Come misurare lo stato di salute mentale delle persone che governano il mondo e le nostre vite

Ciclicamente si rinfocola il dibattitto sullo stato di salute mentale di alcuni personaggi politici dai cui dipendono, a volte letteralmente, i destini del mondo, dunque di ciascuno di noi e dei nostri figli. Confronti necessari ma di dubbia utilità per almeno due ragioni. Innanzi tutto, perché non esiste un modo per stabilire “a distanza”, direttamente, cosa contiene la testa di una persona. In secondo luogo, perché, quand’anche stabilissimo che una persona è affetta da disturbi mentali, non potremmo fare alcunché. Difficile presentarsi ai diretti interessati e invitarli a togliere il disturbo perché qualcuno li ritiene mentalmente instabili.

Tuttavia, fino a quando il criterio per determinare il profilo psicologico di un leader si limiterà a considerare solo le rigide classificazioni del manuale diagnostico per eccellenza, il DSM, rimarremo all’interno di tecnicismi lontani dalla sensibilità comune. Occorre fare un salto e considerare altri parametri, a mio avviso di più immediata comprensione e di notevole efficacia, ad esempio, il sentimento sociale, teorizzato da Alfred Adler, che addirittura lo considerava il “barometro della normalità”. Questo ingrediente ci consente di leggere  comportamento di un individuo contro lo sfondo della vita sociale, per gli effetti che produce nella vita dei suoi simili.

La presenza di un genuino interesse verso il prossimo è un ottimo indicatore della salute mentale degli esseri umani, al contrario la sua assenza si può considerare un segnale preoccupante e di sicuro non è di buon auspicio se l’individuo interessato guida delle grandi comunità, come accade nel caso dei presidenti di Stati Uniti e Russia.

Se dovessimo descrivere la loro situazione interiore utilizzando codici e numeri del manuale prima richiamato, ricaveremmo informazioni rigide mentre alle persone comuni arriverebbero informazioni criptiche e prive di senso, allo stesso tempo si innescherebbero infinite discussioni tra specialisti, in parte condizionate anche da posizioni ideologiche. Se aggiungiamo che le discipline psicologiche non possono iscriversi tra le scienze “esatte”, la prudenza diventa d’obbligo.

Diverso sarebbe l’esito se cercassimo di dimostrare che alla radice del loro comportamento vi è un generale disprezzo per gli esseri umani e per le loro vite, facilmente desumibile dal loro linguaggio ricattatorio, minaccioso, volgare e violento. Se ci concentrassimo sulla sistematica mancanza di rispetto verso gli interlocutori, soprattutto i più poveri e fragili, sulle minacce e sulle azioni bellicose che costano centinaia di migliaia di vite a fronte di obiettivi non propriamente vitali. Se non ci lasciassimo sfuggire il modo sfacciato con cui coltivano i propri interessi personali, utilizzando senza ritegno il loro potere per accumulare ricchezza. per sé e per le loro famiglie.

Tutti questi indicatori parlano di malattia, perché partono dal presupposto, acclarato, che all’interno di una specie cooperativa come la nostra, solo ciò che si conforma a questo criterio può essere considerato “normale”.

Considerati attraverso questo parametro, i presidenti russo e americano possono considerarsi seriamente malati, l’ombrello dei danni che producono quotidianamente è enorme e si allarga sempre di più, non è nemmeno lontanamente comparabile a quelli prodotti da tutti gli schizofrenici e i paranoici che in questo momento sono presenti nel Pianeta.

Qui trovate un’intervista non criptata, risale 4 anni fa, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ed è relativa allo stato di salute mentale del presidente di quest’ultimo paese.

https://tg24.sky.it/mondo/2022/03/07/putin-profilo-psicologico

2 pensieri riguardo “Come misurare lo stato di salute mentale delle persone che governano il mondo e le nostre vite

  1. Ritengo questa sua riflessione rivoluzionaria, lo dico davvero.

    Richiamando “l’ unità di misura ” del sentimento sociale, che come lei ci spiega  Alfred Adler considerava il “barometro della normalità” lei offre un criterio stringente per valutare chi si occupa della Cosa Pubblica.

    E questo vale per i potenti della Terra con i casi ampiamente patologici, alla luce di questa prospettiva, che vengono citati nel suo pezzo, ma anche per ruoli di potere (o di servizio?) ben più modesti, eppure importanti per le nostre comunità. Penso infatti anche a sindaci, consiglieri comunali o regionali, parlamentari.

    Mi pare evidente che la cruna dell’ago si restringerebbe in modo abnorme, e non è certo un discorso che vale solo per collocazioni politiche, perchè come lei osserva, “leggere il comportamento di un individuo sullo sfondo della vita sociale e per gli effetti che produce nella vita dei suoi simili” riserverebbe sgradite sorprese in maniera ampiamente e drammaticamente trasversale.

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    1. Lei, caro Gianni, coglie il cuore del ragionamento. Occorre cambiare i criteri che definisco quella che chiamiamo normalità. Bisogna valutare il grado di lesività sociale potenziale di coloro che ambiscono a occuparsi di una comunità.
      Tentare un colpo di stato, com’è accaduto 5 anni fa,facendosi spalleggiare da delinquenti comuni, e poi, come se niente fosse, ridiventare presidente di un paese di capitale importanza per gli equilibri del Pianeta, è un passaggio inquietante e pericoloso. Ci deve essere un modo per fermare le persone squilibrate che pretendono di occuparsi del presente e del futuro dei cittadini. L’alternativa è trasformare il mondo in una Gotham City planetaria dove calerebbe la notte per sempre.
      Un caro saluto

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