Caso, limiti, insuccessi. Gli strani maestri di genitori e figli 

Prima che le teorie generali a noi è richiesto di usare gli occhi, che ci consentono di passare dalla universalità dei manuali alla specificità di ciò che ci troviamo di fronte. Il nostro modo di guardare non è estraneo al destino dei nostri figli. 

Usare gli occhi e il materiale povero che abbiamo sottomano è il nostro destino, perché siamo costantemente alle prese con delle cose piccole, “particolari” che ci allenano a ragionare e ci facilitano il compito quando poi si tratta di prendere decisioni che riguardano il nostro ruolo di educatori. Ma, insieme al nostro sguardo occorre tenere presente la benefica presenza del caso, oltre che del limite e dell’insuccesso.

Il nostro rapporto con questa triade può variare, trasformandoli da possibili nemici in preziosi alleati. Ilcaso, ad esempio, ci aiuta a non disperare, perché talvolta può fare pendere la bilancia dalla parte giusta, trasformando positivamente la vita dei figli. Il caso è un potente sceneggiatore, capace di invenzioni sublimi.

Quando Benoit Mandelbrot, alla fine degli anni Cinquanta, si recò all’IBM, negli Stati Uniti, lasciando l’insegnamento alla Sorbona di Parigi, fu immediatamente “investito” dal caso. Il suo ufficio non era ancora pronto, gli inservienti stavano portando via tutto il materiale personale del predecessore, sulla scrivania erano ancora appoggiate pile di riviste pronte ad andare in discarica. Mandelbrot ne prese una a caso, la aprì, ancora a caso, e si imbatté nell’articolo di un esperto che si domandava quanto fossero lunghe le coste della Bretagna. Non era una domanda banale perché le coste non sono linee diritte, sono costituite da infinità di rientranze e sporgenze che rendono problematica la loro misurazione esatta.  Questo evento involontario accese la passione del matematico franco-polacco per le “irregolarità” della Natura, impossibili da misurare con la geometria euclidea. Ne occorreva una tutta nuova, quella dei Frattali, e lui la creò. 

Eppure, come si diceva, il caso non è il solo compagno di viaggio che può darci una mano, anche se la nostra ansia e il nostro animo competitivo ci portano a essere allergici quando mettiamo sul tavolo termini “antipatici”, come limite e insuccesso.   

“È il sorgere continuo dell’incidente imprevisto che ci fa di colpo diventare più intelligenti per risolvere il problema”. Scriveva la grande scenografa e costumista Titina Rota, riferendosi al suo lavoro teatrale e alla vita nel suo complesso.

Tutti, in particolare noi genitori, siamo accompagnati da fedeli ma insospettabili presenze, il caso, illimite e l’insuccesso cui dobbiamo molti dei progressi sociali e individuali realizzati nei secoli. Eppure, rifiutiamo di riconoscerli, di attribuirgli il ruolo che meritano, perché la loro esistenza oramai non è più ammessa culturalmente, sebbene dormano accanto a noi, sebbene si percepiscano in modo sfacciato e sebbene influenzino i nostri passi senza posa. Siamo impreparati al loro arrivo, ci rifugiamo in uno stato di beatitudine. Fino a quando non tocca a noi. 

Dovremmo flirtare più consapevolmente con il caso, il limite e l’insuccesso, preparando i nostri figli a fare altrettanto, perché sono inevitabili. Quando non si è in grado di affrontarli con il giusto atteggiamento, trasformandoli in amici scomodi ma sinceri -le probabilità che il dardo avvelenato della sofferenza colpisca noi e i figli si moltiplicano, talvolta aprendo la strada alla malattia.

Nel link che segue la riflessione completa

https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/09/07/caso-limiti-insuccessi-domenico-barrila

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