La pandemia, i piccoli e i grandi. Immunizzarci dal veleno dell’individualismo col vaccino del sentimento sociale.

Quando diamo dell’individualista ad una persona, stiamo dicendole che è incompatibile con la specie di cui fa parte. Del resto, basta osservarla all’interno di qualsiasi gruppo, per confermare la fondatezza della premessa. Si paleserà una dinamica simile a quella del rigetto. Gli anticorpi della società aggrediscono ciò che viene registrato come corpo estraneo o pericoloso.

Un fenomeno analogo è in atto contro la categoria dei renitenti al vaccino, coi quali non possono esistere margini di conciliazione perché costoro sono carenti o privi di un ingrediente decisivo.  Il sentimento sociale, che Alfred Adler riteneva addirittura una spia del grado di salute mentale di ciascuno. L’attività clinica conferma il legame indissolubile tra sentimento sociale e stato mentale. Quanto più la carenza del primo è forte tanto più il secondo ne risentirà.  

Gli esseri umani “normali”, interdipendenti, sono in grado di gerarchizzare il peso degli interessi in gioco, arrivando in alcune circostanze ad anteporre quelli collettivi ai propri.
Il sentimento sociale ci spinge a pensare in termini comunitari, incoraggiandoci a sviluppare sentimenti che avvicinano, come la fiducia, mentre l’individualista incuba sentimenti che allontanano.

Negli individualisti l’impianto altruistico è inceppato, spento, ed è proprio la pandemia a restituirci una mappa raffinata delle falle presenti nel tessuto del sentimento sociale di questi individui, che si ribellano alle misure di tutela collettiva negando l’evidenza, ora per testardaggine, ora per opposizione ideologica, nei casi più seri producendo veri e propri deliri persecutori, sfacciati e assurdi quando accusando i vaccinati di essere contagiosi per il fatto stesso di avere in corpo l’agente immunizzante.
Una logica rovesciata, come se qualcuno vi investisse sulle strisce e poi pretendesse di essere risarcito. Questo non è assimilabile alla normalità.

Il contrasto con la comunità è irrimediabile, per questo l’individualismo non può essere considerato alla stregua di una semplice variante caratteriale, comportamento tra i comportamenti., è esso stesso un virus che necessita di un vaccino, proprio quello del sentimento sociale.
Le persone carenti o addirittura prive di sentimento sociale sono pericolose, possono determinare veri e propri disastri nella vita dei loro simili, minando la stabilità dei sistemi sociali. Tutto questo è davanti ai nostri occhi, e vale ancora di più quando l’individualista è un esponente delle istituzioni e la sua potenziale lesività può diventare enorme. Lo stesso se è una figura educativa, come un insegnante. Ancora peggio quando si tratta di un’autorità religiosa, soprattutto se la sua confessione si basa su principi di fratellanza universale.

Siamo di fronte a una degenerazione dell’umano, incompatibile con qualsiasi modello sociale fondato su cooperazione e compassione, l’unico in grado di determinare progresso e coesistenza pacifica. Per tale ragione, affidare un bambino o un ragazzo a un educatore palesemente individualista, significa comprometterne il processo evolutivo, fino ad esporlo al pericolo dell’emarginazione sociale, perché, come si diceva poc’anzi, la collettività produrrà spontaneamente anticorpi nei suoi confronti -come li sta sviluppando contro i negazionisti del virus- ponendogli un dilemma drammatico.

22 pensieri riguardo “La pandemia, i piccoli e i grandi. Immunizzarci dal veleno dell’individualismo col vaccino del sentimento sociale.

  1. … a quanto pare non abbiamo soluzione. Gli individualisti, essendo presenti in ogni categoria, pur individuandone l’origine, mi pare di capire che non vi sia una cura adeguata.

