L’oscuro gemellaggio tra crocefisso nelle scuole e presunta teoria del gender

La riapertura delle scuole rimette in moto pericolose mitologie frutto di ignoranza, fanatismo, spesso religioso, e del vuoto interiore di chi le evoca. 

La prima riguarda l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, ma il bersaglio grosso sono proprio le aule scolastiche, il pascolo di coloro che dei bambini si ricordano solo quando devono usarli per legittimare le proprie meschinità. 

In genere la frazione politica e culturale che avanza tale proposta possiede un solido curriculum di disvalori che vanno dal razzismo all’omofobia, piuttosto incompatibili con il messaggio della croce. 

La seconda questione è quella della presunta ideologia gender, una specie di fantasma inafferrabile. Viene detto, senza portare alcuna prova, che si attenta all’identità di bambini e dei ragazzi, spingendoli a svincolare i loro gusti sessuali dal loro aspetto biologico. Tu sei maschio ma se senti di volerti comportare come una femmina va bene lo stesso. E viceversa, naturalmente. Dietro vi sarebbe una congiura, inventata di sana pianta, nonché una teoria altrettanto fantasiosa, quella del gender. 

Se mi chiedete se sono a favore vi rispondo che non si può essere a favore o contro qualcosa che non esiste, come chiedermi se credo nei dischi volanti, eppure il fanatismo usa con costanza tale suggestione, spacciandola per vera.

Una teoria, se c’è, si può accettare oppure confutare, ma deve esistere. In questo caso vi sono affermazioni sparse che si limitano a sottolineare come il modo di essere maschio o femmina dipende anche da condizionamenti culturali, ma questo mi pare normale. Il modo in cui si interpreta la propria condizione, maschile o femminile dipende “anche” da come cui si è stati educati, ma non significa che si modifica il proprio genere sessuale, semplicemente si vive quello cui si appartiene secondo canoni appresi in famiglia.

Quando mi aveva telefonato l’assessora di una città marchigiana per chiedermi un intervento pubblico sul tema del gender, stavo passando l’aspirapolvere, dopo avere rifatto i letti, steso i panni e vuotato la lavastoviglie. Non avevo stirato soltanto perché fatico a impararlo, mi manca la manualità nel piegare gli indumenti. Lavori femminili, secondo la vulgata, eppure non sono gay, sono padre di tre ragazzi, nessuno dei quali è gay, sebbene abbia insegnato loro che non è scritto da nessuna parte che il cesso lo debbano lavare le donne. Proprio questo è il condizionamento educativo, culturale, che possiamo esercitare sull’orientamento sessuale, così come succede per tante altre cose, compresa la stessa visione della vita.  

Dunque, io e mia moglie, che abbiamo allevato i nostri figli con questa prospettiva, dovremmo essere catalogati come sponsor della teoria del gender. Siamo seri, per favore, prima di parlare sarebbe meglio occuparsi delle proprie turbe.

Chi ama i propri figli dovrebbe rifuggire gli atteggiamenti ideologici. Con le crociate non si educa, semmai si confondono i bambini e li si mette in rotta di collisione con il mondo. Anzi li si crocefigge, loro si, attaccandoli al muro, talvolta per sempre. 

6 pensieri riguardo “L’oscuro gemellaggio tra crocefisso nelle scuole e presunta teoria del gender

  1. Quanta verità e quanta concretezza nelle sue parole. D’altro canto questo oscuro gemellaggio proviene da quegli stessi esponenti politici che ci dicono che “i figli si fanno in modo classico”, che esaltano la libertà di opinione quando si tratta di difendere un generale che dà degli “anormali” ai gay, che si propongono di difendere dio e la famiglia. Il paradosso è “quale dio”, perché l’insegnamento di quel crocifisso, che loro vogliono riappendere nelle aule e usare come una spada, e’ incompatibile con questa visione retriva e violenta del mondo.

    "Mi piace"

  2. Buonasera dottore,

    “Un solido curriculum di disvalori” definisce bene l’unica eredità che i partiti attualmente al governo potranno mai offrire.
    Ricordo la caduta del governo giallo-verde, con Salvini perculato da Conte in parlamento, mentre il primo baciava (quel povero) crocifisso che teneva in mano a mo’ di amuleto pagano.
    Dei morti in mare, dei centri di detenzione come “soluzione”, dei danni causati ai giovani – vittime di politici che cavalcano l’inesistente gender – si dispiacerebbe il Crocifisso, quello vero.

    Un caro saluto

    "Mi piace"

    1. Carissimo Mattia, lo dicevo prima rispondendo a un lettore, si tratta di capire di quale crocifisso parlano, probabilmente di una versione auto-prodotta. Qualcosa che ricorda quei poveri Inca mummificati, spacciati come alieni. Sfortunatamente non possiedo il loro rapporto di confidenza con la divinità, quindi non saprei indovinarne le sembianze, ma se dovesse somigliare anche lontanamente agli audaci schizzi di questi avventurieri, sarebbe meglio se fossimo orfani del trascendente. Un caro saluto e grazie

      "Mi piace"

  3. Caro Domenico, pure mio marito ha testimoniato (e continua a farlo) ai miei due figli maschi che non ci sono lavori riservati alle donne da cui gli uomini sono preclusi. In casa il criterio per chi fa cosa, non è il genere, ma il tempo a disposizione e l’abilità. I miei figli ci hanno guadagnato in autonomia pratica e in crescita sociale e valoriale. Questo aspetto su presunte prerogative assegnate a maschi/femmine porta dietro retaggi che poi sfociano in assegnazione di valore. Rivolgere lo sguardo oltre questi limiti e considerare che non importa il genere, ma i nostri sogni è quello che si dovrebbe fare se vogliamo portare avanti un’educazione che sia democratica ed inclusiva. Mi sembra che ultimamente sempre più si faccia riferimento a confini, a prerogative, ad assurde rigidità, a classificazioni che umiliano. E quel Crocifisso non è certo uno che classifica, umilia, esclude, tutt’altro direi.
    A venerdì.
    Un caro saluto
    Antonella Alia

    "Mi piace"

    1. Grazie Antonella, così dovrebbe andare in un mondo abitato da persone equilibrate, ma quando nella vita delle comunità si insinuano idee sbalestrate e fobiche, il risultato è sempre pessimo. Un caro saluto

      "Mi piace"

Rispondi a Domenico Barrilà Cancella risposta

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *