Duemila e ventiquattro. Smettiamola di bullizzare i genitori. E i ragazzi 

Non è uno slogan il titolo, nessuna frase a effetto. Semplicemente la presa d’atto della sgradevole commedia delle parti che per anni si è giocata sulla pelle dei genitori, che avranno pure delle responsabilità, come tutti e, di sicuro, non sono i primi a doversi flagellare.

Di certo, malgrado si siano persi, come la psicologia e mille altre agenzie, nei flutti del disagio, non solo giovanile, sono coloro che pagano il prezzo più alto al rischio di procreare, un rischio istigato da chi immagina che fare figli salvi il mondo oppure che la disciplina sia un argomento legato a una visione poliziesca piuttosto che alla capacità di essere autorevoli, convincenti, credibili.  

Le ultime generazioni di madri e padri si sono trovate ad agire all’interno di un autentico terremoto dove gli scaffali sono stati completamente ribaltati e niente è rimasto al proprio posto. Lo scarto tra queste persone e i figli è immensamente più grande di quanto non fosse quello che li separava dai loro genitori, ciò che avevano imparato mezzo secolo fa o quarant’anni fa dalle loro madri e dai loro padri, oggi non vale più o vale poco, talvolta niente. 

Eppure, su di loro è iniziato a un tiro al bersaglio incessante, a tratti vigliacco, senza mai una parola di conforto ma spesso processi pubblici, pure a pagamento, talvolta da parte di persone che non ci spiegano come se la sono cavata essi stessi come genitori.

Il compito del governo, di qualsiasi governo è affiancare le famiglie, non quelle però che spesso tengono in memoria i suoi rappresentanti, ma quelle immerse nel brodo caustico di oggi. Spetta ai politici immaginare modi competenti per stare vicini alle mamme e ai papà, invece di continuare a rimproverarli. Lo stesso dovrebbero fare gli esperti, invece di continuare a presentare l’elenco dei danni, evitando di sommergerci di riflessioni sui disagi. Vale anche per le agenzie morali, intente a proporre valori che forse sono sfuggiti di mano anche al loro interno.

Nessuno possiede risposte, siamo onesti, perché vanno costruite e testimoniate, lavoro improbo che richiede competenza e capacità di impegno costante. Recentemente sono rimasto sconvolto, dopo una conferenza, che pure mi era stata pagata il giusto, apprendere quali sono i tariffari della compagnia di giro che processa i genitori. La buona notizia e che le persone alle quali devo l’invito, mi hanno detto, un mese dopo, mentre ci scambiavamo gli auguri natalizi, che finalmente molti si stanno rendendo conto che il tempo degli spettacoli sulle spalle dei genitori e dei ragazzi volge al termine. 

Come per l’emergenza climatica, le vie d’uscita ci sono, a patto che superiamo la fase dell’analisi e l’abitudine infantile di dare la colpa al più debole (in fondo è bullismo pure questo) cominciando a fare ciò che spetta a ciascuno. Non dico chiedere scusa ai genitori, sarebbe troppo, ma perlomeno smetterla di farne facili capri espiatori di un mondo sopraffatto dalla confusione ma incapace di mettersi accanto a chi, tutti i giorni, deve fare i conti con le inquietudini dei nuovi esseri umani, i quali chiedono solo di essere censiti, registrati, ascoltati, capiti ponendo domande, anche silenziose, anzi soprattutto silenziose, che esigono risposte collettive vere, profonde, compassionevoli.

Il resto ce lo possiamo anche risparmiare. 

La mia attività clinica volge al termine, l’orologio del tempo scorre anche per il sottoscritto, non cesserà quella “civile”, che da sempre mi vede vicino ai cittadini. Forse continueremo a capirci poco, forse nulla, ma almeno non ci tireremo le torte in faccia. È sempre stato così.   