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    1. Invece, caro Pierluigi, possiamo, anzi dobbiamo, fronteggiarlo. L’individualismo agisce sotto il nostro naso facendo danni incalcolabili, impariamo a individuarlo, proviamo ad alzare le antenne, premiando i comportamenti prosociali, anche quando è scomodo farlo. Cominciamo dai bambini, aiutiamoli a comprendere che l’altruismo è più “economico”, più conveniente per tutti.
      Collegati giovedì, trovi le coordinate nel penultimo post, insieme al Professor Andrea Segrè, presidente di FICO, rifletteremo sul tema della sostenibilità, proprio l’individualismo fa parte dei contributi non sostenibili dal Pianeta, ecco perché va stanato e scoraggiato.
      Ti ringrazio

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  2. Buonasera dottore,

    Condivido ogni parola dell’articolo e temo di comprenderne la gravità delle implicazioni.
    Porto il mio esempio: il padre di mia nipote, persona dalla bassa scolarizzazione, è una rappresentazione plastica dell’individuo che abbraccia le pericolose teorie no vax e tenta di indicare impossibili parallelismi tra lager nazisti e uso del greenpass alla figlia di nove anni.
    Il tentativo di arginare questo virus siamo noi, la piccola comunità della famiglia, le insegnanti, persino il gruppo parrocchiale.
    Un anno fa mai avrei pensato di dover combattere una battaglia con un virus diverso e così contagioso: l’individualismo unito a una pericolosa ignoranza.

    Anni fa rimasi sorpreso dall’esempio dato dal direttore dell’azienda presso la quale lavoravo: tra la comunione del figlio e un appuntamento di lavoro, la scelta lavorativa era scontata.
    Oggi siamo alla degenerazione ulteriore: oggi mia nipote compie nove anni, il padre è fieramente di rientro dalla manifestazione di Roma, con la scusa che “lo faccio per il futuro di mia figlia”.

    Grazie per le sue parole chiare, sono da diffondere per agire insieme come comunità ed evitare -letteralmente- la catastrofe.

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    1. Grazie Mattia, le tue parole aggiungono la crudezza della realtà, l’esperienza diretta, ravvicinata. Quando questa forma di
      ostinazione, che nasconde anche dell’altro, ci tocca da vicino, ne comprendiamo ancora meglio la criticità, talvolta con imbarazzo.
      La scorsa settimana un signore mi raccontava, mortificato, di un parente che si è letteralmente sfuggito di mano, mostrando un lato nascosto della personalità che mette in allarme chi gli vuole bene. Il problema, come sempre, è l’ostinazione, l’assenza di spirito critico, ossia l’incapacità di mettere il proprio pensiero alla verifica dei fatti, anche per questo viene criticata la scienza, proprio perché li costringe a misurarsi con la realtà. Che loro rifuggono come la peste. Amano le eccezioni, inutile spiegare loro che la scienza è un’esperienza comunitaria, fatta di affermazioni e di verifiche rigorose.

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  3. Il seme dell’individualismo è presente nella nostra società da qualche tempo. Credo proprio da quando il denaro è diventato un valore guida, segno di benessere, capacità, soppiantando di fatto quell’altro valore diffuso tra le persone, la solidarietà. Ogni emergenza fa fare un giro di vite ai processi umani e così, chiusi nel bozzolo del proprio io qualcuno ha pensato di potersi salvare da solo. Molti però riconoscono caro dott. Barrila’ la natura sociale della umana esistenza e condividono con lei schegge riflettenti di apertura verso l’altro. Sia sempre nocchiere con la barra ben salda nelle mani segnate dal callo dell’esperienza. Le sono grata.

