Il Natale e la vera identità di ciascuno di noi

Il Dna è una molecola che contiene tutte le informazioni “di noi”, le stesse che passeranno ai nostri figli e alla loro discendenza. Tuttavia, anche il mondo interiore possiede un suo Dna, immateriale certo, eppure distintamente percepibile nei pensieri e nei comportamenti di ciascuno. 

Ogni persona ne è caratterizzata ed è proprio tale “impronta digitale” interna a renderci tutti riconoscibili. Possiamo “recitare”, giocare a nascondino coi nostri simili per tutto il tempo che vogliamo, ma i nostri tratti, presto o tardi, finiranno per rivelarsi ai compagni di viaggio. 

Queste caratteristiche, rintracciabili nel modo in cui pensiamo e facciamo le cose, si strutturano soprattutto grazie all’influenza dell’ambiente, a cominciare di quello che scolpì l’universo dei nostri genitori, poiché sono stati l’ambiente nel quale siamo cresciuti, così come lo furono per essi i genitori da cui nacquero. 

Apporti che, filtrati criticamente, modelleranno la nostra personalità, il modo di ciascuno di stare in mezzo alle altre persone. L’ambiente, infatti, è sottoposto all’azione della soggettività, che ne curva i messaggi rendendoli disomogenei. 

Anche le tradizioni religiose, di cui il Natale rappresenta uno dei vertici, in realtà sono “interpretazioni soggettive”. Ognuno di noi possiede un suo Natale interiore, dunque quando parliamo di identità religiosa, in realtà ci stiamo riferendo al nostro frammento. 

Ecco perché l’espressione “spirito natalizio” significa poco o nulla, se non la somma di una miriade di visioni personali, sovente inconciliabili tra di loro. 

A cominciare proprio dalla tradizione cristiana in cui Dio, caso unico, viene a trovare gli esseri umani, direttamente a casa loro. Un viaggio superfluo, in fondo coi suoi “superpoteri” non aveva certo bisogno di sprecare tutto quel tempo, per poi farsi pure martirizzare. Eppure il senso del Natale è quasi tutto in questo particolare. 

Tempo fa una congregazione di suore mi aveva invitato a svolgere una riflessione all’interno del loro convento. Il tema riguardava le nuove tecnologie. Avevo cercato di spiegare la differenza tra uno stimolo tridimensionale e uno virtuale, la profondità e il realismo del primo, l’impersonalità del secondo. 

Proprio a causa di quella visita “divina”, il Natale è una festa tridimensionale, fondata sul verbo stare, non può esistere una versione virtuale, perché lo negherebbe alla radice. Una materialità dove ognuno può andare a trovare chiunque, se animato da buone intenzioni. È questo l’unico discrimine, la qualità delle intenzioni, almeno all’interno dello spirito del Natale, che è quello dell’intero cristianesimo. La prova è nella storia, solo le civiltà aperte, nutrite o meno di mecenatismo, tendono sopravvivere, ma la stessa prova si trova anche nella mente umana, che progredisce solo quando scopre l’altro e, attraverso il sentimento sociale, ne coglie l’essenza e i bisogni. Questa psicologica è “natalizia” perché dimostra che soltanto la cooperazione aperta e fiduciosa genera progresso. Senza questa “fusione”, anzi interazione, il genere umano si sarebbe estinto da millenni.

Vista laicamente, solo a partire da questa premessa comune può esistere una festa chiamata Natale, altrimenti è un’emozione e basta. 

Parlare di identità cristiana senza passare da queste strettoie, accettandone la parti più indigeste con le relative conseguenze, può diventare un equivoco inestricabile, capace di legittimare i peggiori sentimenti, a cominciare da quelli di esclusione, cifra di questo tempo ed errore pedagogico grave, forse irrimediabile, perché i bambini, a cui crediamo di tenere tanto, saranno spinti all’interno di un territorio dominato dalla confusione, dove parole e comportamenti si porranno in opposizione, a partire dall’indomani, giorno di Santo Stefano, quando, esaurita la razione obbligatoria di bontà natalizia, tornerà la dura lotta per la sopravvivenza. 

4 pensieri riguardo “Il Natale e la vera identità di ciascuno di noi

  1. “Solo a partire da questa premessa comune può esistere una festa chiamata Natale, altrimenti è un’emozione e basta”.

    Lei, dottore, a questa frase premette “Vista laicamente”, in realtà io credo che la considerazione valga per laici e cristiani, restituendo al Natale il suo senso profondo, al di là delle luminarie, delle musichette e dei regali.

    Lo spirito natalizio è quello di chi “si fa vicino”, di chi comprende che siamo nulla senza l’altro e che l’altro è chiunque, non solo il mio familiare o il mio “vicino” o affine, di chi, come quel bambino, sa “incarnarsi” nell’altro per sapervisi immedesimare.

    Un messaggio universale e molto più profondo e radicale, non una semplice emozione passeggera.

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  2. “Solo a partire da questa premessa comune può esistere una festa chiamata Natale, altrimenti è un’emozione e basta”.
    Lei, dottore, a questa frase premette “Vista laicamente”, in realtà io credo che la considerazione valga per laici e cristiani, restituendo al Natale il suo senso profondo, al di là delle luminarie, delle musichette e dei regali.
    Lo spirito natalizio è quello di chi “si fa vicino”, di chi comprende che siamo nulla senza l’altro e che l’altro è chiunque, non solo il mio familiare o il mio “vicino” o affine, di chi, come quel bambino, sa “incarnarsi” nell’altro per sapervisi immedesimare.
    Un messaggio universale e molto più profondo e radicale, non una semplice emozione passeggera.

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  3. Il suo articolo è ben fatto. Veramente dà spunti a cui pensare profondamente. In modo particolare la prima parte, quella in cui ci si riferisce al DNA come tratto che prima o poi ci porterà sulla nostra strada. Ho avuto modo in questo periodo di leggere diversi “manifesti in cui si inneggiava alla superiorità della razza” cercando pure di dare delle spiegazioni (assurde) ad asserzioni ancor più assurde. Mi chiedo come si sia potuto credere e addirittura sostenere in modo violento a certe affermazioni. Come abbiano potuto mettere in schiavitù e morte esseri umani solo per essere di un’altra “razza o colore”.

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    1. Caro Gian Luigi, se si gaurda intorno, dalla politica alla strada, las ua domanda risuonerà moltiplicata per cento. “Come abbiamo potuto”, dice giustamente lei, ecco è un quesito che dovremmo stampare sui “nostri” manifesti, da opporre a quelli di coloro che inneggiano alla razza. Domani pubblicherò un post che le interesserà molto, a questo proposito.
      Un caro saluto e grazie

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