6 pensieri riguardo “Settembre, la scuola è tornata. I bambini e i ragazzi non ancora”
Caro Domenico, ho due figli ormai cresciuti, durante il loro percorso dell'”obbligo” andavo, anche se non troppo spesso ai colloqui con le insegnati. Nelle scarse occasioni, agli insegnati, mi proponevo come aiuto alla loro missione, ovvero come avrei potuto aiutarli nell’educazione dei miei figli, visto che il tempo che trascorrevano a scuola, era ben più ampio rispetto a quello che trascorrevano a casa. La didattica era per me importate, ma ancor di più la loro educazione, il loro comportamento le relazioni tra compagni, il metodo. Ritenevo insomma che tutto fosse in mano a loro, e noi genitori “capitani non giocatori”. Le risposte sempre molto vaghe, dubbiose anche sul mio stato di salute mentale, alla fine ho lasciato perdere, purtroppo una battaglia persa in partenza.
Quello che scrivi, caro Pierluigi, è un colpo al cuore, ma conosco quella penombra di cui parli.
Il mio maestro elementare ci aspettava per chiederci, dopo l’orario, come mai eravamo tristi.
Purtroppo è morto giovane, in un incidente, mentre aiutava un automobilista a cambiare una gomma forata in autostrada. Aveva lascito tre figli piccoli e una moglie, sua coetanea.
Lo spirito era quello dell’educatore, sempre, perché non si educa escluse ore pasti, se non lo possiedi non te lo puoi inventare, di sicuro lui ti avrebbe ringraziato e fatto tesoro del tuo aiuto.
Ci sono insegnanti, e dirigenti, che farebbero come lui, ma purtroppo sono accompagnati anche da persone per le quali la scuola è solo un lavoro come un altro, e se cerchi di aiutarli ad allargare il tavolo da gioco, rischi di vederti trattare come una persona molesta, lo stesso accadrebbe ai loro colleghi troppo aperti e disponibili.
Nel dubbio, quasi tutti stanno fermi. Ma forse è meglio insistere, qualcosa di buono alla lunga accadrà.
Un caro saluto
Sono completamente d’ accordo, mi ritrovo perfettamente nelle sue considerazioni che rispecchiano il mio quotidiano vissuto da insegnante di scuola d’ infanzia da 30 anni e oltre. Da quando sono entrata in ruolo ho sempre auspicato un miglioramento, un cambiamento, un’ evoluzione che consideravo un esito naturale. Invece ho visto cambiare governi e ministri che hanno portato solo peggioramenti e retrocessioni. Ciò mi ha condotto a divenire nel tempo una nostalgica del passato poiché allora avevo strumenti per lavorare in una condizione migliore, con beneficio dei miei alunni. Questo però mi fa tristezza e rabbia, poiché alla scuola non andrebbe tolto, ma dato…di più e meglio. Non mi riferisco solo al denaro, ma al capitale umano, perché occuparsi di educazione non è cosa da tutti. Inoltre la scuola si occupa del bene più prezioso, i nostri bambini, i nostri ragazzi, il nostro futuro. Andrebbe sostenuta e considerata dalla società. Invece noi docenti di infanzia siamo quelle che fanno giocare i bambini e hanno due mesi di ferie all’ anno. Anche nell ‘ambito familiare mi rendo conto che il mio lavoro non viene considerato. A mio marito, che lavora in una azienda, si chiede come va il lavoro, come va la ditta sul mercato… a me non si chiede mai come va la scuola, non si chiede di cosa ci occupiamo, del nostro impegno e fatica. Questa differenza di atteggiamento è parecchio indicativa del pensare comune.Mi ha fatto riflettere la sua frase: ” la scuola dovrebbe diventare più educativa e meno didattica” . Condivido appieno le sue parole. La scuola sta dimenticando questo suo compito prioritario, promuovendo nozionismo e competizione esasperata. Tutto celato da bellissime leggi, per esempio quella che riguarda l’ inclusività. Ma ricordiamoci che, come dice il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.
Cara Antonella, purtroppo c’è poco da aggiungere alla sua sofferta e civile riflessione, una lettera “dal fronte” che dovrebbero leggere tutti i politici, troppo preoccupati solo per le loro carriere. Se le dico che la politica crea dipendenze più gravi delle sostenze stupefacenti, la prego di credermi. Il risultato lei lo vede tutte le mattine, quando si imbatte nella parte migliore di noi, i bambini, e soffre perché li sente traditi. Grazie
Grazie Mauro, temo però che se non arriveremmo fino in fondo, toccando il muro col naso, le cose rimarranno come ieri e come l’altro ieri.
