5 pensieri riguardo “Generali e soldati semplici. Il razzismo e le nostre personali responsabilità

  1. ‘Ogni parola violenta smette di essere opinione e dev’essere considerata una forma di aggressione personale, dunque un reato’.
    Grazie, dottore, perchè ha tracciato in modo semplice ma dirimente il confine, mettendo a tacere i vacui sostenitori della “libertà di espressione”, che tale non è se non rispetta la dignità altrui e i valori su cui poggia il nostro stare insieme, meravigliosamente incarnati nella nostra Costituzione.
    Grazie però anche perchè lei va oltre, intanto facendoci intuire quanto i propugnatori di questa “libertà di opinione ad oltranza” spesso siano in malafede, mirando a “normalizzare”, senza dichiararlo, proprie inclinazioni aggressive e violente. Ma poi anche perchè ci fa capire che prendere posizione è compito di ciascuno di noi, quale che sia il suo ruolo e compito, anche minimale, nella società. Proprio perchè sono il quotidiano e l’ordinario i terreni su cui poi questi concetti e pensieri sedimentano e prendono forma e forza.
    E allora non ci sono alibi per nessuno. Siamo tutti chiamati a dire da che parte stiamo e anche a prendere le distanze da queste involuzioni pericolose, come quella del generale che ispira questo articolo. Passi indietro vergognosi che immediatamente sdoganano e legittimano una subcultura retriva, violenta e antisociale.

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    1. Caro Gianni, il tema è proprio quello che lei richiama alla fine, ossia l’obbligo morale di dire, e con chiarezza, da che parte stiamo, perché nel silenzio dei molti la violenza dei pocchi appare ancora più violenta. Un caro saluto

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  2. Grazie Domenico, perché la vicenda rappresenta uun pericolo. Già il precedente articolo mi aveva fatto pensare ad Hitler e a certe linee anticipatorie di quello che sarebbe stato. Vedo che ora Lei fa esplicito riferimento. Rischio non remoto, ma reale, tanto più se si sente parlare di non esclusione di volontà politica. Condivido il pensiero di Gianni. No alibi. La responsabilità a contrastare queste forme di violenza verbale e discriminazione deve essere di tutti. Penso al libraio che ha affisso il cartello sullimpossibilita’ di trovare nel suo negozio il libro in questione. Lo reputo coerente e responsabile non solo a parole.
    Ci sono parole che restano dentro come pietre. Non si può far finta di averle scagliate.
    Grazie, sempre interessante e stimolante il dibattito che scaturisce dai suoi post.

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    1. Grazie Antonella per il “rinforzo” dei concetti, sta succedendo qualcosa che pare pendere dalla parte del folclore, in realtà queste intemperanze fanno da basamento alla pericolosa convinzione che vede con favore la possibilità di dirimere ogni questione, a cominciare da quelle sentimentali, con l’uso della forza, un atteggiamento che non risparmia neppure i municipi, vada a leggere che campione si sono dati come sindaco i cittadini di Terni. Il meccanismo è sempre lo stesso, mi compro la squadra di calcio, poi il resto cade spontaneamente nel paniere. Film già visti. e rivisti. Buona serata

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