Essere “mollati”. Tristi parapiglia esistenziali da lenire con la prevenzione

Una ragazzina deliziosa, innamorata, fragile, intelligente viene “mollata” per ragioni futili. Piccola vendetta, amplificata coi dispetti mediatici.

Segni particolari di lui, bello. Perderlo forse non sarebbe stata una tragedia, ma in quei momenti la ragione, fiaccata dalla ferita sanguinante, va in quiescenza. Addirittura, lei si pone alla ricerca di una possibile causa contingente, un banale errore involontario da attribuire a sé stessa, per flagellarsi e chiedere scusa, nella speranza di ottenere perdono, pure in assenza di peccato

Dove ho sbagliato! Continua a domandarsi. Ma è in ottima compagnia. una donna di quarant’anni scopre che il marito la tradisce. Si procura il numero dell’altra, la chiama e, dopo essersi scusata per il disturbo, le chiede se può aiutarla a capire dove può avere sbagliato! Quasi una fotocopia.

Ma tra i ragazzi la paura di una bocciatura sociale e della sua ancora più temuta definitività deforma la percezione di sé e del mondo. Malgrado ciò, salvo eccezioni gravi, questo spazio non dovrebbe essere colonizzato da terapie, non essendovi malattia, ma da una prevenzione -remota e competente- su vasta scala. In tutti questi anni di attività divulgativa mi sono sforzato di esortare genitori e insegnanti a delegarsi meno alla psicologia -solo quando serve davvero- e più a loro stessi, perché la vicinanza quotidiana con i figli e con gli studenti li pone in una posizione ideale per “farsi” un’idea e trovare qualche soluzione, con quella “sintonia fine” che chi guarda da lontano non sempre riesce ad acquisire.

Se sistematica e competente, la divulgazione può divenire una solida trincea di prevenzione. Il suo scopo finale è accompagnare e allo stesso tempo incrementare le competenze degli educatori, aiutandoli a capire dove orientare occhi, orecchi e pensiero, prima però deve fornire informazioni serie, “stazzate”, non fantasiose, sul funzionamento della vita interiore di bambini, ragazzi e adulti, tenendo presente che le classi anagrafiche sono meno discontinue di quanto si creda.

Lo stile di vita degli individui, tende a rimanere costante nel tempo, ed è proprio tale coerenza che può gemellare grandi e piccoli, abbattendo giudizi e pregiudizi, incoraggiandoli a mostrarsi per quello che sono. Neppure questo è facile, ma a certi padri che nascondono le proprie fragilità credendo di fare il bene dei figli, qualcuno, con pazienza e non per forza in ambito clinico, dovrebbe spiegare che stanno cadendo nel lato sbagliato e senza volerlo incrementeranno le insicurezze dei loro figli, ai quali è chiaro chi è davvero il proprio padre e si chiedono per quale ragione teme di mostrarsi come un comune mortale. 

Quando ci si rivolge a una platea di genitori e insegnanti lo si deve fare per metterli in condizione di utilizzare nuove conoscenze all’interno del rapporto con la specifica creatura che si trovano di fronte, le affermazioni generali possono diventare sterili se non si trova un modo per renderle utilizzabili nel quotidiano.

Un trasferimento, dall’universale al particolare, non semplice ma necessario.

Chi può accedervi, di seguito trova il link con la riflessione originale, più ampia e articolata.

https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/02/23/lasciarsi-prevenzione-barrila

2 pensieri riguardo “Essere “mollati”. Tristi parapiglia esistenziali da lenire con la prevenzione

  1. La reazione generale ( e quindi standard) non sempre trova il senso di esistere. Non serve sminuire qualcuno perché si plachi la delusione o peggio l’umiliazione di essere stati “mollati”. Serve magari un dialogo più personale e costruttivo per far capire che c’è, ci sarà qualcuno che sarà capace di andare oltre.

    "Mi piace"

    1. Un auspicio sensato, il punto è, cara Patrizia, che quando ci sono di mezzo i sentimenti e gli abbandoni, il senso di fallimento che prova, diciamo così, la vittima, spinge dalla parte di rivalsa. Grazie

      "Mi piace"

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *