Violenza a scuola. Rivoluzionare il nostro punto di vista o perdere i ragazzi per sempre

Nella vicenda di Trescore Balneario sono coinvolti un solo ragazzo e una sola professoressa. Niente universalizzazioni.

Non è che questo attenui la gravità dell’evento, ma è errato estendere l’accaduto a tutta la scuola, luogo dove, al contrario, si limitano i danni prodotti da altri, con un duro lavoro che va oltre l’ordinario. Ma questo passa sotto silenzio.

“Il teatro della violenza, persino superfluo dirlo, non è la scuola ma il mondo intero. La scuola è un sottoinsieme della società, è un bambino che gioca in una pozzanghera piena di fango, sporcandosi, ma non è lui a produrre quella melma che lo colora. Solo più tardi diventerà un contributore, come gli altri”. Così scrivevo nel volume del 2020 “Tutti Bulli. Perché una società violenta vuole processare i ragazzi”

La violenza si sviluppa attraverso una precisa filiera, quella che si manifesta a scuola è solo l’atto terminale di una trama nata altrove e che essa prende semplicemente in carico, cercando di contenerne le conseguenze, mentre altri reagiscono come sempre, invocando maggiore severità, soprattutto i politici che invocano un Dio muscolare, come quello dell’Antico Testamento.

Inutile illudersi, non ci saranno attenuazioni, l’emergenza è strutturale e il peggio toccherà sempre alla scuola, che ospita una potente quota di infelicità, perché la società stessa per prima ne ospita a dismisura, come racconta lucidamente questo ragazzo nei suoi scritti, pieni di una consapevolezza urticante.

Fossi nel ministro, dopo essere andato a trovare la povera professoressa che paga per tutti, andrei a trovare il ragazzo, farei colazione con lui tutte le mattine e cercherei di carpirgli qualche segreto, perché sono certo che insieme al veleno quel tredicenne possieda pure l’antidoto. Chiediamogli la formula -certo senza risparmiargli l’onere della pena- per imparare da chi viene investito frontalmente da quella dolorosa mancanza di senso. Nelle aule scolastici, veri schermi cinematografici, ogni giorno passano una miriade di fotogrammi “rivelatori”, ma se il mantra è il programma o solo il programma tutto il sistema accelera e non c’è tempo per usare occhi e orecchi. La scuola non è il luogo della violenza, ma il laboratorio che può aiutarci a trovare risposte intelligenti.

Nella costruzione di pensieri estremi ma spesso soggettivamente fondati, i ragazzi sono aiutati dal mondo circostante, che trova pratico ed efficace catalogare una volta per tutte un comportamento, depositando nella stessa confezione anche la persona che lo manifesta. Ma un comportamento e una persona sono grandezze incommensurabili, dobbiamo trovare il coraggio di separarli, salvando il portatore con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.  

Di seguito, per chi può aprire il link, la riflessione completa.

https://tg24.sky.it/cronaca/2026/03/27/insegnante-accoltellata-bergamo

4 pensieri riguardo “Violenza a scuola. Rivoluzionare il nostro punto di vista o perdere i ragazzi per sempre

    1. Grazie a te Giuseppe, per fortuna le nuove generazioni sono proprio “nuove”, quindi ci contageranno, anzi contegeranno chi vorrà farsi contagiare. Speriamo siano in tanti. Un caro saluto

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  1. Aspettavo un tuo commento, caro Domenico, e ora che ho letto condivido il tuo pensiero. Vorrei aggiungere che forse bisognerebbe trovare ( e anche con una certa urgenza) quel tempo prezioso che la *scuola di corsa” ha perso a favore di contenuti e rispetto del programma scolastico. Lo sapeva l’insegnante che questo alunno era “portatore” di ADHD *? Non voglio giustificare il gesto ( che resta un gesto e non identifica la persona). Magari, però, si sarebbe potuto dedicare un po’ di quel tempo di cui sopra ad uno sguardo più incisivo, più libero. Lo studente, nella sua dichiarazione scritta, ripete più volte di essersi sentito umiliato. Se anche, come penso, così non fosse stato nelle intenzioni della professoressa, quello che è arrivato a lui è stato il senso di impotenza, difronte alle umiliazioni e ancora di più, l’incapacità di gestire le emozioni che ne derivano. Adesso a quale delle “figure educati” e con l’aiuto di chi verrà affidato il compito di aiutare il ragazzo? Perché è di aiuto che avrà bisogno la sua giovane, preziosa vita.

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    1. La scuola è travolta dalle “carte”, questo la costringe a giocare all’inseguimento, perennemente, e a subire una situazione che avrebbe poco a che fare con ambienti pedagogici, “santuari” che richiedono attenzione, ascolto, serenità, lentezza, tempo, tanto tempo.
      Un caro saluto

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