Lo stile di vita di Papa Francesco

Quando un uomo diventa Papa non smette di essere ciò che era prima, si tiene tutte le caratteristiche buone e i difetti che lo avevano accompagnato nella vita.

A questo principio non fa eccezione il percorso di Papa Francesco, persona complessa, difficile da inquadrare in modo definitivo, anche perché le sue frequenti esternazioni veicolavano quantità di informazioni ragguardevoli e di grande contenuto.

Tuttavia, questo è certo, a Francesco non si potrà mai contestare distrazioni su quello che riteneva il bene supremo, ossia la persona e le sue crescenti fatiche, esistenziali, fisiche, materiali. Su questo cespite la sua azione è stata forte e coerente, ai limiti di una sana ossessione.

Nell’articolo che segue racconto episodi di cui sono stato testimone e che fanno risaltare la profonda attenzione per l’uomo di un pastore coerente e appassionato.

https://www.today.it/opinioni/papa-francesco-storie-inedite.html

16 pensieri riguardo “Lo stile di vita di Papa Francesco

  1. Finalmente un articolo serio.
    Che non ci parla della passerella ipocrita dei potenti, della tanatoprassi, degli oggetti nella bara o riporta pronostici sui “papabili”.
    Grazie per questa testimonianza.

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  2. Ci mancherà questo Papa. Ha incarnato e fatto conoscere la profonda tenerezza del Vangelo, la presenza di un Dio che è prima di tutto un papà.

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    1. Di sicuro la sua spontaneità ha aperto molte serrature. Tocca a chi crede nei diritti più preziosi dell’uomo impedire che si richiudano.
      Un caro saluto

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  3. Una lettera, una telefonata, un incontro.
    Papa Francesco l’uomo dei segni concreti, umani e umanizzanti.
    Un Papa Franciscus che muore il giorno dopo la Pasqua del suo Signore, è un segno che parla di quella spiritualità che supera ogni religione.

    Come soffio sulla brace che riaccende ogni volta il fuoco.

    Grazie Papa Francesco

    Grazie dott. Barrilà per questo re-cordare

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    1. Cara Virna, ci siamo occupati del Papa all’interno di un blog che si chiama Voce del Verbo stare e che parla agli educatori, perché gli episodi che abbiamo raccontato evocavano l’impegno diretto, senza delega. Pensavo a un uomo, non proprio giovanissimo e sommerso da impegni enormi, che trova il tempo di muoversi, lontano dai riflettori, per soccorrere direttamente persone in carne e ossa. Ma pensavo, soprattutto, a coloro che ieri lo celebravano in modo scenografico, dimenticando come trattano i migranti, gli omosessuali, le donne.
      È davvero grave e insopportabile lo schifo di questa danza ipocrita sulle spoglie di un Papa imperfetto, come tutti noi, ma convinto della sacralità della persona e del legame di fraternità tra gli uomini. Ci attendo tempi durissimi, cara Virma, perché oramai è chiaro che la finzione si è liberata definitivamente della realtà, che può farne a meno, generando sconcerto in chi non si rassegna e confusione nelle coscienza di chi è troppo impegnato a sopravvivere per informarsi e smaschearare gli imbroglioni. Ti abbraccio

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      1. Siamo in tempi durissimi. Condivido.
        i pavoni si alternano davanti a un uomo imperfetto, come tutti, ma fisso sul bene supremo.

        La speranza risiede in quel popolo di persone (insignificanti per i pavoni) abbracciate, guardate, accarezzate, ascoltare, capite nel profondo che continuino a tenere accesso quel segno Maestro ricevuto dentro la propria vita e portarlo nella vita dell’altro.

        in questi tempi durissimi, scrivere, raccontare, andare al midollo del suo insegn(i)amento, diventa una responsabilità

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      2. Cara Virna, sei tra le persone che non si stancano di credere in un mondo diverso, non sei sola ma non sei neppure accompagnata da una folla sconfinata. Bisogna ricominicare daccapo, domani metterò un post severo su fascismo e antifascismo, due temi pedagogici importanti, perché chi va a votare tocca le vite di tutti e deve educarsi anche in questo. In Italia esiste una componente genuinamente fascista, mascherata dietro l’aspetto gentile (apparentemente) del leader, una cultura che sta già divorando i diritti e presto attaccherà certezze fondamentali. Il 25 aprile sarò in piazza, come sempre, e non mi farò dire da nessuno con che intensità. Se qualcuno pensa che sono comunista si accomodi, tanto è inutile ripetere che è un trucco ideato da cretini il cui unico dono è la furbizia.
        Smettiamola di pensare che educare i nostri figlie e seguire spaventose suggestioni del passato siano cose diversi, se non accadrà ci scotteremo violentemente.
        Ti abbraccio e ti ringrazio per il tuo lavoro quotidiano accanto a persone che, come dici tu, necessitano di un abbraccio

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  4. Grazie, le sue riflessioni mai banali, semplici e profonde fanno bene al cuore e allo spirito.
    Ho conosciuto Adler tramite un terapeuta simpaticissimo che considero il mio metronomo. Lui ora ridacchia di me dal paradiso. Ogni tanto sbuffa anche.
    Ma mi insegna ogni giorno a cercare di essere una persona migliore, per me e per gli altri.
    Grazie perché anche Lei fa questo.

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    1. Gentilissima, o gentilissimo, la ringrazio per queste parole. Mi piace leggere qualcuno che cerca di essere migliore non solo per sé ma anche per gli altri, non come semplice posa umanitaria ma come necessità. Spero che il mio collega, di cui non conosco il nome, sia contento del lavoro svolto con lei, mi pare ne avrebbe ragione. Domattina presto potrà leggere una riflessione sul 25 aprile, parleremo di chi, ottant’anni fa cercava di rendere migliore il mondo, anche per noi, spesso a prezzo della vita. Oggi sembra che sia quasi un colpa.
      Ecco, ricordiamolo a queste persone, l’unico modo per dare senso alla vita e ricordarsi che accanto a noi respirano tante persone la cui vita non sempre è come l’avevano desiderata. Un carissimo saluto

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      1. Grazie, domani leggerò con attenzione. Il suo collega si chiamava Giorgio Leccardi.E sì, credo sia orgoglioso del lavoro fatto con me, perché tutto il bene che mi ha fatto lo sto condividendo e si moltiplica. Cordialmente, Carla

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      2. Carissima Carla, non sapevo chi fosse il dottor Giorgio Leccardi, avendo lasciato la SIPI tanti anni fa, così sono andato a curiosare e, oltre a scoprire una persona molto dolce, che immagino sia deceduta giovane, mi sono trovato davanti a qualcosa di inaspettato. Le giro il link e la ringrazio per questo regalo. Un pensiero ai genitori di questo caro collega, non esiste dolore più grande della perdita di un figlio, ancora di più quando tuo figlio è ciò che credo di avere intuito. Quando ne avrà voglia, le sarei grato se potesse farmelo conoscere meglio, età e cause del decesso, se aveva bambini. Un caro saluto
        https://www.spazioterzomondo.com/2011/11/venerdi-4-novembre-ore-21-00/

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      3. Buongiorno grazie per il link, il dottor Leccardi avrebbe detto ridacchiando che non esistono coincidenze. Era molto simpatico e spiritoso. Estremamente delicato. Riusciva a farmi vedere le cose da prospettive inaspettate, semplificava cose per me dolorosamente tortuose e cupe. Suonava il sax per divertimento e faceva parte di una band di mattacchioni che ogni tanto si esibiva nelle piazze. Essendo riservato si vergognava un po’ di questo. Almeno secondo me. Appassionatissimo di fotografia aveva anche un profilo su flickr. Ha lavorato con entusiasmo in diverse realtà che si occupano di giovani e adolescenti. In provincia di Bergamo e credo Brescia. È mancato a 46 anni, il 30 aprile di 6 anni fa. Ha lasciato due figli, una femmina e un maschio, adolescenti. Sua moglie la dottoressa Cristina Micheli è una psicoterapeuta. Il dottore aveva 3 fratelli e una sorella. La sorella gestisce una casa editrice indipendente che si chiama “capovolte edizioni” vada a curiosare, le piacerà. La madre, Maria Grazia Guercio è una valente psichiatra psicotetapeuta. Da che so io aveva lavorato in ospedale a Gorizia venendo in contatto con Basaglia. Ora opera in provincia di Alessandria, da dove proveniva anche il dottor Giorgio Leccardi. Il padre era medico nell’ospedale di Alessandria. Per un destino particolare è morto di un tumore al cervello una decina di giorni prima del dottor Giorgio (così mi ha riferito un’ amica comune). E anche il dottor Giorgio è morto di un tumore al cervello, che mi è stato riferito, si era diagnosticato da solo. Penso che così tanto dolore sia una cosa decisamente devastante. Credo anche però che tutto l’amore e la sensibilità di questa famiglia li abbia aiutati non poco. Cordialmente, Carla

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      4. I regali importanti, a differenza dei diamanti (che secondo la pubblicità sono eterni), dura un baleno, ma si conservano nella memoria (più dei diamamnti). Grazie per avermi fatto conoscere quest’uomo e collega, che da ora in poi entrerà a fare parte del mio album personale.
        Un carissimo saluto