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    1. Il punto, cara Laura, sta proprio nell’equilibrio tra chi gioca in proprio e chi crede nella natura sociale della nostra specie, un equilibrio che si sta vertiginosamente sbilanciando verso i lupi solitari, propensi a illudersi di potere sopravvivere a prescindere dal destino della nave. Siamo oramai nella stessa condizione del Pianeta, la cui resistenza alle ferite inflittegli da chi lo abita sembra oramai al limiti, ma così come abbiamo il dovere di sperare in cambio di direzione per la nostra Terra, è necessario capire che proprio chi lo abita deve ritrovare quella grammatica che chiamiamo interdipendenza per salvare la specie e il sasso che ci ospita. Partire dall’educazione è necessario, con l’aiuto delle persone di buona volontà, sono davvero tante, di cui lei parla. Grazie

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  4. Anni e anni di lotta sociale di conquiste sociali su principi e valori si sono dissolti nel momento in cui Partiti popolari e sindacati hanno perso la radicalità con il tessuto sociale, nel momento in cui le generazioni che con sofferenze, privazioni avevano seminato i valori su cui negli anni 70 si erano ottenute profonde conquiste sociali, la riforma sanitaria, la scolarizzazione, lo statuto dei lavoratori, erano gli anni della partecipazione del confronto, della passione civile. con l arrivo nelle strutture dirigenziali di una generazione che non ha una storia, che non conosce neanche la storia del proprio paese , che non è passata attraverso un percorso di selezione come noi giustamente abbiamo fatto. Eccola questa società disintegrata, priva di valori ,priva di passione, priva di un orizzonte. La mia generazione discuteva , discuteva, ma sapeva definire un orizzonte ne testimoniano le conquiste sociali. Hanno espulso i “vecchi” perché ritenuti incapaci, ( ma i vecchi sono quelli che hanno dato gambe alla Costituzione che hanno costruito architettura della democrazia) Non c è in me rassegnazione ma si è fatta strada l’intolleranza una radicale intolleranza verso la cultura Salviniana-Renziana di una destra e presunta sinistra avvitati su se stessi privi di un disegno di società. Quando pensiamo che per governare dobbiamo andare a cercare DRAGHI perchè questi non sono in grado di esprimere personalità da Statista. Quando vediamo nel nostro piccolo che in moti comuni non si candida piu nessuno come Sindaco o si presenta una sola forza politica. oppure pseudo forze sociali. Tutto questo per dire non solo resistere resistere, dobbiamo continuare, continuare non solo a sperare in un mondo migliore, ma soprattutto non darci per vinti. Partecipare e contribuire con passione alla vita sociale oggi piu che mai è un dovere. Per amore e per rispetto verso tutti coloro che hanno dato la vita per darci libertà e democrazia. Partecipare significa arginare la deriva, e soprattutto spronare i nostri giovani e noi stessi a studiare,studiare. Senza cultura si è sempre battuti e umiliati. Senza cultura si è in balia del vento. scusate lo sfogo

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    1. L’individualismo, lo vediamo intorno, infiltra potentemente tutti gli ambiti della vita sociale, gli effetti si vedono nelle attività che possiedono una capacità di influenza maggiore, primo tra tutti quello politico.
      Lei parla di ritorno alla partecipazione, toccando un tasto decisivo, perché oggi il personale politico è selezionato tra i disponibili, che non sempre sono le persone più adatte, in questo caso, però, la responsabilità è di tutti coloro che non vogliono sentire parlare di impegno sociale, qualcuno mi dice che già fare bene il proprio lavoro è impegno sociale e politico. Può darsi sia così, io non lo credo. La ringrazio molto

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  5. Buonasera,

    Spesso gli organismi naturali vengono chiamati in causa per dare la cifra ai comportamenti umani – ad esempio, ahimè, per sostenere tesi omofobe: tipica l’espressione “è contronatura!” di chi le sostiene – sottintendendo un’idea se non escatologica, quanto meno esemplare della natura, la quale però da vita a comportamenti talmente variegati e peculiari da impedire una lettura così univoca e anzi, spesso gli scenari che propone arrivano ad essere talmente “mostruosi” da mettere del tutto in crisi una visione così idealizzata della natura stessa.

    Volendo tuttavia continuare il suo suggestivo esempio sugli anticorpi mi è venuto in mente che a volte essi sbagliano, lo fanno per “eccesso di zelo” e, invece che i patogeni, attaccano parti dell’organismo stesso, è il caso delle malattie autoimmuni.

