Educare figli e alunni a rincorrere significati. Perché ne esiste sempre uno

Nina è un cane di grossa taglia, che abbiamo adottato recentemente. Era stata abbandonata e dopo un lungo, si presume, vagabondare, aveva infine trovato rifugio in un canile del Sud.

Se n’è parlato su questo stesso blog, circa quattro mesi fa.

Quando la porto in giro attira molte attenzioni, soprattutto tra bambini e ragazzi, che incrocio in continuazione, abitando nei pressi di un plesso scolastico che comprende elementari e medie.

Nei giorni scorsi un padre e due ragazzini di colore. Ci guardavano incuriositi, così li avevo invitati ad avvicinarsi e ad accarezzare Nina. Erano reticenti, avevano paura. Poi si è rotto il ghiaccio e sono iniziate le coccole. Lei, mitissima, le raccoglieva tutte.

Il padre, a qualche metro, sorrideva coi denti bianchissimi e mi ringraziava, ma non capivo di cosa o forse lo capivo e me ne vergognavo.

A furia di farli sentire ospiti li abbiamo resi docili, almeno quelli già propensi a esserlo.

La ragazzina si chiama Adama, avrà otto anni, il fratellino Mohamed, cinque o sei. Parliamo della loro religione, chiedo se fanno il Ramadan, il padre mi dice che è obbligatorio solo per i maggiorenni, mi scuso per la mia ignoranza. Mi rivolgo ai bambini, chiacchieriamo, dico loro che se siamo stati creati da un Dio, deve essere stato lo stesso anche per Nina e per l’albero a cui è appoggiato il loro papà. Poi ci salutiamo, ma sono certo torneremo a incontrarci, Nina è attrattiva, soprattutto apre tante strade. Eppure, è solo un cane. Solo un cane, come un gatto è solo un gatto, un criceto è solo un criceto e via di questo passo, sino alle formiche.

Nei giorni scorsi è morto il cane di una mia paziente. Aveva quindici anni. Lascia un vuoto enorme nell’animo di quella donna. Ha pianto spesso in questi giorni, anche di fronte al suo veterinario che, credendo di alleggerire la tensione, è inciampato in un benevolo “ma alla fine era solo un cane”, facendo arrabbiare la destinataria.

Non esiste un valore oggettivo delle creature, anzi esiste ma non lo sappiamo, di sicuro ne esiste anche un altro quello soggettivo, inesplorabile dall’esterno ma spesso inestimabile.

Pochi sanno che Hitler era vegetariano, lo era diventato per una ragione piuttosto sorprendente, da piccolo l’avevano portato in un mattatoio e quell’esperienza l’aveva profondamente segnato. Persino lui, che fu imbattibile macellaio di umani, si era accorto che gli animali sono diversi dai sassi, e il loro “valore” non può tendere mai allo zero perché qualsiasi creatura ne è pregna, anche quelle che noi etichettiamo come insignificanti.

Quando nel vocabolario di un bambino o di un ragazzo appare l’aggettivo insignificante -e quasi sempre accade per demeriti di noi adulti- la loro vita rischia di fare presto conoscenza con un altro termine, cinismo, da quel punto la sua strada diventerà una faticosa salita e la sua vita inizierà a perdere ciò che la motiva, il senso.

Se amiamo i nostri figli e i nostri alunni, non facilitiamo questa deriva, impariamo a cercare il significato anche, o soprattutto, dove sembra non avere mai abitato.  

8 pensieri riguardo “Educare figli e alunni a rincorrere significati. Perché ne esiste sempre uno

  1. Bellissima riflessione, che condivido integralmente.
    Quando ero al liceo morì il cane di un mio compagno di banco e la sofferenza di costui, allora, mi parve una esagerazione. Mi era incomprensibile, la trovavo persino inappropriata.
    Poi la vita ha i suoi tornanti (per fortuna).
    Ormai adulto e padre, grazie anche alle esortazioni di un caro amico, sette anni fa nella nostra famiglia è entrato un cagnolino e la sua presenza ci ha spalancato gli occhi e il cuore sull’universo degli “animali non umani”, cambiando per sempre il nostro modo di percepire e sentire questo “universo”. E cambiando anche le nostre abitudini, i consumi alimentari, persino il modo di concepire le nostre “vacanze”.
    Oggi provo vergogna del mio “io” di allora, così insensibile e privo di empatia, ma questo grazie alla esperienza diretta, alla immedesimazione, all’avere provato sul campo cosa rappresentano l’affetto e la vicinanza di un animale.
    Al punto che oggi i cagnolini sono due…e se non fosse per mia moglie, forse spalancherei ancora la porta di casa, specie vedendo i tanti casi di abbandono e di maltrattamento che purtroppo ancora una volta mostrano l’inadeguatezza della nostra specie, quella degli “animali umani”.

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    1. Caro Gianni, la ringrazio per queste parole di condivisione. I giudizi a distanza lasciano in tempo che trovano, per capire cosa ci perdiamo ignorando o maltrattando gli animali, bisogna provare a stare, non episodicamente, accanto a uno di loro. Solo allora ci apparirà nella sua vastità la mutilazione che ci infliggiamo tenendoli lontanti dalla nostra vita. Lei parla di cambiamento di abitudini alimentari ma anche di visioni più profonde. Questa è solo una parte di quello che possono insegnarci. Grazie e un caro saluto

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  2. Caro Domenico,
    i suoi articoli sono sempre molto significativi, stimolanti per chi vuole guardare sé e gli altri con occhio più attento, per migliorarsi, aggiustare il tiro o almeno provarci e per provare a capire meglio gli altri a partire dall’ascolto, competenza sempre più difficile. Questo articolo che introduce con Nina è emozionante. Forse perché da un anno il mio gatto, che non era solo un gatto, non c’è più, portato via in tre mesi da un male incurabile, lui che non aveva mai avuto niente in 12 anni. 12 anni in sua compagnia, compagno di tutta la famiglia, presenza autentica anche se per sua natura non parlasse (in verità neanche miagolava, lo faceva raramente…). Non era solo un animale. Era “presenza” che ci ha educati all’ascolto non invadente e alla tenerezza. Non amava essere preso in braccio e accettava le carezze quando e come voleva lui. Aveva una grande dignità. E pazienza. Viaggiava con noi in macchina dalla Lombardia alla Sicilia, senza un miagolio di troppo.
    Educare al senso è un dovere pedagogico. A volte a scuola i bambini, scavando in giardino, trovano vermi o osservano le formiche. Occasioni eccezionali per insegnare che ogni creatura” , verme compreso, significa” , lascia un segno, ha senso in un equilibrio perfetto che la natura ha saputo costruire e che purtroppo l’uomo modifica con azioni più o meno devastanti. Ma direi che si comincia dal piccolo, da quel formicaio che si può distruggere in un attimo passando la scarpa o giocando con un legnetto o invece può continuare ad esistere e ad essere spettacolo per occhi di bambini curiosi e meravigliati. Ecco, l’alternativa può essere data da noi adulti attraverso l’esempio, la conoscenza delle cose che promuoviamo, la cura.
    Una carezza a Nina.
    Cordialmente
    Antonella Alia

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    1. Cara Antonella, come sempre le sue parole esemplificano mille concetti e mille sentimenti. La ringrazio.
      Impossibile costruire una casa senza i mattoni, che sono piccoli rispetto al volume del fabbricato ma senza di essi il progetto dell’edificio resterebbe sulla carta. Un caro saluto

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