La tradizione può diventare una zattera immobile nell’oceano

Sono le sei del mattino. Attendo l’imbarco, tra poco più di mezz’ora.

Un sacerdote del Centro Italia, un paio di mesi fa, mi aveva tentato con una bella proposta, ossia programmare sei incontri, uno al mese, in cui si parla di psicologia, ma partendo da uno spunto biblico.

Oggi pomeriggio, per il primo incontro, mi concentrerò sul concetto di unicità, partendo da un titolo tratto, come gli altri, dalla scrittura.

Egli conta le stelle e chiama ciascuna per nome.  Salmo 147,7. Perché l’educazione e il catechismo non sono riti collettivi, ma azioni mirate, dedicate alla singola persona che ci troviamo di fronte”.

Mi sono chiesto quante fossero le stelle che si vedevano a occhio nudo quando il salmista scriveva quelle parole. Oggi sono seimila, come allora, immagino, con una differenza, non piccola. I telescopi sempre più sofisticati che scrutano il cielo cambiano continuamente la contabilità. Solo nella nostra galassia le stelle potrebbero essere più di 300 miliardi, ma se consideriamo che le galassie sono centinaia di miliardi pure esse e ognuna contiene numeri impressionanti di stelle, un eventuale Creatore avrebbe parecchio da fare a stare dietro ai numeri e dare un nome a ciascuna stella.

L’espressione biblica da cui prenderà spunto il mio intervento di oggi, si riferisce a un cielo “piccolo”, che qualcuno potrebbe definire “tradizionale”, abitato da un numero di stelle assai modesto, poche migliaia, come dicevo prima.

I seguaci della “tradizione”, sempre pronti a opporsi a tutto ciò che si muove, vorrebbero il solito cielo, perché un mondo che muta li mette psicologicamente a disagio, loro non vogliono educare al cambiamento, ma semplicemente fermarlo, in nome della tradizione, che può valere al massimo quando si parla del capitolato del Parmigiano Reggiano, negli altri casi dietro la parola “tradizione”, si nascondono i limiti della nostra percezione, della nostra sensibilità, della nostra intelligenza, della nostra conoscenza.  Di tradizionale nell’universo non c’è nulla, tutto evolve, anche se questo può dispiacere a coloro che necessitano di persistenza e sono travolti dall’ansia quando vedono mutare ciò che li circonda.

Non esiste neppure l’uomo “tradizionale”. A metà Ottocento la speranza di vita in Europa era assai più bassa di quella attuale, così come l’altezza media.

Eppure, spesso, chi non vuole cambiare si attacca alla tradizione, come una cozza allo scoglio, e non si tratta di una parte minoritaria della società, per questo la tradizione è terreno di caccia per chi vuole conservare o ampliare il proprio potere promettendo immobilità.  Ma si tratta di un’illusione, persino la mia posizione e quella di chi legge, nel tempo necessario per scorrere questo breve post è mutata enormemente, considerato che la Via Lattea, la nostra casa, si sposta nel cosmo alla velocità di 600 chilometri al secondo. Se per leggere questa pagina impiegaste anche solo cinque minuti, nello stesso tempo vi sareste spostati nello spazio di centottantamila chilometri.

8 pensieri riguardo “La tradizione può diventare una zattera immobile nell’oceano

  1. “Se per leggere questa pagina impiegaste anche solo cinque minuti, nello stesso tempo vi sareste spostati nello spazio di centottantamila chilometri.”
    Se solo guardassimo avanti e non così spesso indietro. … bellissima riflessione, come sempre!!!!

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  2. Caro Domenico buon viaggio!
    La Bibbia fornisce spunti di riflessione ricchissimi, a meno che non la si usi come un’etichettatrice o una macchinetta sputa sentenze (tendenza purtoppo estremamente diffusa, sia nella Chiesa che nel mondo politico).
    Il tuo accenno al disciplinare del Parmigiano Reggiano mi rammenta la recente scoperta del podcast DOI- Denominazione di Origine Inventata, in cui lo storico e docente universitario Alberto Grandi smantella le finte tradizioni del cibo italiano (compresa quella del Parmigiano così come lo conosciamo noi), non per spirito iconosclasta ma proprio per non fermarsi a giudicare l’etichetta e invece godersi appieno il cibo.
    Credo sia una questione di attitudine (con le persone come con il cibo e più in generale la vita) il rifiuto oppure l’accettazione del fatto di doverci considerare esseri in perpetuo, ingovernabile e solidale movimento.
    E in tutto ciò la Bibbia dice anche che Dio non solo chiama per nome ogni stella ma conta persino i capelli sulla nostra testa (Mt 10,30).
    Bel progetto davvero, fortunato chi ci sarà.

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    1. Verissimo, le etichette sostituiscono spesso il prodotto, ma quando accade per il Parmigiano Reggiano ci possiamo difendere, in qualche modo, mentre quando ci intestiamo cose più grandi di noi, come accade nelle religioni, rischiamo di ridurle alla nostra dimensione, con effetti non sempre utili alla causa. Grazie per le tue parole

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  3. e sì che papa san Gregorio Magno sosteneva che “crescit cum legentibus scriptura”: la scrittura cresce con chi la legge, riferendosi alla bibbia

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    1. Si, caro Mauro, una pagina ignorata è una pagina morta. Naturalmente se la pagina merita dei essere letta, in caso contrario la sua morte è un esito auspicabile. Buonanotte e grazie della tua presenza

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  4. Buongiorno Domenico e buongiorno a tutti i tuoi lettori e lettrici. In un tuo recente intervento hai usato l’espressione “addomesticare il futuro”. Ci inviti, insomma ,a non metterlo alla catena o in gabbia… seguendo antiche usanze di alcuni e perenni tentazioni di tutti. Grazie come sempre.

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    1. Caro Maurizio, la nostra psiche è orientata “in avanti”, verso il futuro e il futuro è possibilità. In quello spazio, la possibilità, la nostra vità trova obiettivi e interessi. Nel passato manca questa dimensione, il passato possiamo rileggererlo ma non sempre siamo in grado di cambiarlo. Grazie

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