I gravi disastri pedagogici dei personaggi pubblici e i nostri silenzi colpevoli

Un ministro, noto per i toni superficiali e le fanfaronate, urlava in queste ore da un palco che i migranti irrispettosi delle nostre tradizioni devono andarsene.

Per la verità l’espressione era più colorita, anzi volgare, perfettamente in linea con il valore del personaggio, famoso più che altro per l’ostentazione del Rosario.

Qualche anno fa sono intervenuto per difendere un albanese che stava subendo un pestaggio durante una sagra di paese. Dopo averlo sottratto ai calci dei suoi aggressori, avevo telefonato ai carabinieri chiedendo il loro intervento.

La scena mi aveva toccato parecchio, offendendomi come persona e come cittadino. Mentre si aspettavano i militari dell’arma, un gruppo di persone appartenenti alla comunità albanese erano venute a ringraziarmi per avere soccorso il loro connazionale, raccontandomi che la moglie lo aveva lasciato, tornandosene in patria coi bambini, e lui si era avvilito, iniziando a ubriacarsi regolarmente. In effetti quel pomeriggio aveva palesemente bevuto.

Pochi minuti dopo, mentre i carabinieri raccoglievano la mia denuncia contro gli aggressori del poveretto, un signore, rozzo almeno quanto il ministro, cui era palesemente affine, mi aveva apostrofato di fronte alle persone che si erano radunate per seguire gli eventi. “Mi meraviglio di te, un dottore che difende questa gente”.

Gli avevo risposto pacatamente, ma in modo molto chiaro. “Intanto ci diamo del lei, non ricordo legami di parentela tra noi, dopodiché devo informarla che mi sento più simile a questa persona straniera che a lei”.

I sentimenti di inospitalità e il razzismo stanno crescendo, incoraggiati da personaggi pubblici irresponsabili e primitivi. Rimanere neutri di fronte a tali manifestazioni ci condanna moralmente e nello stesso tempo apre le porte a un pericoloso peggioramento delle condizioni generali. Un educatore diventa corresponsabile se rimane a guardare, perdendo al contempo anche il diritto di indicare ai suoi figli obiettivi pedagogici determinanti.

I renitenti sappiano che si stanno condannando a due errori fatali.

Il primo è determinare la rovina dei propri figli, minandone il sentimento sociale.

Il secondo consiste nel contributo alla crescita dell’astio e dell’aggressività all’interno della loro comunità, di cui potrebbero restare vittime proprio quelle persone che pensano di proteggere in modo così discutibile.    

6 pensieri riguardo “I gravi disastri pedagogici dei personaggi pubblici e i nostri silenzi colpevoli

  1. Ti ringrazio come cittadino ma anche come insegnante ed educatore per questa riflessione molto semplice che si somma ad altre più profonde. Grazie perché mi sento più legittimato ad intervenire là dove a volte non sembrerebbe opportuno o conveniente farlo. E’ giusto sottolineare la totale mancanza di un valore educativo negli interventi di politici, opinionisti etc.. che spesso pensano solo ed esclusivamente al consenso e non alla crescita di un Paese già indietro dal punto di vista civico come il nostro.

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    1. Caro Massimo, sono io che ringrazio te per averci ricordato quell’assenza di valore educativo nel comportamento dei politici, spesso individui irrisolti che vivono unicamente per rimanere al loro posto e non gaurdano in faccia tutta la realtà, ma solo lo spicchio che sposa i loro finalismi meschini e antisociali. Oggi a Firenze una giovane di 23 anni, figlia di un senegalese e di un’italiana è diventata vice presidente della Regione Toscana. Mi sono commosso, da padre e da europeo, che vede nella tolleranza e nell’accoglienza l’unica strada per salvare i nostri figli da questi scenari primitivi e senza speranza. Un carissimo saluto

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    1. Caro Mauro, la paura è che alle persone di buona volontà possa restare solo la cornice. Lavoriamo tutti perché si affermi una pedagogia dei diritti e dell’interese comune, ma perché questo accada è necessario che i cittadini scelgano con meno superficialità, ne va anche del destino dei loro figli. Un caro saluto

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  2. “Rimanere neutri di fronte a tali manifestazioni ci condanna moralmente e nello stesso tempo apre le porte a un pericoloso peggioramento delle condizioni generali.” Questo è l’unico antidoto. Ripetiamolo allo sfinimento. Scriviamolo ovunque a caratteri cubitali. Se vogliamo che le situazioni cambino, non esistono altre strade se non la partecipazione democratica, consapevole e responsabile. Altrimenti si perde anche il diritto di lamentarsi. Grazie caro dottore per questa bella riflessione!

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    1. Grazie Gianni, la vera speranza è che le persone camincino a capire che educare non è un’attività che si possa fermare all’interno delle mura di casa, ma che si tratta di un percorso che prosegue quando partecipiamo alla vita civile, azione quest’ultima che andrebbe amata quanto amiamo ciò che facciamo per i nostri figli. Un caro saluto

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