Oggi, 2 novembre 2024 ricorre il quarantanovesimo anniversario dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini. Era il 1975. In quei giorni, giovane studente lavoratore, per la prima volta mi ero concesso un viaggio in alcuni paesi europei.
I cellulari erano lontani delle nostre giornate, così avevo appreso di quella tragica morte dai giornali stranieri, che dedicavano l’intera prima pagina al grande scrittore e cineasta italiano. Mi colpirono il rilievo dato alla figura dell’artista, ai suoi meriti, alla sua poetica, il dispiacere sincero per la perdita di un pensatore originale e anticonformista. Si rimarcava scomparsa di un personaggio di rilievo, trascurando, com’era giusto fosse, la sua omosessualità.
Un quarto di secolo dopo avevo trovato culturalmente assai diverso l’approccio all’omicidio di un ottantaduenne tassista, avvenuto nel gennaio del 2001. Era stato barbaramente assassinato a coltellate da un giovane partner. La vittima era stata iscritta d’ufficio nel girone dei morbosi, a causa della sua omosessualità, cancellando la persona e rendendo quella morte quasi una giusta pena.
Per troppi, omosessualità continua a fare rima con inferiorità, senza che costoro si rendano conto, come l’attività clinica ricorda ogni giorno, che i veri disturbi, spesso fobie, dunque patologie, albergano nel loro mondo interiore.
Nel caso dell’omicidio del povero tassista, l’essenziale, ossia un ragazzo che aveva ucciso barbaramente un anziano, era sparito, diluito nei rivoli della morbosità dove l’assassino quasi assurgeva al ruolo di angelo vendicatore.
Un quadro non troppo diverso da quello cui si trovò di fronte, più di un secolo fa, Sigmund Freud, che deve la fortuna della Psicoanalisi anche alle omissioni che circondavano la sessualità, cui tolse il pesante coperchio fabbricato dal codice vittoriano, ma per un’infinità di educatori quel coperchio non è mai saltato e la corporeità, confinata nel regno della malizia e delle risatine di compiacimento, perde il suo ruolo, minando le sicurezze dei loro figli ed esponendoli
Dove c’è carenza di informazione seria, sbocciano mitologie, premono bisogni di sapere che possono imboccare sentieri deviati, ma soprattutto cresce l’ignoranza, arma letale per eccellenza. Quasi sempre ciò che è negato, espulso dall’universo della ragione, finisce per caricarsi di significati che non gli appartengono e si ritorce soprattutto contro i più fragili, proprio i bambini e i ragazzi, che si pretende di tutelare attraverso l’omissione. Negli Stati Uniti, ad esempio, dove il puritanesimo sopravvive anche nei costumi educativi, esistono centinaia di pubblicazioni porno per minorenni, un mercato che si alimenta proprio del “silenzio assoluto” degli educatori. In questi mondi, dove noi e i nostri figli sembriamo burattini in balia di istinti inconfessabili, Pier Paolo Pasolini, persona di genio cui dobbiamo moltissimo, smette di essere grande artista e uomo di cultura, impegnato perennemente a dare dignità alla vita, e resta solo un “omosessuale”, con tutto l’avvilente e diseducativo corredo di ignoranza che circonda quella parola.
Grazie per la sua riflessione, di attualita’ stringente, perché nel nostro Paese la parte politica che ci governa e Associazioni fanatiche e integraliste cercano di annullare le conquiste civili delle persone LGBTIQ+.
Peraltro, mentre i malati sono gli omofobi, in Italia è purtroppo ancora diffusa una cultura che guarda all’omosessualità come a una patologia.
È solo della scorsa primavera la condanna a carico del Ministero della Giustizia perché una Casa Circondariale aveva fatto richiesta di “visita psichiatrica per omosessualità” per un proprio Agente Penitenziario, pretendendo di qualificare ancora una volta l’omosessualità come una patologia e come un reato allo stesso tempo.
Fortunatamente la Magistratura ha risposto in modo netto, dichiarando colpevole il Ministero della Giustizia, reo di non avere emanato norme chiare nel merito e di avere lasciato che fosse permesso un simile abuso.
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Caro Gianni, un paio di giorni fa abbiamo appreso che l’assessorato alla famiglia della Regione Sicilia si avvale della consulenza di un avvocato lombardo noto per le sue posizioni omofobe e antigender, una teoria che nella realtà non esiste ma che serve a persone disturbate, certamente che molte pendenze interiori irrisolte, per legittimare l’odio verso gli omosessuali. La novità è che adesso lo si fa sfacciatamente coi soldi pubblici. Un caro saluto e grazie
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