Le mete segrete, ma decisive, delle nostre azioni

Una ragazza racconta della propria madre, così presa dal lavoro nell’azienda di famiglia da non accorgersi di lei. “Un giorno, avevo otto anni, andai a dirle che conoscevo a memoria i numeri di cellullare di tutte le zie e i parenti. Volle sapere se conoscessi anche il suo, le risposi di no. Ci rimase male. Mi chiese di impararlo e io lo imparai. Per la prima volta mi resi conto che ci teneva a me. Se mi fossi lamentata della sua lontananza in un modo più classico, come mi era già capitato di fare, mi avrebbe risposto che in fondo lei lavorava anche per fare stare meglio me, invece toccare con mano che mi ero allontanata da lei e che le mie zie in qualche modo la stavano sostituendo, ebbe l’effetto di aggirare la sua razionalità, mettendola di fronte a un quadro che più chiaro non poteva essere”.

In questo piccolo testo troviamo indizi di estremo interesse, in genere sottovalutati o addirittura ignorati, eppure decisivi nei rapporti tra un genitore e un figlio, un insegnante e uno studente, più in generale nella vita di ciascuno.

Riassumo in poche righe tali indizi. Nel nostro procedere, così come in quello dei nostri figli, nulla o quasi nulla accade per caso. Ogni manifestazione del comportamento nasconde una trama orientata in una direzione precisa- anche quando sembra solo un modo caotico o improvvisato di procedere- e possiede spiegazioni profondamente logiche e, se si vuole, leggibili.

Tutto questo appare evidente nella vicenda raccontata dalla ragazza, che agisce in modo deliberato toccando con precisione chirurgica un nervo scoperto della madre, quando la informa, senza essere richiesta, di conoscere i numeri telefonici di tutto il parentado, ma ignora proprio quello di chi l’ha messa al mondo. La sua vera intenzione si palesa quando sottolinea che se si fosse lamentata “nel modo classico” non avrebbe ottenuto alcun risultato, se non un nuovo arroccamento.

L’esito sperato è raggiunto, la madre, dispiaciuta, le chiede di imparare anche il suo numero di cellulare e la figlia finalmente comprende che tiene a lei.

La protagonista perseguiva uno scopo preciso, ottenere una sicura certificazione del suo valore, perché sentiva di essere fuori dai radar della madre.

Il medesimo segreto, come un burattinaio, manovra anche l’agire di noi adulti, prenderne consapevolezza renderebbe la vita meno criptica e le relazioni, non solo quelle educative, migliori.

Chi desidera approfondire la riflessione può aprire il link che segue

https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/05/18/relazioni-genitori-figli-barrila

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