    Gli eccessi: facile stigmatizzare quelli sguaiati, e non dico sia insensato farlo, tuttavia a me hanno sempre preoccupato di più quelli sistemici e “puliti”, spesso, proprio perché meno appariscenti e più sottili, a mio avviso sono ben più pericolosi.
    Lungi da me il voler giustificare posizioni palesemente deliranti (terrapiattismi vari eccetera su cui nemmeno indugio), non riesco proprio però a digerire questo suddividere il mondo in due fazioni, e per giunta trattare “l’altra parte” con sufficienza e supponenza. “No vax”… ormai non sei persona, ma sei pro o contro vaccino, sebbene sfuggano a molti, a mio parere, molti degli assunti base: ad esempio, basta essere vaccinati per essere persone “pro scienza”?

    Novax – se davvero a qualcosa serve dare etichette alle persone, cosa che mi crea un effetto non proprio piacevole – è chi rifiuta tutti i vaccini (e molti direbbero la scienza in toto), ma magari c’è qualcuno che ha tutti i vaccini obbligatori fatti e sta semplicemente esercitando il proprio diritto di scegliere, sottoponendosi a tamponi continui, non infrangendo nessuna legge, essendo parimenti veicolo in potenza del virus di un qualsiasi vaccinato.

    Eppure il non vaccinato diventa, in un secondo, untore (e questa convinzione è antiscientifica) e irresponsabile, e magari “untore” e “irresponsabile” glielo sta dicendo qualcuno che fuma, beve ed evade le tasse, magari quel qualcuno non mette mascherine o non mantiene il distanziamento sociale perché il vaccino lo rende immune dalla malattia (ma non dal contagio): chi è individualista in questo caso? chi sa di non poter stare male e si disinteressa del contagio, non sapendo se il vaccino per altro lo stia continuando veramente a proteggere, o chi ha fatto il tampone dieci ore prima ed è l’unico certo, nella sala, di essere non contagiato?

    Non sarò certo io a dividere la società in due, troppo facile, troppo comodo: ci saranno persone responsabili e attente alle istanze collettive tra i non vaccinati e sicuramente ce ne saranno anche tra i vaccinati, così come ci saranno individualisti in entrambe le “categorie”; non sono tuttavia sicuro che sia questa la società – la quale, come afferma lei in altri post, è piuttosto senza bussola – quella capace di determinare cosa sia da rigettare e cosa no.

    Lo smantellamento della sanità pubblica mi pare un ovvio comportamento poco in linea con il sentimento sociale, eppure è questa la regione (Lombardia) in cui ciò è accaduto, e sono quasi le stesse persone che lo hanno permesso ed attuato a parlare di responsabilità, oggi: sono i politici scelti da noi (e quindi noi) ad avere portato il mondo della sanità e dell’istruzione ai problemi che il virus ha solo manifestato a tutti in maniera chiara. Tali problematiche preesistevano e qualcuno si era anche premurato di segnalarlo alla collettività, la quale ha sempre minimizzato. Ora in molti parlano di responsabilità e scienza, come se tali questioni siano nate col COVID, e si lasciano incensare dai politici che oggi dicono ai cittadini: “bravi, responsabili!”, ma davvero basta un vaccino? Qualcuno dirà “è un inizio”, qualcun altro dirà “sa un po’ di ‘lavarsi la coscienza’”… e la verità starà sicuramente nel mezzo, ma la mia domanda rimane: chi è vaccinato è responsabile e razionale anche per tutto il suo passato e per tutto il suo futuro? Quindi chi è stato individualista fino a ieri diventa carico di sentimento sociale oggi, con un vaccino? La collettività è così sana e robusta moralmente oggi che il 90% della popolazione è vaccinata? Ovviamente la risposta è no, ma il sentore che in molti si sentano così c’è, eccome. So che è impopolare quanto sto dicendo [e forse anche un po’ offtopic rispetto al suo post, di cui condivido l’essenza, riassumibile, mi permetto, nell’espressione “staniamo gli individualisti” ma di cui non condivido la loro identificazione con i non vaccinati], ma è questo il sentimento sociale che prediligo: l’onestà intellettuale e il mettersi in discussione.