Un caro saluto
Caro Domenico, ho due figli ormai cresciuti, durante il loro percorso dell'”obbligo” andavo, anche se non troppo spesso ai colloqui con le insegnati. Nelle scarse occasioni, agli insegnati, mi proponevo come aiuto alla loro missione, ovvero come avrei potuto aiutarli nell’educazione dei miei figli, visto che il tempo che trascorrevano a scuola, era ben più ampio rispetto a quello che trascorrevano a casa. La didattica era per me importate, ma ancor di più la loro educazione, il loro comportamento le relazioni tra compagni, il metodo. Ritenevo insomma che tutto fosse in mano a loro, e noi genitori “capitani non giocatori”. Le risposte sempre molto vaghe, dubbiose anche sul mio stato di salute mentale, alla fine ho lasciato perdere, purtroppo una battaglia persa in partenza.
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Quello che scrivi, caro Pierluigi, è un colpo al cuore, ma conosco quella penombra di cui parli.
Il mio maestro elementare ci aspettava per chiederci, dopo l’orario, come mai eravamo tristi.
Purtroppo è morto giovane, in un incidente, mentre aiutava un automobilista a cambiare una gomma forata in autostrada. Aveva lascito tre figli piccoli e una moglie, sua coetanea.
Lo spirito era quello dell’educatore, sempre, perché non si educa escluse ore pasti, se non lo possiedi non te lo puoi inventare, di sicuro lui ti avrebbe ringraziato e fatto tesoro del tuo aiuto.
Ci sono insegnanti, e dirigenti, che farebbero come lui, ma purtroppo sono accompagnati anche da persone per le quali la scuola è solo un lavoro come un altro, e se cerchi di aiutarli ad allargare il tavolo da gioco, rischi di vederti trattare come una persona molesta, lo stesso accadrebbe ai loro colleghi troppo aperti e disponibili.
Nel dubbio, quasi tutti stanno fermi. Ma forse è meglio insistere, qualcosa di buono alla lunga accadrà.
Un caro saluto
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Sono completamente d’ accordo, mi ritrovo perfettamente nelle sue considerazioni che rispecchiano il mio quotidiano vissuto da insegnante di scuola d’ infanzia da 30 anni e oltre. Da quando sono entrata in ruolo ho sempre auspicato un miglioramento, un cambiamento, un’ evoluzione che consideravo un esito naturale. Invece ho visto cambiare governi e ministri che hanno portato solo peggioramenti e retrocessioni. Ciò mi ha condotto a divenire nel tempo una nostalgica del passato poiché allora avevo strumenti per lavorare in una condizione migliore, con beneficio dei miei alunni. Questo però mi fa tristezza e rabbia, poiché alla scuola non andrebbe tolto, ma dato…di più e meglio. Non mi riferisco solo al denaro, ma al capitale umano, perché occuparsi di educazione non è cosa da tutti. Inoltre la scuola si occupa del bene più prezioso, i nostri bambini, i nostri ragazzi, il nostro futuro. Andrebbe sostenuta e considerata dalla società. Invece noi docenti di infanzia siamo quelle che fanno giocare i bambini e hanno due mesi di ferie all’ anno. Anche nell ‘ambito familiare mi rendo conto che il mio lavoro non viene considerato. A mio marito, che lavora in una azienda, si chiede come va il lavoro, come va la ditta sul mercato… a me non si chiede mai come va la scuola, non si chiede di cosa ci occupiamo, del nostro impegno e fatica. Questa differenza di atteggiamento è parecchio indicativa del pensare comune.Mi ha fatto riflettere la sua frase: ” la scuola dovrebbe diventare più educativa e meno didattica” . Condivido appieno le sue parole. La scuola sta dimenticando questo suo compito prioritario, promuovendo nozionismo e competizione esasperata. Tutto celato da bellissime leggi, per esempio quella che riguarda l’ inclusività. Ma ricordiamoci che, come dice il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.
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Cara Antonella, purtroppo c’è poco da aggiungere alla sua sofferta e civile riflessione, una lettera “dal fronte” che dovrebbero leggere tutti i politici, troppo preoccupati solo per le loro carriere. Se le dico che la politica crea dipendenze più gravi delle sostenze stupefacenti, la prego di credermi. Il risultato lei lo vede tutte le mattine, quando si imbatte nella parte migliore di noi, i bambini, e soffre perché li sente traditi. Grazie
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Più educazione e meno didattica; competenze; investimenti; attenzione: parole sante
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Grazie Mauro, temo però che se non arriveremmo fino in fondo, toccando il muro col naso, le cose rimarranno come ieri e come l’altro ieri.
Un caro saluto
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