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  5. Lunedi’ 21 aprile, ore 10 sono a Siena con mio marito.
    Seduti in piazza del Campo, in un graziosissimo bar, attendiamo di consumare la nostra colazione.
    C’è pure un po’ di sole, dopo la pioggerellina del giorno precedente, il cielo è turchese e promette bene.
    Non badiamo ai tristi rintocchi delle campane, stanno suonando da qualche minuto.
    Mi giunge un messaggio sul telefono, ma, prima di aprirlo, mi appare una notifica.
    Quella che mai avrei voluto leggere.
    Il “mio” Francesco, non puo’ essere.
    Con il cuore in gola, lo comunico ad Angelo, accanto a me.
    L’occhiata al suo cellulare, sulla testata del corriere online, ne conferma la tristissima verità.
    Resto, restiamo inchiodati e le lacrime scendono copiose.
    Camminando ,incrociamo volti mestissimi, alcuni piangenti.
    Mi sento avvolta nel dolore profondo, indescrivibile e cerco punti di raccoglimento nello smarrimento palpabile.
    Biancamaria, mia figlia, mi chiama al cellulare, conosce il mio amore per Lui. La sento turbata e me ne dispiace.
    Pure d. Attilio, amico fraterno mi arriva telefonicamente.
    L’affetto ,la gratitudine, la stima per questo immenso Uomo, sono sconfinati per me.
    Tocco’ il mio cuore subito, dodici anni fa.
    Nel tempo successivo, mi sono sempre rivolta a Lui.
    Con la sua tenera, amorevole, incisiva paternità, pareva parlare a me ,specie nelle travagliate incomprensioni con la mia famiglia d’origine, il papà in particolare, sino a sentirmi protetta, guidata e sorretta, tre anni fa, con la sua mancanza.
    Nella gestualità, nei dialoghi profondi ed essenziali, dati dal suo straordinario esempio, mi fa pensare ad un autentico discepolo del Signore.
    Mi hanno affascinata da sempre e colmata di stupore e bellezza, la sua dolce semplicità, l’arma più forte contro le sordità dei potenti.
    Sceglieva l’unica, essenziale via possibile, il Vangelo, mentre i possenti del mondo si fanno strada, schiacciando i piccoli e i poveri.
    L’ Uomo della pace e della speranza, del dialogo con tutti e con predilezione per gli ultimi, sino all’ultimo dei suoi giorni.
    Lo scorso anno, nel mese di marzo, ricevetti il dono più bello e prezioso in occasione della sessantesima stagione dell’anima, poter essere presente all’ Angelus.
    Un’emozione e una commozione infinite.
    Pensai subito a quando avrei potuto rivederlo e risentirlo vicino vicino.
    Una strana, curiosa percezione.
    Non fini ‘mai di sorprendermi, pure malato e in prognosi riservata ,non si fermava chiamando ogni giorno la parrocchia di Gaza.
    Se pur sofferente non ha mai abbandonato il suo gregge, come un paziente, energico pastore che sente l’odore di ogni pecora e non teme di sporcarsi le mani laddove molti, troppi, hanno voltato lo sguardo.
    Un Uomo che ha saputo incarnare il Vangelo nei valori reali, genuini, non graditi al potere.
    L’ Uomo che ha saputo essere Uomo ,dalla sua prima, spontanea apparizione e nell’ evocativa, suggestiva, originale scelta del nome.
    E dal suo commovente, indimenticabile ringraziamento a tutti noi, agli operatori sanitari, alla signora “con i fiori gialli….e’ brava”… e a chi lo accompagno’ nella sua piazza, chiedendo prima “credi che ce la faro’?
    Francesco amato dal popolo e non dalle gerarchie.
    Nella sua instancabile ricerca di pace, elevando la propria voce contro le atrocità delle guerre, mancherà enormemente ad ognuno di noi, credenti o meno.
    Nel mio piccolo, non dimentichero’ di pregare per lui. Come sempre ci esortava.
    Nella solitudine e desolazione intorno, confido a fatica nello Spirito Santo.
    Ma Francesco ci ha insegnato a sperare. E continuerà.
    Grazie sempre a te, Domenico carissimo.
    Attendevo il tuo spunto, dedicato al “mio” Francesco.
    E Lui sorride.

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    1. Grazie Mila, per questa appassionata testimonianza. La morte di un Papa apre sempre mille sentieri di riflessione, quasi ci turba la sua “mortalità”, eppure è proprio questa ad accendere la compassione nei suoi confronti e nei nostri. La scoperta, quasi improvvisa, della sua finitezza, è in qualche modo provvidenziale perché ci consente di ragionare anche sulla nostra caducità, facendoci percepire la comune natura, la povera comune natura di individui che cercano un filo conduttore e sperano che esista una risposta alle loro domande fondamentali. Francesco le sue risposte sembra averle trovate proprio nella scoperta del supremo valore dell’uomo, la stessa che gli consentiva di servirlo senza gerarchia, anzi privilegiando chi è privo di avvocati difensori. Negli episodi che racconto nell’articolo, questa preferenza appare solare. Un abbraccio

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