14 pensieri riguardo “Duemila e ventiquattro. Smettiamola di bullizzare i genitori. E i ragazzi 

  1. grazie domenico barrilà. come al solito i suoi articoli e le sue riflessioni mi illuminano nel buio di questi tempi.
    in questo caso io sono genitore di due ragazze ormai adulte, ma leggo che i problemi sono gli stessi di anni fa.
    le faccio tanti auguri di serenità e gioia per il futuro anno.
    francesca

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    1. Il quadro, cara Francesca, si illiumina da solo. Purtroppo. Quando non si è in grado di fornire risposte al disagio, crescente, delle persone e dei gruppi umani, si chiamano sul banco degli imputati i soliti noti, ossia la famiglia e la scuola.
      Certo, è consolatorio, ma i problemi finiranno per diventare ingovernabili. Grazie e tanti auguri anche a lei

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  2. “I genitori vogliono essere più giovani dei figli. Gli ex contestatori sono servi dei più piccoli”
    “Siate genitori non amici”
    “Anziché laurearsi in lettere o economia, i genitori dovrebbero laurearsi in famiglia”
    “I genitori stanno rovinando una intera generazione di figli”
    “Ormai esistono molti genitori ma pochi padri e poche madri.”
    “I genitori fanno i sindacalisti dei figli”
    “I genitori faticano ad accettare l’età che avanza. Non possono essere amici dei loro figli”
    Basta aprire il web e leggere i titoli degli interventi più recenti di alcuni suoi insigni (?!) colleghi e colleghe per darle ragione.
    Posto che, come lei suggerisce, sarebbe da valutare poi anche la genitorialità di questi predicatori, che talvolta dispensano banalita’ tali che anche a un comune, banalissimo genitore autodidatta sembrano la saga dell’ovvieta’, il punto è proprio quello suggerito.
    I genitori non vanno processati, vanno accompagnati, in un “mestiere” che si impara strada facendo e per il quale non servono titoli accademici ma testa e cuore.

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    1. Caro Gianni, molte affermazioni che lei mette tra virgolette sono oramai parte delle più popolari convinzioni comuni, ma dovremmo domandarci come siamo arrivati a questo punto, tutti dovremmo domandarcelo, perché nessuno è immune dalla caccia al genitore.
      Per carità, i genitori non possono chiamarsi fuori da questo gioco a rimpiattino, quello che non si può invece mettere in conto ai genitori è di essere i responsabili del degrado pedagogico, oggettivo, con cui tutti dobbiamo fare i conti. Dunque, sarebbe doveroso cominciare a tirare il freno a mano e ammettere, con sincerità, che due genitori non bastano più, quando ci sono, perché la frantumazione della famiglia li depotenzia continuamente. Bisogna ragionare di questo quadro, discretamente distante dalle cose che ognuno, dalla politica in giù, si racconta. Grazie di cuore

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  3. Caro Domenico, con i miei rinnovati auguri di un sereno 2024 e di un’attività clinica che volge al termine con l’empatia e la professionalità che la contraddistinguono come persona e specialista , aggiungo alcune mie considerazioni sul tema che propone. Credo che sia più facile guardarsi in giro e cercare il responsabile per problemi educativi piccoli e grandi che non mettersi in discussione e cercare di capire in quale misura i singoli ne siano responsabili anche inconsapevoli. Spesso la scuola dà la colpa di situazioni educative problematiche ai genitori, i genitori alla scuola, spesso si fa riferimento ad una “società” in modo generico, dimenticando che la società siamo tutti noi, un sistema che ha bisogno di ingranaggi diversi ma interdipendenti;quando uno di questo va in sofferenza, tutto il sistema ne risente. Proiettando la riflessione dalla meccanica all’educazione, é chiaro, a mio avviso, che tutte le agenzie educative debbano mettersi in discussione e fare il proprio al meglio: l’amministrazione pubblica supportando le famiglie, promuovendo cultura e servizi, la scuola portando avanti i suoi compiti educativi e formativi, la famiglia puntando a realizzare al meglio il ruolo di prima agenzia educativa. Ognuno può sbagliare, ma, in ogni situazione, prenderne atto ricercando sinergie e supporto, è fondamentale. Purtroppo è più facile cercare altrove le fragilità. Eppure riconoscerle vorrebbe dire acquisire consapevolezza e trivarr la condizione per provare a fare di meglio. Cordiali saluti
    Antonella

