Giovanna Pedretti e l’odiatore. Un viaggio nella nostra testa e nella scatola nera dei social network

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6 pensieri riguardo “Giovanna Pedretti e l’odiatore. Un viaggio nella nostra testa e nella scatola nera dei social network

  1. “Per una carezza si può, si deve perdonare”
    trovo questa sua frase, caro Domenico, il
    commento più umano è profondo che abbia
    letto
    a riguardo di questo fatto di cronaca molto
    doloroso. Mi dispiace molto per questa
    signora. Nel web si sparano giudizi, cattiverie,
    falsità su tutto e tutti, inconsapevoli del male
    che le parole fanno sulle vite delle persone
    fragili. Dove sta finendo la nostra capacità di
    cooperare, l’empatia?

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  2. Caro Domenico, la vicenda della signora Giovanna lascia davvero attoniti e il contesto in cui si è svolta fino al suo trahico epilogo, contesto di rete, social, narrazioni costruite ad hoc é come se facesse accendere una “spia” che segnala che davvero qualcosa si sta sfasciando. Queste comunicazioni private di intetlocutori reali, questi flussi scomposti di fiumi di parole, questo voler “apparire” a tutti i costi ci stanno portando in una direzione asociale. I due cassetti da cui estrarre forme di lettura ed interazione che Lei propone nel suo articolo ormai sono sempre più modalità in uso esclusivo. Lo si coglie non solo nei fatti di cronaca, ma anche nella vita di ogni giorno. I social amplificano senza mezzi termini, accendono riflettori ma, come succede nella realtà, la luce contribuisce a nascondere difetti, fragilità, ad esaltare. Molto tempo fa mio marito salvò dall’annegamento tre ragazzine. Allora non c’era lo smartphone, non c’erano i social. E la spiaggia era deserta. Il suo solo consenso è stato quello di aver fatto il suo dovere. Altro non era necessario. Oggi qualsiasi evento si amplifica, anche il più banale, i fatti possono essere distorti con estrema facilità. Se ne dovrebbe parlare di più di questo aspetto. Si tratta di dare strumenti critici, di coltivare priorità di valore al fare con e per gli altri e non all’apparire a tutti o costi sugli altri.
    Grazie Domenico. Un caro saluto.
    Antonella

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    1. Cara Antonella, il punto è che un umanissimo bisogno, dichiarare la nostra esistenza in vita, si è trasformato in un diritto senza condizioni.
      Quando si arriva a questo limite significa che qualcosa si è guastato nelle relazioni e nei mondi interiori. Emergere è una necessità vitale, ma quando il prezzo che siamo disposti a pagare diventa troppo alto, il gioco ci sfugge di mano e finisce per travolgere tutti. Grazie davvero

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