    Forse vaccinarsi è il comportamento corretto in questo frangente, ma non può bastare da solo per sentirsi forti di un sentimento sociale che è invece frutto di uno sforzo molto più grande e molto spesso non riconosciuto, sicuramente non esibito, su carta stampata o QR code che sia.

    Forse non vaccinarsi è spesso una scelta fatta da chi non ha un equilibrio mentale. Si può tuttavia sostenere che chiunque non sia vaccinato sia così? O che non ci siano anche tante persone “normali” anche tra i non vaccinati?

    Non stanno infrangendo leggi, non sono veicolo maggiore di contagio, l’unica ragione sociale per definirli individualisti sarebbe quella dell’intasamento delle terapie intensive, non è questione da poco sicuramente, ma ci sono talmente tante scelte dei singoli che pesano sulla collettività che prendere questa come dirimente è una scorciatoia, a mio parere, dovremmo allora tutti abbandonare la macchina e mille altre abitudini e stili oppure, come sottinteso prima, chiederci come siamo arrivati a una struttura sanitaria così manchevole, nonostante fior fior di scienziati abbiano negli anni parlato chiaramente di rischi pandemici ed emergenze sanitarie, per le quali era importante (e possibile) prepararsi: dove era allora tutta questa fiducia nella scienza? Credo fosse soffocata da innumerevoli individualismi abbagliati da guadagni illeciti, fatti alle spalle della collettività (ma di cui questi individualismi sono anche espressione), ci sono varie sentenze e inchieste a testimoniarlo.

    E’ proprio di oggi il rapporto dell’ANAS sulla sicurezza stradale in Italia, andandolo a leggere viene proprio da chiedersi “Ma è davvero questo il popolo dei responsabili amanti della scienza?” e la risposta, un’altra volta, è un no, un no molto secco. Un quarto di noi non usa le cinture di sicurezza, la metà non usa i giusti accorgimenti normativi sulla tutela dei bambini a bordo (!), un decimo (stessa cifra dei non vaccinati) usa incautamente il cellulare (ma sappiamo tutti che è molto più di così, in realtà).

    Non parlerò delle morti sul lavoro e di quanto poco sentimento sociale ci sia nel leggere quelle cifre e nell’intenderne le radici, eppure è la stessa Italia che fieramente si dice razionale e solidale, per un gesto ogni mille.

    Abbiamo tutti gioito per il Nobel a Parisi, quanti di noi, quanti di coloro che si definiscono amanti della scienza sanno che nel suo discorso ha parlato di “salvare la ricerca italiana” da “anni di vacche magre”?… ma come? non siamo noi i primi della classe nella nuova e unica materia “fiducia nella scienza”?

    Non so se affiderei mio figlio a un “no-vax”, non so se lo affiderei a un “si-vax”, sicuramente non vorrei che i suoi educatori gli impongano una via troppo semplicistica di dividere il mondo, ma forse sarebbe meglio per lui/lei saper ragionare invece in maniera così netta, senza troppi dubbi, che forse non è questo il mondo adatto per averne; eppure non credo ci siano tanti uomini e donne di scienza che non metterebbero al primo posto, tra gli attrezzi da avere con se, lo spirito critico.

