Il veleno del giudizio definitivo

Bisogna abbandonare il demone del giudizio definitivo. La vita non è un puntino ma una linea, bisogna avere la pazienza di seguirla tutta.

Una donna, quarant’anni fa sembrava sconfitta dall’eroina, da quando era un’adolescente e per l’intera gioventù. Si era consumata nella dipendenza, cui si aggiungevano importanti disturbi alimentari.

Oggi è una donna in continua crescita e madre di due figli educati benissimo e ricchi di valori.

La leva del cambiamento di prospettiva, più che la psicologia, è stata la vita stessa, cui bisognerebbe dare il tempo di dispiegarsi. Certo, la psicologia può dare una spintarella al processo, giusto quella. È così da sempre, anche quando la psicoterapia non esisteva. C’era la vita a fare da scalpello.

Oggi, al capitolo ventesimo del romanzo, il suo bisogno più grande, essere considerata, è lo stesso di allora, ma la vita si è impegnata a indicarle strade per soddisfarli in modi non lesivi. A volta basta aspettare.

Eppure, quando era ancora al secondo capitolo, in adolescenza, il destino sembrava segnato. La sua stanza aveva il sentore di un luogo senza redenzione.

In realtà non è mai così, ciascuno di noi possiede una naturale capacità di autoripararsi. Se evitiamo i giudizi definitivi, se la assecondiamo con l’educazione e la pazienza, quella capacità si dispiegherà con maggiore efficacia.

Nel link che vedete sotto, si parla diffusamente di questo tema, quello del pericolo di giudizi definitivi sui ragazzi, un atteggiamento foriero di gravi ingiustizie ma anche di conseguenze che potrebbero essere evitate qualora fossimo più pazienti.     

https://tg24.sky.it/lifestyle/2025/05/12/adolescenza-giudizio-terapia

4 pensieri riguardo “Il veleno del giudizio definitivo

  1. Purtroppo si tratta di un demone assai diffuso anche nel rapporto educativo, ma non solo.
    Un pericolo enorme e una grave infrazione sociale, che porta a etichettare la persona, spesso quando è in crescita, e imprigionarla, direi cristallizzarla, in una determinata condizione, col rischio di convincere la persona stessa, sovente, a sedersi. Ad adagiarsi o rifugiarsi o improgionarsi in quella condizione, spesso ben al di sotto delle sue potenzialità, e a convincerla che quello è “il suo posto nel mondo”, spegnendo il desiderio naturale di crescita e di evoluzione e di progresso e, in fin dei conti, privando del suo potenziale sia il singolo individuo, che si accontenterà e spesso vivrà questa situazione con frustrazione e poi anche la collettività.

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    1. Caro Gianni, è come fare irruzione nella Pappella Sisitna durante il lavoro di Michelangelo, quando aveva appena abbozzato le figure e i particolari. Il giudizio precoce uccide un capolavoro, Un caro saluto

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  2. Parole necessarie, queste! I giudizi definitivi rovinano gli animi, di chi li pronuncia e di chi li subisce. A scuola questo atteggiamento dilaga, purtroppo. Ho colleghi che sentenziano sulla pelle dei ragazzi fin da settembre e non bastano neppure cinque anni di liceo per fare loro cambiare opinione… Grazie per questo ennesimo illuminante Suo contributo! Marisa Maiuri

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    1. Grazie a lei, cara Marisa, per la sua sensibilità verso un tema che non viene colto nella sua portata, neppure a scuola, dove molti suoi colleghi interpretano il compito di valutare con il diritto di etichettare. Un giorno una maestra di scuola dell’infanzia, che nell’arco della sua carriera aveva avuto come alunno anche il papà di un bambino oggi nella sua classe, mi disse che il piccolo aveva gli stessi difetti del padre. Può immaginare cosa significhi quell’affermazione e quale timbro appone nella vita di quella creatura innocente.
      Un caro saluto

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