Buon Natale. Da parte di una donna assente giustificata e di un’altra, assai incompresa

“Buongiorno, oggi leggendo uno dei suoi post mi sono ricordata che anche la nostra comune amica era iscritta al suo blog. Purtroppo, ha perso la sua battaglia contro il cancro e ieri l’ho accompagnata al cimitero. 

È difficile accettare la morte di una persona così giovane, che ha lottato contro mille avversità e solo alla fine ha trovato pace e serenità. Mi sembrava giusto farglielo sapere. Buone feste”.

È complicato parlare dei morti, ancora di più pensare che proprio questa donna appartenga oramai ad essi.

Posso affermare che in oltre quarant’anni di professione non mi è mai accaduto di imbattermi in un simile calvario.  Penso ai suoi figli, che spero abbiano compreso il privilegio toccato loro in sorte. Erano il suo orizzonte costante, ancora di più da quando iniziò a sentire che il cancro non le lasciava scampo e la contabilità si sarebbe tenuta in giorni e non più in anni.

La prima volta che la incontrai, aveva una quarantina di anni, era invischiata in una storia coniugale sbagliata, senza spiragli, tormentata, ruvida, insostenibile. Si ribellò pagando prezzi sempre più grandi. L’ultima volta la vidi pochi mesi fa, venne a trovarmi insieme all’amica -avevano un rapporto di grande solidarietà- che in queste ore mi avrebbe avvisato del decesso. Sapevamo che sarebbe stato un saluto definitivo, l’epilogo non era lontano, eppure non vi fu un solo attimo di tristezza.

Era sempre sorridente, anche nei momenti più oscuri, che non furono affatto sporadici.

Quando il mondo si impoverisce si sente, non si può spiegare perché ma si sente.

Se ne va mentre un’altra madre, forte e coraggiosa come lei, si appresta a offrire al mondo, come ogni anno -a chi ci crede e forse a chi non ci crede- un figlio singolare. Di quella madre si parla assai meno che del figlio, anzi quasi per nulla, se non quando i teologi, mai stanchi di rovistare nel Vangelo, sovente ignorandone l’essenziale, la evocano, come accaduto nelle scorse settimane, per ricordare che lei “non è redentrice”, l’unico possibile è il figlio. Mah! Dimenticano che senza quella ragazzina investita di una responsabilità inaudita, il Figlio avrebbe faticato a capire dove si trovava, non sarebbe stato in grado di abbandonare certe rigidità caratteriali, di impastarsi con noi, di prenderci le misure.

Quella madre, duemila anni fa, fu decisiva nella realizzazione della complicata saldatura tra l’umano e ciò che, chissà, non era tale. Mi domando cosa avrebbe redento il Figlio senza l’impagabile e paziente “guida all’umanità” presente nell’universo di quella giovane.   Nel frattempo, le due mamme, spero si stiano abbracciando, senza parole, perché le donne “sanno”, assai più degli uomini, che si difendono da esse cercando di svilirle per asservirle.

9 pensieri riguardo “Buon Natale. Da parte di una donna assente giustificata e di un’altra, assai incompresa

  1. Grazie Domenico per questo suo commento che volge lo sguardo attento e profondo alla figura della madre. Le madri ci fanno nascere due volte, mettendoci al mondo e facendoci incontrare l’umano. Quello che siamo è stato desiderato, coltivato, promosso dalle madri. Ognuno di noi ha un suo disegno misterioso da vivere e compiere, le madri accompagnano i figli a scriverlo nelle azioni e nelle interazioni. Di fronte alla morte e alla malattia la tristezza è grande. E non ci sono perché. Chi di noi non ha sperimentato queste vie così dolorose.. . Un pensiero sincero a questa mamma che ha dovuto arrendersi alla malattia. Il suo esempio per i figli e l’amica continui a fare brillare la sua stella. Di stelle ne abbiamo davvero bisogno,:sia un Natale di stelle autentiche, esempi di amore, determinazione e altruismo. Con stima
    Antonella Alia

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    1. Cara Antonella, pochi mesi fa ripetevo a un vescovo ciò che mi capita di dire a quei sacerdoti che mi domandano i motivi della crisi della chiesa cattolica. “Se non modificate radicalmente il rapporto con la figura femminile, a cominciare da Maria, avete i giorni contati”. La maternità è l’unica esperienza umana che somiglia, anche se vagamento, alla Creazione, tenere in subordinazione la donna nella chiesa è come negare la Creazione e il suo Autore. Tuttavia, dubito che si faranno passi avanti su questa strada. Sarebbe una rivoluzione troppo grande, insostenibile, un cambio di rotta e di civiltà. Un caro saluto

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  2. Bella, suggestiva l’immagine di quell’abbraccio, altrove, fra quelle due madri.
    Proprio in queste ore, pero’ proprio un vescovo ha rimarcato che “Maria è veramente libera perché sa obbedire. Maria è la donna più libera del mondo e dovremmo dirlo a qualche femminista questo. È la donna più libera del mondo perchè ha saputo obbedire”. La malafede e ottusità con cui tanta parte della Chiesa rappresenta Maria e con lei l’universo femminile sono intollerabili e offensive.

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    1. Caro Gianni, lascerei perdere le parole del vescovo, che avevo letto, questo è ciò che contiene la Chiesa, insieme a tanto altro. La domanda, che potremmo estendere a ministri e capi di governo, è come quell’uomo è arrivato alla carica che ricopre.
      Certamente, uno dei misteri che ci circondano. Buon Natale

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  3. Le mamme sono davvero angeli sulla terra perchè ci donano la vita, ci accompagnano, ci proteggono e continuano a farlo anche quando non sono più accanto a noi. Questa grande donna ne è la prova più luminosa. Nonostante la malattia e le difficoltà, non ha mai smesso di lottare, di credere, di andare avanti con una forza che rimane d’esempio per tutti.
    La sua storia ci ricorda quanto la vita sia breve, fragile e allo stesso tempo preziosa. Ci invita ad apprezzare ogni piccola cosa, ogni gesto, ogni momento che spesso diamo per scontato. E soprattutto ci insegna a non arrenderci mai, nemmeno quando il cammino si fa duro.
    Che il suo coraggio continui a ispirarci e a ricordarci che l’amore di una mamma non svanisce ma resta, guida, illumina, Sempre.

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      1. Carissima Emanuela, posso garantirti che l’insegnante (come il sottoscritto) la pensa esattamente come te, forse è stata la mia sintesi a essere troppo stringata, estrapolata com’era da un ragionamento lungo. Quando qualcuno smetterà di pensare che gli stranieri sono qualche gradino sotto, impostando ogni valutazione su premesse poliziesche (fosse solo quello), ma soprattutto capirà che possiamo imparare (oltre che insegnare), forse cominceremo a intenderci a crescere. Roald Admunsen spiegava agli accademici britannici, i quali parlavano degli Inuit come si parla degli uomini primitivi, che quelle persone non corrono mai sul ghiaccio perché sanno benissimo che il sudore congela e a quelle temaprature ti ammazza. Un carissimo saluto e grazie

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  4. caro Domenico, mi sono imbattuto in questa conversazione su madri coraggiose esemplari proprio oggi: festa della Madre di Dio, a distanza di poche settimane dalla perdita per doppia malattia di un caro amico / collega.
    Il mio pensiero va a quei due “strani” genitori cui si deve – nei loro silenzi / rare ma scelte parole – la vicenda del vangelo. Grazie per queste parole, Mauro
    PS) l’unico “obbedisco” femminile che apprezzo è quello di Mimì in “Soave fanciulla”, quando offre il braccio a Rodolfo, che aveva chiesto la sua compagnia per andare al caffè “Momus” [sto ascoltando alla radio la replica serale del concerto dalla Fenice]

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    1. Il personaggio che somiglia più a una donna libera e risoluta, in quell’opera è Musetta. Antenata di altre protagoniste che sapevano il fatto loro, come Minnie e poi Turandot, e di tante donne che sono venute dopo, nel solco tracciato anche dalle eroine pucciniane, figure che presero la mano anche al loro creatore, che certo non era un femminista.
      Ma la Madonna, le batte tutte, altro che ragazzina da incorniciare in un’immaginetta, è lei la benzina di una religione che avrebbe bisogno di più femminile per salvarsi. Un caro saluto

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