Ignobili spettacoli sulla pelle dei ragazzi, non solo di La Spezia  

Uno studente di La Spezia è stato accoltellato e ucciso da un suo coetaneo, a scuola. Il movente sembra essere la gelosia.

Negli stessi giorni è stato ritrovato il corpo di una donna, uccisa e sotterrata dal marito. Il movente sembra essere la separazione e, anche qui, la gelosia.

Il caso di La Spezia è mediaticamente esploso, quello di Anguillara Sabazia è passato come una notizia grave ma l’esposizione è stata assai più ridotta, malgrado il livello di crudeltà sia stato più elevato. L’assassino aveva persino cercato di fare a pezzi il cadavere della donna per poterlo seppellire più comodamente, ma qui c’era poco spazio per le emozioni, si poteva svolazzare meno.

Invece in Liguria il piatto era ghiotto, c’era cibo per psicologi, giornalisti, politici, gli ingredienti erano ricchi, c’era pure il fattore razziale, l’accoltellatore e la vittima erano di origini africane, questo eccita gli animi più rozzi e ignoranti.

Ma l’aspetto più grave, come sempre, è l’indebita generalizzazione, un meccanismo che scatta automaticamente quando i protagonisti sono i ragazzi. Certo, il mercato è mercato ma confesso di trovare il rituale -sempre lo stesso- volgare, oltre che banale.

Per essere chiari, un ragazzino fragile e pieno di complessi ne uccide un altro che non aveva fatto nulla di male.

Una tragedia enorme, da leggere nei suoi risvolti specifici, quelli legati ai protagonisti. Invece niente, come sempre parte la Norimberga collettiva, sul banco degli imputati tutti i ragazzi, tutte le famiglie, tutta la scuola.

I giudici sempre gli stessi. La solita compagnia di giro, le solite domande. Dal professionista che sembra un ubriacone e fatica a sopportare l’idea di essere invecchiato, fino al politico razzista che invoca uno stato di polizia tutte le volte che vi sono questioni cromatiche, anche minime.

Seguono polemiche, dibattiti e gli agognati clic, ma i protagonisti veri, quelli la cui vita è stata distrutta per sempre, rimangono sullo sfondo, loro sono solo il pretesto per montare spettacoli e parlare di sé.

A ignobili parterre del genere sono affidate le valutazioni sui ragazzi. Nel frattempo, tutto rimane uguale a sé stesso, e sarà sempre così perché per affrontare il tema del disagio, che non riguarda solo i giovani, occorre uno spessore che si vede poco tra politici, giornalisti, professionisti, ma occorre anche una capacità predittiva che si è smarrita, perché la massima preoccupazione è additare qualcuno e lavarsene le mani.

“Perché una società violenta vuole processare i ragazzi”, mi chiedevo nel sottotitolo di “Tutti Bulli”.

Una bella domanda, che ciascuno dovrebbe porsi, ogni giorno.

4 pensieri riguardo “Ignobili spettacoli sulla pelle dei ragazzi, non solo di La Spezia  

    1. Carissimo Andrea, la desolazione di cui ragionavo, che ci circonda quasi soffocandoci,fa apparire interessante qualsiasi parola che sappia di buon senso. È questo il vero dramma. Ti abbraccio

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  1. La ringrazio per avermi fatto notare il differente approccio, sia mediatico, sia di tanti politicanti, alle due drammatiche vicende.
    Al di là dei contenuti, che anche questa volta trovo puntuali e ficcanti, le do atto che lei ci insegna anche ad “osservare”. Spesso dettagli come questi, che ci passano sotto gli occhi e non li registriamo. E invece meritano attenzione, alimentano consapevolezza e spirito critico.

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    1. Gli occhi, caro Gianni, sono la porta d’ingresso al mondo, ma bisogna avere voglia di usarli. Quando parlo alle persone nel corso di incontri pubblici mi soffermo molto sul ruolo dello sguardo, senza questo “amico” prezioso la realtà, anche quella dei figli, ci sfugge.
      Un caro saluto

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