe piaciuto a Michela.

8 pensieri riguardo “Michela Murgia. Dalla parte giusta 

  1. Speranza e senso, questo è quello che mi trasmettono le tue parole. La speranza che ognuno di noi può dare il suo contributo “alla parte giusta” anche grazie a ciò che altri hanno fatto. La morte diventa, quindi, come una staffetta in cui chi raggiunge il fondo del campo, torna indietro, da’ il cambio al secondo passandogli il testimone e va a mettersi in fondo alla fila, uscendo di scena. La sua corsa, anche se termina, da’ un senso alla sua partecipazione anzi, è fondamentale. Chi se ne va’, non solo ci rende tristi per la sua mancanza, ma ci lascia un “testimone” , che siamo chiamati a consegnare ad altri…..questo è il senso della vita e della morte.
    Grazie a Michela e grazie a te, Domenico, che ce l’hai ricordata.

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    1. Credo nessuno meglio di te sappia di cosa stiamo parlando, per questo le tua parole possiedono un peso e un
      “senso” non comuni. Nei prossimi giorni tornerò sul tema della morte, con cui vorremmo ingenuamente imparare a giocare a nascondino. Tempo perso, un tempo che sarebbe meglio usare per comprendere sino in fondo che senza la nostra finitezza, la specie si sarebbe già estinta, sopraffatta dalla propria superbia. Un carissimo saluto

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  2. La malattia e la morte sono temi particolari che all’occasione cerchiamo di eludere. Fa bene Lei a parlarne e ad aiutare l’attivazione di pensieri in merito: la morte é l’altra faccia della vita stessa e il tempo che abbiamo va vissuto senza sprechi. I bambini stessi fanno molte domande a scuola, chiedendo sincerità. A volte è la morte di un nonno, altre del pesce rosso o del cagnolino di qualcuno di loro. Quest’anno in una classe è stata la morte improvvisa di un giovane papà a determinare la necessità di intervento educativo, delicato e doveroso. In genere con i bambini si attivano conversazioni in cui li si vede capaci di ascoltare e capire. Sguardi sinceri che chiedono sincerità. Siamo all’altezza noi adulti?
    Ci sentiamo potenti, nella vita quotidiana
    troviamo mezzi strumenti, supporti per affrontare ostacoli piccoli e grandi, nella nostra onnipotenza scartiamo argomenti “scomodi” . Come Lei dice, giochiamo a nascondino. Evitamento. Mi vengono in mente riti, tradizioni e storie siciliane che affrontavano la morte. Un patrimonio culturale ed emotivo. Michela lascia i suoi scritti, le sue idee, i suoi pensieri, la sua coerenza ad essi anche nella sofferenza. Aggiungo il sorriso.
    Con stima

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    1. Argomento, oggi soprattutto, di difficile maneggevolezza, lo sarà sempre di più, perché la fine delle religioni rilascia il sospetto che questa sia
      l’unica occasione, che non esistano seconde possibilità. Con un orizzonte così vicino, trovare scappatoie richiede una fatica supplementare, ma forse potrebbe essere l’occasione per usare meglio la nostra vita, non foss’altro per rispetto a tutte le creature con le quali condividiamo la caducità. Un caro saluto e grazie

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  3. Un mio conoscente, la scorsa settimana, e’ venuto a mancare .
    Un fulmine a ciel sereno, nessuno si aspettava la sua morte.
    Vado a far visita alla salma e a salutare la moglie, i figli e i nipoti.
    La moglie mi racconta che solo due mesi prima il marito ha cominciato ad avvertire un doloretto prima a destra, poi a sinistra, un po’ di stanchezza, niente di piu’.
    Viene quindi ricoverato per i consueti accertamenti e dalla tac i medici refertano: tumore al fegato.
    Lui chiede di conoscere tutta la verita’.
    Non c’e’ piu’ nulla da fare, solo questione di tempo, poco tempo.
    Deve sistemare un paio di cosette prima di andarsene, non vuole lasciare alla sua famiglia le incombenze del caso.
    Quindi dall’ospedale e’ lui stesso che avvisa moglie e figli, vuole essere dimesso, passare dal notaio, e predisporre gli ultimi giorni di vita, sa che saranno giorni difficili , soprattutto per la moglie, forse sarebbe meglio morire in una clinica, oppure rimanere a casa.
    Alla moglie la scelta.
    A casa, senza ombra di dubbio, a casa con l’assistenza delle cure palliative, ovviamente. Acconsente.
    Dopo un breve periodo, chiede la sedazione palliativa a domicilio.
    Prima pero’ vuole tutti i nipoti al suo capezzale, li abbraccia uno ad uno, li conforta, li accarezza e li saluta.
    Poi e’ il momento dei due figli, “ormai siete grandi, ce la farete anche senza di me…anch’io sono stato orgoglioso di voi…abbiate cura dei vostri figli e della mamma….”
    L’ultimo saluto alla moglie.
    La mattina seguente muore.
    Mentre la moglie mi raccontava tutto questo io mi sono emozionata e stupita della lucidita’ di quest’uomo, che consapevole fosse arrivato alla fine della sua vita, lui stesso ha deciso come e quando chiudere la partita.
    Una scelta non da tutti condivisa, forse, ma una scelta coraggiosa che merita rispetto.

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    1. Tutto ciò che una persona paga di tasca, cara Simona, merita rispetto. Ci sono troppo spettatori che vorrebbero decidere al posto degli attori, una deriva sempre più prepotente che prima o poi ci costringerà a chiedere conto anche del dentifricio che usiamo o delle scarpe che indossiamo. Bisogna ascoltare i diretti interessati, senza mettere loro sotto il naso ragioni ideologiche. Troppi proprietari della vita e della morte intorno a noi.
      Grazie per questo racconto, che ci lascia un sentore di umano. Un caro saluto

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  4. caro Domenico, la sequenza degli argomenti mi ha talmente impressionato che mi sento “in dovere” di portare un piccolissimo contributo, pur confessando di conoscere troppo poco Michela Murgia.
    Riporto parole “testamentarie” di Piero Angela: “Penso di avere fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile paese”.
    Un saluto affettuoso, Mauro

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    1. Esattamente, caro Mauro, se ognuno portasse la sua briciola il peso sarebbe distribuito con maggiore equità.
      La prossima settimana tornerò sull’argomento, concentrandomi sul tema, censurato, della morte.
      Un caro saluto

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