Cercare il “punto di rottura” tra infanzia e adolescenza dei figli, come se il tempo di educare iniziasse “dopo”, è una delle finzioni più dannose dei genitori, soprattutto di quelli che immaginano che tale passaggio della implicare cambiamenti radicali nell’approccio educativo.
Ma non sono solo i genitori a cercare tale punto di rottura. Nella vicenda che segue tale fenomeno si legge con estrema chiarezza. “In quinta elementare sono salita in groppa ad un compagno e lui si è messo a portarmi in giro per la classe. Un momento di apertura, di gioioso divertimento. È entrata la maestra e mi ha rimproverata, invitandomi a fare un giro nel corridoio per conto mio a schiarirmi le idee”.
Qualsiasi cosa ne sia seguita non si è trattato di un evento spontaneo, naturale, perché a creare la divisione tra prima e dopo era stata l’entrata brutalmente soggettiva della maestra che, mandando l’alunna a “schiarirsi le idee”, aveva impacchettato in modo maldestro quell’agitarsi di ottimismo e di vitalità, consegnando tutta l’azione a retropensieri moralistici.
Come accaduto al padre che entra in bagno e crede di avere individuato il momento di passaggio da una condizione all’altra, dall’infanzia all’adolescenza, ora è quella maestra a inventare un diaframma che non esiste.
Sta arrivando la “temuta” adolescenza, solo ora si comincia a educare davvero, a fare sul serio, sembrano dire i due adulti, come se l’infanzia fosse stata solo una stagione preparatoria, di tutto riposo per gli educatori. Un’omissione grave perché tutto ciò che accadrà successivamente sarà impregnato di suggestioni prese nei primi anni di vita, quando cominceranno a formarsi le strutture portanti della personalità, le stesse che daranno chiari segni della loro presenza in tutti gli anni a venire. “Tanto, bambini piccoli problemi piccoli” pensano gli stessi adulti che allerteranno lo zelo solo in prossimità delle scosse adolescenziali, quando sarà più impegnativo raddrizzare le curve che si sono ignorate in precedenza e gli effetti sociali del comportamento diventeranno più marcati.
Purtroppo, sarà proprio l’oblio di questo criterio decisivo, la continuità, a generare fratture e divisioni arbitrarie, facendoci perdere tempo prezioso. Nei primi anni accadono molte più cose di quante si riesca a immaginarne.
Persino quando l’età è molto avanzata, la radiazione di fondo, l’eco del nostro personale big bang, sarà ancora perfettamente udibile perché il modo caratteristico con cui procediamo verso i nostri scopi, che prende forma nei primi 5/6 anni di vita, tende a rimanere costante. Per tale ragione parlare di cambiamento improvviso è temerario e fuorviante.
L’infanzia, proprio perché decisiva, chiede di essere educata, preparata alla vita, ma spesso si preferisce ignorarla, viziarla o trascurarla. Al massimo considerarla solo una bella parentesi ludica, gioiosa. Certo, può essere anche quello, ma non solo, c’è tanto altro.
Non è questo il modo migliore di preparare ciò che seguirà, a cominciare dall’adolescenza.
Chi può aprirlo, nel link che segue trova la riflessione completa.
“L’infanzia, proprio perchè decisiva, chiede di essere educata”. Questa frase, a mio giudizio, andrebbe consegnata a ciascun genitore quando porta via il proprio neonato dall’ospedale dove è nato, insieme al suo codice fiscale appena battezzato, come se fosse il “documento” complementare e obbligatorio del nuovo cittadino, del nuovo membro della comunità.
Sono talmente d’accordo con il contenuto di questo articolo, che mi spinge a condividere la mia piccola esperienza.
Come padre di un’adolescente, sto assistendo a questa magnifica e “temuta” fase della vita di mia figlia, e sono in grado di poter affermare che gli sforzi costanti, senza soluzione di continuità, che abbiamo fatto insieme io e mia moglie nell’educarla fin dalla sua nascita adesso sono il porto verso cui tornano il suo sguardo e il suo cuore ogni volta che la sua età la porta al sacrosanto e naturale allontanarsi e distinguersi da noi, a contestarci, a mettere in atto i comportamenti per scoprire la sua personalità. Senza il lavoro che abbiamo fatto finora, probabilmente la vedremmo navigare nelle onde senza nessun riferimento.
Invece, constatare che affiorano certi insegnamenti, i principi, i doveri, mentre lei è impegnata a formarsi e diventare un’adulta, è bellissimo: lei è un fiore che sboccia, ma nessun fiore può farlo se la pianta non è stata prima curata e annaffiata.
Per come ho vissuto io l’esperienza di genitore, quindi, posso dire che l’educazione di un bambino non confligge affatto con la dimensione gioiosa e ludica dell’infanzia: la mia piccola esperienza mi porta a dire che è proprio impartendo e insistendo sulle regole che i bambini scoprono che si divertono di più a giocare e imparare, e che trovano immensa gratificazione quando vengono apprezzati e premiati per questo, dai genitori, dagli insegnanti, dai compagni. In una parola, quando si sentono apprezzati dal mondo di cui fanno parte, perché rispettano gli altri, che ne fanno parte insieme a loro. Così, sono individui, ma non individualisti.
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Caro Maurizio, grazie di cuore, le sue parole danno senso compiuto a quanto cercavo di dire nel post, facendoci toccare con mano quanto sia vitale la “cura” del bambino nei primi anni, quando può prevalare la tentazione di “godersi” semplicemente la gioia della sua presenza.
Una gioia vera, legittima, ma c’è tanto altro da fare. Un caro saluto
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Investire nell’infanzia non significa anticipare l’ansia educativa, ma riconoscere che la libertà, la responsabilità e la capacità di stare nel mondo si costruiscono proprio lì, quando tutto è ancora possibile. Ignorare questa continuità è un lusso che non possiamo più permetterci.
Articolo prezioso, grazie, dottore!
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Difficile fare bene alle medie se abbiamo saltato di netto le elementari, caro Gianni, perché mancheranno quelle che chiamiamo basi.
L’infanzia sembra fare rima con “giocattolo”, lo stupore e l’orgoglio che suscita un bambino piccolo, sembrano bastare a sé stessi, così si creerà un vuoto educativo che presenterà un conto molto salto qualdo arriveranno i primi collaudi sociali del bambino.
Un caro saluto
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