Recente documento Vaticano su temi bioetici e sociali. Si sofferma anche su aspetti legati alla vita dei ragazzi di oggi, in particolare dove si parla di cambio di sesso, che si vorrebbe ammissibile “solo” in caso di “anomalie” ai genitali, come se la nostra identità si potesse desumere solo dall’aspetto fisico. Ingenuo e crudele.
Tuttavia, il vero punto dolente sono le affermazioni anacronistiche sulla fantomatica teoria del Gender, definita “pericolosissima” perché cancellerebbe le differenze tra i sessi, ma parlare di teoria del Gender è come parlare dei dischi volanti. Un’Istituzione prestigiosa non può permettersi di fare intendere, senza portare alcuna prova, che qualcuno attenterebbe all’identità di bambini e ragazzi, spingendoli a svincolare i loro gusti sessuali dal proprio assetto biologico.
Non si può essere a favore né contro qualcosa che non esiste. Una teoria si può accettare o confutare, ma deve esistere e quella del Gender è una bugia, non c’è.
Del resto, se qualcuno afferma che il modo di essere maschio o femmina dipende anche da condizionamenti culturali, dice qualcosa di sacrosanto. Lo stile di vita di un bambino è orientato dagli stimoli ambientali, meno male perché se non fosse così sarebbe inutile educare.
“Papà mi portava a messa con borsettina e cappottino rosa”. Questo è un condizionamento culturale. Se un padre passa l’aspirapolvere, lava i piatti, stira e rifà i letti, sta mostrando ai propri figli un’idea, bellissima ed evoluta, di maschile e di femminile. Questo è un condizionamento culturale.
Chi ricopre uffici tanto delicati non può insinuare che qualcuno stia tramando per farci diventare tutti ermafroditi.
Un ventenne, reduce da una relazione eterosessuale, mi comunica che ora esce con un ragazzo, aggiungendo che sente da sempre dentro di sé questa natura “pansessuale, “mi innamoro della persona, a prescindere da sesso”.
“Nel gruppo siamo una ventina, tra i quattordici e i sedici anni. Solo tre sono dichiaratamente eterosessuali, il resto bisessuali, gay e lesbiche”, racconta un quindicenne, lui è uno dei tre eterosessuali del gruppo, ma viene agli incontri con le unghie laccate e i capelli lunghissimi, dalla foggia ostentatamente femminile.
I ragazzi sono messaggeri “espliciti” di mondi che esistono già e che noi grandi non vogliamo vedere, sedotti da fissità che rappresentano estremo rifugio di chi si ostina a rimanere in rada perché il mare aperto è pieno di pericoli, con l’aggravante che in quella rada ci vorrebbero tenere anche i ragazzi, salvo poi lamentarsi quando se li vedono sfuggire di mano.
Li sogniamo “secondo natura”, ma una natura rigorosamente asservita alla pedagogia dei grandi, sempre la stessa.
Non sono i loro bisogni profondi, così simili ai nostri, a separarci dai ragazzi, semmai quello stress e quel rumore che li circonda, sempre più assordante, che li costringe ad alzare il volume per non rimanere sopraffatti, a incrementare la segnaletica del loro corpo per essere notati. Non è il disagio esistenziale delle loro creature, che fino a poche settimane prima erano bambini e ora subiscono collaudi sociali esasperati, a spaventare gli adulti, bensì le loro preferenze sessuali, forse per questo spiazzanti, caricaturali.
Uno dei tanti modi per reclamare il diritto di essere amati per ciò che sono.
Grazie Domenico, chiaro al punto, come sempre.
Nel mio piccolo ringrazio che, con tutti i casini che hanno fatto i miei genitori, abbiano almeno avuto il buonsenso di non discutere perché mio fratello preferiva il rosso ed io l’azzurro e, soprattutto, di aprire la cucina e la cantina a entrambi senza limiti. Così abbiamo potuto imparare cucinando con la mamma o aggiustando e costruendo cose col babbo. Ah, entrambi abbiamo anche imparato a giocare ferocemente a carte, quei giochi da bar così poco adatti ad una signorina e in cui ero così brava.
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Mi pare che nessuno dei due sia caduto nelle spire della confusione di genere, forse sarebbe bene dare un’occhiata nella testa di chi continua imperterrito a parlare di Teoria del Gender, come se si riferisse Teoria alla Relatività, ossia di un sistema di affermazioni verificate e comprovate. Spiace che un’istituzione così importante come la Chiesa cattolica si accodi a tali eccessi di fanatismo, ma per fortuna il terreno su cui cadono queste pretese è piuttosto diverso da quella in cui cadevano certi anatemi nel passato. Un caro saluto
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Caro Domenico, quello che più colpisce è proprio la provenienza di certe riflessioni, istituzione che dovrebbe essere accogliente e flessibile per sua natura, non giudicante e che valorizzi tutte le individualità nella loro unicità e bellezza. Mondi che esistono già, come Lei dice, e che chiedono solo di essere accolti e ascoltati, riconosciuti nel diritto di esistere contro ogni pseudoteoria. Grazie Domenico, sempre stimolante leggere le sue riflessioni.
Con stima
Antonella
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Grazie Antonella, “riconoscere”, è questa la parola chiave della comune riflessione. Se accettiamo che qualcuno si arroghi il diritto di mettere la vita degli altri sui propri binari, utilizzando in modo malizioso le parole, magari spacciando per Teoria delle superstizioni e dei puerili abusi di soggettività, ecco, se accettiamo queste pretese infondate e insopportabili, metteremo in pericolo i bambini, i ragazzi e tutto ciò che li circonda. Un caro saluto
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La cosa drammatica è che il documento di cui lei parla, dottore, si intitola “Dignitas infinita circa la dignità umana”, quindi vi è anche la presunzione di parlare a difesa della dignità delle persone.
Dopodiché parlare di identità sessuale come qualcosa che riguarda esclusivamente “anomalie dei genitali”, senza intuire ne’ cogliere quanto invece il dramma per tantissimi e tantissime stia proprio nel disagio o addirittura nell’angoscia di sentirsi prigionieri di un corpo che sessualmente non esprime la propria identità di genere, significa proprio non capire cosa sia il rispetto per la dignità di ogni persona. Non provare empatia, non sapersi immedesimare, non conoscere compassione.
Ma negli slogan sono dei campioni, la vita è dono, il corpo è dono, il creato è dono. Fortunatamente evolviamo e non pendiamo più dalle loro labbra come i nostri padri e le nostre madri e le chiese sono sempre più vuote.
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Si, caro Gianni, è questa distanza siderale tra la realtà e chi la guarda da dietro le finestre, a impressionare, quando chi guarda è un soggetto religioso.
Produrre documenti su documenti, senza mai trovare il tempo di camminare sulle strade di cui si parla, non colpa i vuoti ma li crea.
In questi giorni un’interrogazione di un politico di lunghissimo corso, rischia di mettere fine ai terapie che bloccano lo sviluppo puberale in attesa di decidere del cambio di sesso. Sarebbe una tragedia, ma non sembra interessare a chi produce quei documenti forbiti che non legge nessuno e non sembra interessare alla politica. Anche questo può diventare voto di scambio, per giunta sulla pelle di creature innocenti e delle loro famiglie. Buonanotte
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