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    1. Gentile Teo, due cose mi colpiscono nel suo commento, oltre alla lunghezza.
      Innanzi tutto la quantità di argomenti che vengono condensati, a cui ovviamente è difficile contrapporre risposte, sebbene non escluda che molti degli argomenti da lei posti, possano finire nelle maglie delle nostre riflessioni.
      In secondo luogo la circumnavigazione del tema centrale, l’individualismo e la sua manifestazione nei comportamenti di chi si oppone alle misure di contenimento del virus. Un viaggio che non mi pare trovi un porto accogliente. Qui non ci sono molte vie di fuga possibili, abbiamo un problema preciso, con un nome e un cognome, e delle risposte che la comunità scientifica (badi, la comunità scientifica, non qualche estroverso battitore libero) ci propone e la politica trascrive.
      Certo possiamo spostare indietro fino a che vogliamo le cause (non saprei lei, ma io non credo di avere mai votato le persone e le componenti che in Lombardia consegnarono la sanità ai privati) ma è ora che dobbiamo decidere. Possiamo arrivarci facendo prevalere gli affari nostri oppure adottando comportamenti solidali, fondati sulla fiducia, sul valore dell’azione corale, che non nasconde l’individuo ma ne esalta il destino comunitario. La mia risposta la conosce già. Tra un comportamento lesivo dell’interesse collettivo e uno che si pone nella prospettiva di cedere una parte delle proprie sicurezze in funzione di un risultato positivo per tutti, non mi pare ci siano spazi per dibattiti. Quanto all’esercizio dello spirito critico, mi permetto di ricordare che non si tratta di un’astrazione, bensì di una procedura che chiama in causa la realtà e il senso di responsabilità, ingredienti che mi rendono certo del fatto che non affiderei un bambino a un insegnante no vax, per lui vorrei qualcuno che capace di tenere in debito conto la nostra natura cooperativa, il nostro destino di creature interdipendenti.

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      1. Mi sono stupito anche io della lunghezza, non capiterà nuovamente. Io sono certo di non avere mai votato tali personaggi, anzi… ma stavo ragionando in termini di classe politica come espressione di una collettività e non come individuo. La politica ha trascritto, è vero, le indicazioni della comunità scientifica (che, per definizione, è fatta di pareri sempre in divenire e soggetti a revisione), ed è proprio in quei limiti legislativi che si muovono anche le persone non vaccinate (questo per dire che il problema del contenimento è garantito anche così, visto che era sfuggito). Comunità scientifica che parla chiaramente di copertura vaccinale più breve di quella concessa dal green pass, per altro. Per quanto riguarda gli educatori, ci sono senz’altro tanti altri parametri per determinarne l’inaffidabilità, peccato non poterne averne contezza immediata. Grazie e buona serata.

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      2. Teo non si preoccupi, lo faccia capitare tutte le volte che vuole, annotavo la lunghezza della sua comunicazione perché non riuscivo ad arrivarci in fondo, era un piatto troppo ricco e facevo fatica a trovare un argomento cui attaccarmi, perché ne era disseminato. Lo rileggerò quello scritto, traendone materia per nuovi post.
        Insomma Teo, è la mia età che mi mette alla frusta, lei continui a seminare tutti i ragionamenti che vuole, io le sarà sinceramente grato. Sugli educatori mi sentirei di darle ragione, però deve ammettere che tra tanti parametri è meglio cominciare a scegliere quelli certi. Un caro saluto e, spero, a presto.

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  6. E’ vero che “la compassione costituisce la più fondamentale, forse l’unica legge esistenziale di tutta l’umanità”, afferma Dostoevskij ne “L’idiota”. Può anche essere che chi preferisce essere intubato che vaccinato covi in sé una grave sofferenza, verso cui andrebbe compassione e comprensione. Ma dichiaro i miei limiti – anche professionali – non riuscendo a provare comprensione né tanto meno compassione per certi narcisi. Dichiaro invece il mio aperto sostegno al collega [sempre meno isolato] che – dopo avere curato chi si è ammalato avendo rifiutato il vaccino – ha ricusato suoi assistiti, seguiti per decenni, non sopportando di venire attaccato sul piano sia personale che etico – professionale. Scrivo questo nella convinzione del ruolo in ampio senso anche educativo che si impone a chi esercita professioni sanitarie.