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    1. Grazie Antonella, in questi giorni abbiamo visto come possono cadere rovinosamente idoli che sembravano indistruttibili. Influencer adorati prima, in modo fanatico, immotivato, acritico. Messi al muro adesso, con altrettanta radicalità, privandoli di ogni attributo umano.
      I genitori si proteggono dal giudizio collettivo, che significa gogna e vergogna, mettendo “in bella” la vita dei propri figli, lo fanno per istinto di conservazione, senza rendersi conto che stanno mettendo una scure alla radice della pianta. Lei, che vive di scuola, sa di cosa parlo.
      In un contesto civile dove l’ìunica tutela sembra la difesa acritica di sé e della prole, il suo asupicio, necessario, deve scalare cime aspre, molto aspre. Lei ricorderà che la collana illustrata per bambini, che avevo creato insieme a Emanuela Bussolati, esaltava il coraggio come capacità di tollerare l’insuccesso. Avevo in mente proprio la deriva che ci sta travolgendo, proprio perché l’insuccesso, dei figli, quindi proprio, è oramai considerato una vergogna senza scampo. Buon anno

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  4. Buon anno a tutti.
    Buon anno a Lei dottore che comincia una nuova vita.
    Questa mattina, dopo il vortice delle feste, mi riprendo i miei tempi e ascolto le notizie con calma, leggo il suo articolo e ripenso alle chiacchierate fatte con amici e parenti in questi giorni.
    Per quanto riguarda chi ci governa la conferma della non attendibilità e del pericolo che si portano addosso arriva dalla notizia del deputato che va alla festa di Capodanno con un’arma, che pure usa. Chiederò a mio figlio, che se ne frega altamente della politica, cosa dicono i social, quelli che segue lui, come commentano il fatto. I criteri di lettura dei nostri giovani sono veri, ironici e costruttivi.
    Lo scemo del villaggio (nome di un noto collega, rimosso) continua a vendere la sua immagine di bello e a dire cavolate sui genitori forse perché non ha altro modo di rimanere in vista.
    Forse questo signore dimentica che, come dicevano i nostri vecchi, la ruota della vita gira a favore dei figli e non dei genitori e sono loro, i figli, ad aiutarci a leggere la realtà con lenti diverse delle nostre, vecchie di 60 anni nel mio caso.
    Non è facile ammettere che non sempre si capiscono i figli. Ho urlato, sbraitato per mesi per uno di loro, chiuso in camera col telefono, per scoprire successivamente che conosce perfettamente l’inglese e che le ore passate in camera col telefono erano ore di studio, la sua vera passione.
    Parlando con Lui questa mattina ho detto in modo deciso che non approvo la madre di un suo amico, che si è permessa di umiliare il figlio pubblicamente. ‘ I genitori sono il porto sicuro dove ripararsi sempre, qualsiasi cosa succeda’ gli ho detto. Ripensandoci ogni educatore, e il bellone rientra nella categoria, in realtà ha questo ruolo, altrimenti a cosa educa? E’ uno sforzo cercare di applicare un progetto senza sapere che si può sbagliare.
    In questi giorni ho incontrato ‘nipoti genitori’ con i loro piccoli, tutti tesi a fare del loro meglio e tutti pieni di preoccupazione. Problemi logistici, chi porta a scuola, chi riprende….Problemi di educazione, in particolare la tecnologia, ma anche che scuola fare frequentare. Gli asili e le elementari, mi dice un 35 enne padre di 3 figli, hanno classi con 20 bambini stranieri, anche grazie, aggiunge, alla scuola privata cattolica che negli ultimi 20 anni ha il boom di iscrizioni. Si potrebbe entrare al nido e uscirne con la maturità. L’ordine che gestisce la scuola è nato per provvedere ai bambini bisognosi, ha ribaltato la finalità.
    Sono sempre i miei figli che mi vengono in aiuto, per loro i confini si sono allargati anche fisicamente, e ci dicono che nella nostra Nazione non sono intenzionati a tornare. Pagare le tasse e sentirsi coglioni in Italia è la stessa cosa.
    RESISTENZA .
    I partigiani hanno fatto la resistenza e ci hanno regalato la democrazia. Credo si debba ripartire da qua per i figli e per i giovani. Anche se, inutile negarlo, l’amaro in bocca è tanto.

