L’omicidio di Martina e il triste spettacolo delle parole in libertà

In questi giorni abbiamo sentito parole insopportabili, da parte di chi, invece di nascondersi, si è messo a pontificare. Adesso pare che essersi “fidanzata” a dodici anni sia stata la causa principale della morte di Martina e che i primi responsabili siano i genitori che glielo avevano permesso. Non c’entrano il degrado, la povertà, la mancanza di senso e di speranza. Ora siamo sereni e possiamo seppellire quella povera creatura, magari chiosando che esistono problemi educativi, che i genitori non sono capaci e la scuola pure. Così abbiamo la coscienza in ordine.

Forse non sarebbe neppure necessario vergognarsi, basterebbe tacere, ma soprattutto vivere in prima persona i luoghi abitati da ragazzini che si sono dimenticati il motivo per il quale stanno al mondo.

L’articolo che trovate allegato è stato scritto l’altro ieri in un modesto B&B di una città del Sud, dove mi sono incontrato con un centinaio di ragazzi di un liceo.

La scuola non era in grado di contribuire, nemmeno alle spese di viaggio, ma non si potevano ignorare l’interesse dei ragazzi, che rivedrò ancora in autunno.

Fare i maestrini con i poveri genitori di Martina è una carognata, perpetrata proprio dai responsabili -politici e specialisti- delle difficoltà di quelle persone, che rifiutano di capire come crescere a Librino, a Boscoreale oppure ai Quartieri Spagnoli sia uno scandalo di cui sono loro stessi i primi colpevoli.

In certi inferni danteschi, che esistono davvero, anche fidanzarsi a 12 anni può diventare una dichiarazione di esistenza in vita, non potendone esibire molte altre. Mi chiedo se tra i maestri a tempo pieno qualcuno è mai andato a parlare senza compenso in questo luogo. Questo è ciò che bisogna fare, solo questo.

Le mamme e i papà di queste creature non sono politici, che possono piazzare i propri figli ovunque, in barba a ogni regola etica e a ogni merito, tantomeno sono professionisti che per un’ora di scienza infusa si fanno pagare quanto due anni di stipendio in nero di una donna delle pulizie o di un cameriere precario.

Sappiamo benissimo che impegnarsi sentimentalmente a 12 anni non è come vincere la lotteria, ma sappiamo anche che ci si rende accessibile selezionando la committenza in base alla sua capacità contributiva, non possiede diritto di parola.

Riposa in pace, tenerissima Martina, e consola i tuoi poveri genitori, che non smettono di pagare il torto di essere nati nel posto sbagliato.

https://tg24.sky.it/cronaca/2025/06/02/martina-carbonaro-femminicidio-psicoterapeuta

6 pensieri riguardo “L’omicidio di Martina e il triste spettacolo delle parole in libertà

  1. Grazie Domenico, davvero una storia che lascia senza parole. Per quello che questa ragazzina viveva da sempre, nata senza sceglierlo in una realtà che ha condizionato la sua vita dal primo vagito, per quello che stava vivendo, andando a scuola e provando ad ampliare i confini con sogni che poi non si sono rivelati tali. Facile giudicare da un punto di vista privilegiato, così lontano dalla realtà, facile farlo dall’alto, lontano dalla polvere, da retaggi difficili da sovvertire perché lì la cultura è una conquista difficile e condiziona pensieri e costumi con le sue lacune. In una giornata come oggi, mi viene da pensare che quello che possiamo fate è onorare la carta costituzionale e partecipare alla vota democratica dicendo con il voto la nostra. Le parole da sole non bastano, servono azioni strutturali, servono risorse reali, servono aiuti concreti alla scuola e alle famiglie. A volte, di fronte a questi fatti tragici, sembra di vedere in scena un copione che si rinnova. Ma se lo spazio scenico è quello, difficilmente la trama potrà cambiare. Che la terra ti sia lieve Martina. La giustizia faccia presto il suo corso, ma l’auspicio è che si prevenga tutto questo supportando una realtà sfortunata e che urla con i suoi morti e i suoi problemi riscatto.
    Con stima
    Antonella

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    1. Cara Antonella, senza uno sforzo collettivo, che aumenti la presenza -qualificata- sul territorio dello stato e dei cosiddetti “esperti”, una presenza non episodica ma strutturata e competente, noi perderemo la partita definitvamente, una partita già drammaticamente in bilico.
      Sarà che io provengo da una baraccopoli, ma non sopporto più lo spettacolo di chi si esibisce sulla pelle della famiglia. Sono molto arrabbiato, più di quanto non riesca a dire. Martina e la sua famiglia sono stati vittime di questa recita senza fine, dove conta solo la forma e la capacità di vendersi. Un caro saluto

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  2. Grazie Domenico di questo articolo che fa aprire la mente alla gente riguardo alla verità di questa situazione di degrado dove la politica non si interessa per migliorare la vita di queste famiglie.

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    1. Caro Giuseppe, la chiave della questione è proprio nell’incoscienza e nell’impreparazione di molti amministratori pubblici, troppi impegnati a seguire le azioni da copertina, come costruire ponti inutili e pericolosi, dimenticando ciò che conta per le persone comuni.
      Ma occuparsi di questi temi non porta grande popolarità e non muove l’interesse della stampa. Martina è morta anche per colpa di costoro. Anche. Grazie

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  3. Io vorrei porre l’accento su quegli “specialisti”, che lei elegantemente non chiama per nome ma che imperversano nella colpevolizzazione della famiglia e della scuola pubblica, salvo che poi siano vacche da mungere con cachet pretenziosi, magari presentando anche il proprio libro per l’occasione (se ne era già parlato). Ecco, costoro a me pare siano distanti anni luce da una vera consuetudine e frequentazione di questi mondi, la famiglia e la scuola odierne, di cui parlano, anzi pontificano, per sentito dire.

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    1. Questo è un aspetto della questione più generale del disagio, non solo delle giovani generazioni, un disagio reale, che è intollerabile venga trattato additando quelle che in definitva sono le vittime. Il mondo è diventato una macchina generatrice di disagio, l’uso e abuso di psicofarmaci un grande compagno di viaggio, ma il punto è che non siamo in grado di dare una spiegazione generale, su questo bisogna essere onesti perché siamo individui, ognuno dei quali è affetto da una specialissima versione del malessere che ci pervade tutti. A questo possiamo, anzi dobbiamo, oppurre competenza e compassione, non possiamo condannare e speculare come se fossimo un cortile all’interno del quale si spettegola. L’abbiamo fatto per troppo tempo, perdendo preziose occasioni per cercare risposte serie. Un caro saluto

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