L’albero genealogico dell’affettività e della sessualità

“Perché l’affettività coincide con l’intera personalità”, era il titolo di una riflessione uscita due o tre settimane fa su questo blog, nonché sulla rubrica “La stanza dei figli”, alla quale rimando per approfondire sia quel tema che il presente. Il link è in fondo alla pagina.

Quel primo passo non poteva certo esaurire un tema così vasto e sensibile, sul quale solitamente si dibatte in modo ideologizzato, polemico, con poche possibilità di intendersi, soprattutto se ragioniamo per parti separate, per singoli singoli elementi, come accade da sempre a proposito di affettività e sessualità.

Per capire affettività e sessualità dobbiamo collocarle all’interno di uno specifico albero genealogico, per l’esattezza su una scala a cinque gradini, che funziona quasi come un pentagramma. Cooperazione, Compartecipazione, Affettività, Sessualità, Compassione.

La Cooperazione, il primo gradino, nasce dalla necessità di superare i nostri limiti individuali attraverso l’integrazione delle competenze e la divisione dei compiti, la base della sofisticata organizzazione delle nostre comunità. La cooperazione non prevede ancora rimandi alla vita affettiva, si fonda su scambi di reciproca utilità.

La Compartecipazione è il gradino successivo, è qui che inizia a scattare l’interruttore, perché nasce la capacità di percepire il mondo interiore dell’altro.   

Il terzo gradino è l’evoluzione dei precedenti. L’Affettività rappresenta tutta la gamma delle emozioni e dei sentimenti che si palesano nelle nostre relazioni, soprattutto quelle ravvicinate, quando un altro essere umano supera la distanza di sicurezza e ci interpella in profondità con la sua presenza.

La Sessualità si colloca appena sopra tale gradino, esaltandolo. In questo caso la distanza che ci separa dall’altra persona è sparita, la possibilità di nascondersi è annullata, non si può più barare al gioco.

Ma il vertice di questo cammino ascensionale è la Compassione, che si sostanzia nella capacità di provare sincero dispiacere per i gravami altrui e attivarsi per lenirne la portata, in alcuni casi fino al sacrificio della propria vita. Forse è questo il vero capolavoro della nostra specie.

Queste cinque note, collocate su altrettante righe del pentagramma, non sono leggibili singolarmente, perché tutte risultano orientate verso il prossimo, è ciò che pensiamo dell’altro a renderle inscindibili.

Se è impossibile valutare la nostra affettività e la nostra sessualità fuori da solco della nostra storia e da quella scala a cinque gradini, dobbiamo domandarci come mai non ne prendiamo atto ma ci ostiniamo a perseverare nella nostra lettura parcellizzata. Dovrebbe essere chiaro, infatti, che un bambino viziato diventerà un pessimo fidanzato e un pessimo marito perché qualcuno gli sta facendo credere che il mondo esiste solo per omaggiarlo.

È questo ciò che definiamo educazione all’affettività, il nostro modo di intendere il rapporto coi nostri simili, nelle relazioni distanti e, soprattutto, in quelle vicine.

L’affettività è la nostra visione delle relazioni umane, né più né meno” . Il resto sono nozioni, importanti, ma nozioni. Il corredo di un racconto sublime.

https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2025/12/18/affettivita-sessualita-domenico-barrila

4 pensieri riguardo “L’albero genealogico dell’affettività e della sessualità

  1. Leggendola mi pare  ancora più evidente che, invece, per tanti la sessualità sia un capitolo a sé, una nota, per usare la sua metafora,  totalmente al di fuori del pentagramma che lei ci rappresenta.
    Che dire, la sua visione, così armonica, è innovativa, perchè nessuno parla della sessualità a quel modo, aiuta a “unire i puntini” dell’esperienza umana, senza alcuna impostazione ideologica.
    Mi vorrebbe da pensare che se fosse lei l’esperto del Ministero dell’Istruzione chiamato a stendere un ipotetico programma scolastico di Educazione sessuo-affettiva, probabilmente convincerebbe anche i più resistenti ad avviare il corso fin dall’infanzia, perchè, a meno che non siano pregiudizialmente contrari – molti sì, ma vorrei sperare non tutti – realizzerebbero come si tratti semplicemente di educazione alla responsabilità e alla compartecipazione. 
    Peccato che sia un periodo ipotetico suggestivo ma piuttosto remoto, e che il Ministero, a partire dal suo inquilino di vertice, sia popolato di molti burocrati e recluti come esperto qualche raffinato parruccone.

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    1. Caro Gianni, il punto è che non sarebbe così difficile arrivare alle stesse conclusioni che trova nel post, solo che stiamo diventando tutti come teologi di vaglia, costoro, pur di non vedere quanto il cristianesimo sia elementare, essenziale, inequivocabile, si attardano in raffinatissimi ragionamenti che rendono la scrittura una sorta di labirinto inestricabile. Un caro saluto

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  2. caro Domenico, temo che lo “ipotetico programma scolastico di Educazione sessuo-affettiva” auspicato dal Signor Gianni sia destinato a rimanere un “periodo ipotetico di terzo tipo”, con lo scellerato ministro della istruzione [e “del merito” (invece che “della inclusione”] che ci troviamo – peraltro in un governo originato da una votazione …
    Comunque, quelle 5 note disegnano una armonia sul pentagramma [sono arrivato a fine concerto, con la direzione magistrale di Michele Mariotti e la voce incantevole di Rosa Feola]: grazie Domenico

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