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    1. Carissima Dani, come vede mi sono permesso di rimuovere il cognome di quello che lei etichetta come “scemo del villaggio”, un collega che probabilmente non è esente da responsabilità rispetto alla deriva che si è venuta a determinare, ma non vorrei personalizzare il problema, che è molto serio e tocca la coscienza di molti professionisti, ma non solo. Ci siamo di mezzo tutti in quella foto così brutta e sfocata.
      Mi colpiscono molto le sue parole, ruvide ma precise come dardi, mi chiedo quanto io stesso abbia contribuito a determinare lo stato di cose che abbiamo davanti, quello di cui, invece, sono certo è che le nuove generazioni sono riuscite, forse senza volerlo, a togliere il velo e farci sentire tutti incapaci. Incapace la politica, incapace la scuola, incapaci i genitori, incapaci i cosiddetti specialisti, di cui faccio parte anche io. Il punto è che ce ne dimentichiamo subito, pensando alla fine che si è trattato solo di un’illusione percettiva, ma non è così.
      Nei giorni scorsi una gruppo di adolescenti mi aveva regalato un opuscolo, scritto da loro, una storia che parla della distanza che avvertono dai genitori e delle difficoltà di intendersi. Mi creda, le loro parole, impensabili quando avevo la loro età, intimidiscono perché sono dense, pregne di significato, consapevoli. Interfacciarsi con quelle ragazze non è facile. Le avevo di fronte, in prima fila, durante una conferenza in Toscana, all’inizio di dicembre, e leggevo nei loro occhi una sapienza che riempie di interrogativi anche chi, come me, si illude di non avere mai perso contatto con le nuove generazioni. Un caro saluto

      Ps. La mia “nuova vita”, come la definisce lei, non è ancora iniziata, ma non si discosterà poi tanto dalla vecchia, che lascerò con gradualità, devo prima portare a termine tutto ciò che è stato iniziato.

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  5. Come sempre, Domenico, leggerti, come ascoltarti è fonte di profonda riflessio!!ne che pochi sembrano disposti a fare nel nome della velocità del giudizio. Ecco, ciò che da tempo mi perplime e mi amareggia è che c’è una facilità e velocità di giudizio incredibile, quasi fosse necessaria e un pericoloso gioco a chi non giudica subito è fuori. Mi sembra evidente la necessità di avere sempre un nemico, spesso trascurando l’importanza di essere amici e di avere amici. Buon anno Domenico e non smettere di far sentire la tua voce! Grazie

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    1. Ti ringrazio per la tua riflessione, che tocca molti nervi scoperti, a cominciare dall’accelerazione insensata, di cui tutti siamo vittime ancora prima che colpevoli. Purtroppo saranno gli eventi a fermarci, la bolla esploderà e, spero, cominceremo a interrogarci. Un caro saluto e buon anno

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  6. caro Domenico, il mio commento tardivo vuole semplicemente esprimere la rassicurazione di poter continuare a leggere le tue riflessioni, anche dopo avere chiuso con la “professione attiva”.
    Ma poi certe professioni non si abbandonano mai del tutto: magari cambiano i modi, e le investiture formali.
    Un caro saluto, Mauro Colombo

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    1. Non preoccuparti, caro Mauro, questo spazio possiamo tenerlo aperto fino a quando vogliamo. magari un giorno ci ritroveremo solo io te, vecchietti, a rievocare quando ci siamo conosciuti, credo a Rho, presso l’azienda sanitaria, durante un convegno nel quale non ricordo più di cosa di parlava. Un carissimo saluto

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      1. caro Domenico, con un po’ di ostinazione ho recuperato la occasione – e le diapositive – del nostro incontro: era appunto a Rho, presso la ASL, che aveva organizzato per il 19 ottobre 2015 una interessante e variegata giornata formativa; c’eri tu e Duccio Demetrio; una mia collega aveva presentato una relazione coinvolgente sulla gestione dei disturbi alimentari in un “nucleo Alzheimer”: aveva esemplificato con casi clinici reali concetti assistenziali in ottica protesica, basati su un approccio neurobiologico; io avevo parlato di neuroprotezione, con particolare attenzione agli aspetti nutrizionali. Con la mia collega eravamo tornati molto soddisfatti da quella giornata: dalla nostra chiacchierata che ne seguì, diventammo “amici di penna”; te ne sono grato, Mauro

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      2. Grazie Mauro, eravamo più giovani di 9 anni, cosi si usa dire: il tempo è volato. Anche io ricordo quella giornata, nel mio archivio credo di avere conservato il volantino, molto bello e variopinto. Appena lo trovo te lo giro.
        Ero stato tra persone che avevano voglia di ascoltarsi e avevo conosciuto un nuovo amico. Un carissimo saluto

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