Insegnare ai nostri figli che la Giustizia è imperfetta ma indispensabile

Proviamo a riflettere con gli educatori e i cittadini che seguono il blog sul significato della Giustizia, intesa come potere dello Stato, nella vita delle persone.

Anche questo è importante raccontare ai bambini e ai ragazzi, cosa che facciamo di rado.

Tempo fa una lettrice aveva scritto un commento. Le due figlie adolescenti a tavola avevano chiesto al padre come votasse, lui aveva risposto che si tratta di informazioni personali e riservate. Non è possibile rispondere in questi termini a un figlio, innanzi tutto perché il nostro modo di votare si evince da come ci comportiamo e poi perché nascondere il modo in cui si vota significa in qualche modo percepire che un poco ci vergogniamo delle nostre posizioni o le riteniamo censurabili.

Un messaggio pieno di ambiguità e di confusione, che certo non accresce la stima di quelle ragazzine per il padre. Votare è come proclamare la nostra visione della vita, se siamo in buonafede non possiamo nascondere da che parte stiamo, perché in quel momento diventiamo pessimi educatori.

Nel mondo, secondo agenzie specializzate delle Nazioni Unite, l’ottanta per cento della popolazione, bambini e ragazzi compresi, vive all’interno di sistemi totalitari o a scarsissima presenza di diritti, si tratta di circa sei miliardi di persone che respirano nel nostro stesso segmento di tempo e sono schiacciate da condizioni che noi riterremo insopportabili.

Dire come si vota, significa prendere posizione su questo stato di cose, significa dire ai nostri figli quel è il senso della loro vita oggi, non in un tempo astratto ma ora, in ultima analisi significa trasmettere loro un messaggio chiaro e leale, accrescendo comunque la nostra autorevolezza. Se un bambino o un ragazzo percepisce che il proprio genitore non è completamente fiero delle sue scelte civili, tenderà a metterle in discussione.

Le libertà sono un bene insostituibile, per questo è importante escludere dalle istituzioni persone, di qualsiasi parte politica, che non sono in grado di rispettare i pilastri su cui si appoggiano le nostre, perché quelle persone rappresentano una minaccia costante per le nostre esistenze. Aggredire una donna magistrato perché applica gli indirizzi della Costituzione sui diritti dei migranti, è un crimine e io qui prendo posizione a suo favore, come da sempre faccio coi miei figli quando dico loro che non possiamo violare la dignità altrui usando la nostra posizione per procacciarci dei vantaggi, perché questo esclude il principio, laico prima che cristiano, che gli uomini sono affratellati.

Esattamente come accade ai genitori, i giudici sbagliano e non sempre in buonafede, essi vanno individuati e perseguiti, ma un educatore deve comunque difendere quel potere dello Stato che si chiama Giudiziario. Alcuni magistrati sono stati causa di gravi rovine, mi reco talvolta nelle nostre carceri, sempre da volontario, per incontrare i detenuti, su richieste di associazioni, dei cappellani e della direzione degli stessi istituti, tra breve effettuerò degli interventi all’interno di un noto carcere milanese. Ogni volta che guardo in faccia un detenuto mi domando se per caso non sia stato giudicato con eccessiva severità, per superficialità o pregiudizio, premesse che raramente colpiscono ricchi e potenti.

Io stesso sono stato danneggiato a causa della mia attività di scrittore civile, querele prive di fondamento ma dagli effetti potenti. Non ci sona mai state condanne, ma se per 20 anni hai un “carico pendente”, sei paralizzato, a cominciare dai concorsi universitari.

Non mi sono mai lagnato di questo e, soprattutto, non mi sono mai scagliato contro la Giustizia.

Credo fermamente che sia meglio una Giustizia imperfetta piuttosto che nessuna giustizia.

Questa, lo ricordo ai lettori, non è politica ma pedagogia, pura pedagogia, non dimentichiamolo mai.

4 pensieri riguardo “Insegnare ai nostri figli che la Giustizia è imperfetta ma indispensabile

  1. Un ragazzo di 13 anni: . Mi sono trovato a rifiutare una sigaretta e mi sono sentito uno sfigato. Tu cosa avresti fatto? Come ti saresti sentita?

    Tornata a casa ho letto questo articolo e mi sono rivista in quella chiacchierata.
    Un ragazzino ha bisogno di conoscere la tua scelta, ti chiede il coraggio di svelarti su una sigaretta, così come sulla Giustizia, così come sulla Vita.

    L’Educatore è davvero, in ogni situazione, chiamato a prendere posizione su ciò che la stessa vita gli chiede, soprattutto quando la vita domanda, tramite un ragazzo di 13 anni. L’Educatore è davvero chiamato, anche quando sbaglia, a difendere quel potere del Bene.

    GRAZIE dott. Barrilà per questo spunto di riflessione (anche se sono andata un poco fuori tema)

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    1. Cara Virna, il nome di questa pagina è “Voce del verbo stare”, e pochi conoscono il verbo stare quanto te, educatrice per vocazione vera, infatti cogli un punto decisivo, la continuità del rapporto educativo, una relazione priva di intermittenza, esente da quelle pause che troviamo nei pentagrammi. Quando dici che un ragazzino sente la necessità di sapere come la pensa il suo educatore, affermi qualcosa di decisivo perché il suo bisogno di avere fonti con le quali confrontarsi è continuo, non per ripetere meccanicamente ciò che arriva dai grandi, ma per testare la direzione dei propri movimenti e trovare fonti di ispirazione. Grazie per questa tua illuminante riflessione

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  2. Caro Domenico,
    Io penso che bambini e ragazzi abbiano bisogno di esempi e di sincerità da parte degli adulti di riferimento. Chi educa ha una responsabilità in questo, sia che si tratti di genitori o di insegnanti o di altri educatori. La Giustizia deve esistere a priori, ci sono norme e regole che vanno proposte come necessarie e non interpretabili. Ai giovani va passato questo, altrimenti può passare l’idea che ciascuno possa farsi legge da sé, secondo convenienza. Purtroppo ritorniamo spesso sul discorso di mancanza di sincerità verso i minori che ha in sé forse anche quello del valore assegnato loro. Grazie. Con stima

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    1. I bambini sono carichi di pazienza, l’idea di giustizia è più radicata in loro che in noi. Tempo fa una paziente mi raccontava di essere stata punita dalla supplente in seconda elementare perché si era alzata per farsi prestare la gomma da una compagna al primo banco. “Sono rimasta malissimo, perché l’insegnante titolare, che in quei giorni era ammalata, ci incoraggiava a muoverci liberamente in classe, anche quando volevamo sgranchirci le gambe”.
      Sembra una banalità, ma è una piccola catastrofe pedagogica. Grazie mille

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