Un mese fa avevo pubblicato l’annuncio degli incontri che si svolgeranno a Firenze tra ottobre 2026 e febbraio 2027.
Per molti degli iscritti a questo blog la sede è irraggiungibile, ma il concetto di fondo di quella programmazione possiamo condividerlo anche con chi è distante, ed è molto semplice. Acquisire competenze evitando svolazzi e terminologie tecniche che tagliano fuori la stragrande maggioranza degli aventi “diritto”, ossia i cittadini che sono costretti a educare in un contesto culturale e sociale che non somiglia quasi a niente di ciò che apparteneva al loro passato. Questo non dovrebbe indurre chi deve aiutarli a trasformarli in bersagli di reprimende superbe e immotivate, perché I figli sono sempre figli e gli studenti sono sempre studenti, ma la loro vita è stata, ed è, costantemente, attraversata da fenomeni portatori di mutazioni profonde e sempre più complesse.
Stante questa situazione, per alcuni versi estremamente impegnativa e al contempo molto esaltante, per il grumo di novità che porta con sé, dobbiamo unire le forze.
A cominciare dalla psicologia, che deve compiere molti passi in direzione dei cittadini, cercando di trasferire loro competenze chiare, aiutandoli a decodificare la personalità dello specifico bambino o ragazzo che l’educatore si trova di fronte.
Ma ancora prima della psicologia devono essere le istituzioni a farsi carico di un progetto formativo poderoso e continuo, che sottragga alla solitudine le famiglie e la scuola, invece di indicarli come causa del disagio e del malessere delle nuove generazioni. Un comodo alibi per appesantire le spalle di chi è già abbastanza gravato.
Alle stesse istituzioni dobbiamo chiedere di abbandonare l’approccio poliziesco, punitivo, perché un ragazzo che sta mala, una famiglia che sta male di sicuro non si stanno divertendo.
A Firenze agiremo in questo spirito, come apparirà chiaro nell’intervista che segue.