Identificarsi con onestà. L’unica strada che porta alla comprensione dei figli

È laborioso mettersi nei panni altrui, ma tale operazione può diventare una vera impresa se la distanza tra i soggetti è troppo ridotta, come accade nei rapporti tra genitori e figli. Guardare un quadro da pochi centimetri non aiuta a coglierne l’interezza, fa perdere particolari che possono essere decisivi.

Lo sanno bene gli insegnanti, che nel confronto coi genitori si trovano spesso a toccare con mano tale effetto, sebbene loro stessi possano essere vittime della distanza. Per ragioni opposte, però. Qui distanza può diventare una barriera.

Un professore di scuola media si è trovato a sbattere su questa contraddizione. Quando era alle prime armi tendeva a minimizzare, liquidando in modo sbrigativo i tentativi dei genitori di presentare la specificità emotiva dei figli, chiedendogli di tenerne conto nell’approccio e nella valutazione. Addirittura, sovente li accusava, in modo aperto o velato, di essere delle pessime madri e dei pessimi padri.

Adesso è un uomo di quasi cinquant’anni, il figlio frequenta la prima superiore e i professori sottovalutano la sua difficoltà a esporsi in pubblico, che gli crea problemi durante le interrogazioni. Questa sordità crea sofferenza sia nel ragazzo che nel genitore-insegnante, che ora rivisita criticamente il passato.

“Mi sento una carogna per come in passato trattavo i genitori dei miei studenti. Se si è troppo emotivamente coinvolti si può diventare ciechi, ma quando ci si allontana più del necessario si rischia di cadere in piccoli atti di disumanità, rischiando forme di cecità ancora più grandi di quella precedente. Le difficoltà di mio figlio mi rendono un docente migliore, se ne sono accorti anche i genitori”.

Non troppo vicini, dunque, ma neppure troppo lontani, perché il primo atteggiamento cresce bambini e ragazzi viziati, mentre il secondo trasferisce loro vissuti di disinteresse capaci di disarticolare le precarie sicurezze di una creatura in crescita. Identificarsi è laborioso, talvolta drammatico, ma obbligatorio.

https://tg24.sky.it/lifestyle/2025/07/07/dialogo-genitori-figli

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