A proposito di canonizzazioni. Parlare di religione senza rigidità aiuta bambini e ragazzi

La religione, che si creda o meno, è una questione di forte impegno pedagogico, lo affermo con la libertà di un laico. Proprio per questo, negli ultimi giorni sono stato attento alle sollecitazioni di diversi iscritti e di alcuni sacerdoti, che apprezzo per l’equilibrio e la pacatezza. Dagli uni e dagli altri, uniti da comuni interrogativi, avevo ascoltato notazioni sulle recenti canonizzazioni in seno alla Chiesa cattolica.

L’articolo che segue -potete liberamente leggerlo nel link in fondo alla pagina- rappresenta la mia opinione, una delle tante, sebbene corroborata da osservazioni ed esperienze dirette, sia nell’attività clinica sia in quella consulenziale.  

Prima che vi cimentiate, vorrei ricordare che considero la spiritualità un aspetto fondamentale della vita delle persone, già da quando muovono i primi passi, un tema da affrontare con rispetto reciproco. Non può essere preteso solo da chi crede.

Uno dei libri cui sono più affezionato fa parte della collana illustrata per bambini “Crescere senza effetti collaterali”, all’interno della quale avevo ritenuto indispensabile toccare il tema del rapporto tra i piccoli e il trascendente, ne era scaturito “Il coraggio di pensare a Dio”. Le note per i genitori rispecchiavano esattamente lo spirito con il quale credo vada approcciata la materia. Eccolo.  

“Si tace sempre sull’essenziale, perché non abbiamo il coraggio di sopportarlo”. Jean Guitton

L’essenziale, nelle buone religioni, è che c’è un Dio creatore e quindi siamo tutti fratelli. Allora le religioni sono buone se avvicinano gli uomini e se aprono la mente alla conoscenza. Sono cattive se cercano di chiuderci, noi e il sapere, in un gomitolo di lana, per impossessarsi della nostra vita.

Vorremmo che i bambini guardassero in alto senza distrarsi dai loro simili e senza lasciarsi distrarre da coloro che innalzano edifici ingannevoli proprio sulla traiettoria del loro sguardo innocente, nascondendo la vera grandezza del sentimento religioso e facendo sembrare Dio un piccolo uomo. 

https://www.messinatoday.it/blog/riguardare-con-cura/canonizzazioni-chiesa.html

4 pensieri riguardo “A proposito di canonizzazioni. Parlare di religione senza rigidità aiuta bambini e ragazzi

  1. Grazie per questa riflessione, originale e coraggiosa.
    Guardandosi intorno e rileggendo la Storia verrebbe da dire che le religioni vadano prese a piccole dosi, perché gli eccessi hanno portato sempre, nei secoli e tuttora, ai deliri dei fanatismi e dell’intolleranza, che sconfessano quell’insegnamento così semplice e “fondativo” dello stare al mondo che lei riporta: se c’è un Dio creatore, siamo tutti fratelli.
    Ho avuto una solida formazione cattolica, ma mi sono allontanato drasticamente dalla Chiesa, incoerenza, comportamenti contraddittori, ipocrisia, carrierismo, falsita’, bigottosmo e disumanita’ ho incontrato in quelle lande. Ma nutro una sconfinata ammirazione per Gesù e, proprio sull’onda del suo articolo, mi chiedo perché la Chiesa non si accontenti di seguire, realmente e non per facciata, questo meraviglioso modello, l’originale.

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    1. Il tema, caro Gianni, è tutto nelle sue parole finali, le ragioni che ispirano e stimolano questo ossessivo riduzionismo, spostando continuamente lo sguardo da Gesù, come quando non vogliamo che i nostri ospiti entrino nella stanza più bella della casa.
      Forse perché nella sua essenzialità egli dice cose scomode che, se applicate, sarebbero un terremoto, sia per gli individui sia per l’intero Pianeta. Non permetterebbo a chi affonda barconi e parla del diritto di armarsi di sedersi in prima fila in chiesa.
      Abbassare il volume di Gesù e alzare quello del mondo, è l’unico modo per consentire a razzisti, omofobi e violenti di sentirsi cristiani. Sembra questo il programma, diminuire l’impatto delle parole di un uomo acuto, profondo, giusto ma soprattutto rivoluzionario, e accrescere il ruolo dei suoi maldestri epigoni o presunti tali. Mi sento porre domande surreali da parte di uomini di chiesa, vescovi inclusi, chiedono perché la pratica religiosa sembra essersi esaurita. Rispondo sempre che la risposta ce l’hanno sotto il naso, la messa al bando di Gesù, ma fanno finta di non vederla.
      Mi chiedo se è possibile pensare solo per un istante di proporre una scelta di vita radicale in nome di un ragazzino con una madre troppo ingombrante, che ci parla senza posa di segni e di sogni come se avesse un filo diretto col Creatore. Evidentemente per molti è possibile.
      Grazie e un caro saluto

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  2. Ho letto con molto interesse sia questo post che l’articolo. Prima ancora avevo cominciato a seguire gli interventi del teologo Andrea Grillo, che ha posto diverse questioni anche molto tecniche sia sul processo di canonizzazione di Carlo Acutis sia sul retroterra teologico (chiedendosi tra l’altro se e quanto sia originale oppure se sia retroproiettato); è stato pesantemente attaccato da parte di vecchi curiali che però non hanno saputo dire una sola parola sui suoi argomenti.
    C’è una ferocia cieca nel difendere l’etichetta di santità (e tutta la confezione e il merchandising, compresa l’oscena webcam perpetua puntata sulla bara traspelarente), non solo in questo caso ma anche in molte altre canonizzazioni recenti (alcune delle quali riguardano personaggi cui avrei avuto problemi a stringere la mano).
    Per fortuna Gesù di Nazareth non distribuiva bollini per l’accesso al paradiso né etichette di riconoscimento: unico segno l’amore. Non sventolare la Bibbia, non agitare santini.
    Grazie per le tue riflessioni, stimolanti come sempre.

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    1. Cara Giulia, c’è poco da aggingere alle tue parole, soprattutto alle conclusioni. Il dramma di una fede chiusa è proprio nell’incapacità dei seguaci di porre questioni e nell’ostinazione a scagliarsi contro chi le pone. Resto convinto che l’unica legittimazione alla religione cattolica possa arrivare solo da Gesù, tutto quello che viene reclutato può solo abbassare la media.
      I bigotti che attaccano il teologo di cui parli, arrivano da una tradizione consolidata, il proprio credo non si discute, ma dal momento che lo pensano i seguaci di tutte le religioni, il risultato non può che essere il conflitto. Non mi pare un grande esito e, soprattutto, non mi pare troppo diverso da quello che facciamo ordinariamente noi uomini. Per fare confusione, bastavamo e avanzavamo noi. Un caro saluto

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