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    1. Credo occorrerà tornare presto sull’argomento, caro Mauro, ma temo sarà difficile trovare un filo logico, spesso ci dimentichiamo che il comportamento degli esseri umani segue strade presidiate dalla soggettività.
      Oggi riflettevo sulla testata inflitta da un manifestante no vax ad una blogger. Quell’uomo è il titolare di una palestra che, immagino, abbia risentito economicamente degli effetti delle varie ondate, arrivo persino a comprendere il suo senso di frustrazione e la sua aggressività, pure non giustificando la seconda, ma quello che lascia senza parole è costatare la contraddizione, quasi un autoaffondamento. In fondo sarebbe suo interesse vaccinarsi e incoraggiare il suo prossimo a farlo, la sua attività ne beneficerebbe, invece è incistato in una posizione dispettosa, ostinata, senza possibilità di soluzione, persino violenta.

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  7. Salve a tutti
    Vorrei far notare al signor Teo una sola cosa: può darsi che non tutti coloro che si vaccinano lo facciano per motivi solidaristici (ci può essere chi lo fa solo per tutelare se stesso), ma di sicuro chi sceglie di non vaccinarsi lo fa per ragioni individualistiche, che non contemplano “gli altri” nel proprio orizzonte.
    Un saluto e grazie

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  8. Come dicevo, non sono molto interessato alla “dinamica delle fazioni” che porta inevitabilmente a letture semplicistiche e assolutiste a tratti, a mio avviso, “iper-moraleggianti”.
    Il mio contributo voleva essere, e rimane, volto sui temi di fondo, ossia il sentimento sociale e la pedagogia, tematiche che a mio parere non si prestano né a eccessive semplificazioni né a deleghe a specifiche professionalità.

    Ed è per questo che segnalo, poi mi taccio, questo articolo di Lancet, dove è spiegato che parlare di “pandemia dei non vaccinati” non solo sia scorretto scientificamente (sottolineo), ma anche eticamente; nello specifico vengono ammonite le società americana e tedesca: viene detto loro che altre volte in passato il discriminare una certa componente sociale sia stato ovviamente un errore grave.

    https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)02243-1/fulltext#%20

    ringrazio per i numerosi spunti che sicuramente continueranno a fermentare nella mia zucca.

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    1. Caro Teo, se avesse la pazienza di leggere il post “Cosa nasconde la paura dell’omosessualità”, le sarebbe chiaro
      che espressioni come “dinamica delle fazioni” sono perlomeno eccessive, forse anche fuori luogo.
      Può darsi che in altri commenti abbia riscontrato prese di posizione drastiche, che tuttavia possiedono il merito di palesare una scelta di campo, cosa che lei non fa, giustificando la sua posizione con la necessità di non essere di parte, come se gli altri fossero degli esagitati irragionevoli, tutto questo proprio mentre l’Oms registra che i morti giornalieri in Europa si sono raddoppiati da settembre, passando da 2100 a 4200, e il numero totale a marzo, sempre in Europa, potrebbe salire a 2 milioni. Tra le persone che le avevano risposto, forse in modo piccato, c’è un insigne primario di neurologia di un prestigioso ospedale lombardo. Non è un gioco di società, creda. In questi giorni, due figli di altrettanti amici stanno vivendo l’incubo del long Covid, con interessamento di aree importanti dell’organismo, a cominciare dal cervello.
      Chi non si vaccina è responsabile dell’aumento dei rischi verso persone innocenti.
      Su individualismo e sentimento sociale qualcosa da dire l’avrei, se non altro per esperienza professionale, e mi sento di ribadire che le posizioni no vax nonché tutte quelle che vi ammiccano, sono contro gli interessi della collettività.
      Infine, Lancet. Non parlo l’Inglese ma ricordo bene alcuni scivoloni colossali di quella rivista, studi venduti come credibili, seguiti da articoli ritirati frettolosamente e scuse pubbliche. Non facciamo confusione, gli argomenti che parlano di discriminazioni, con infelici accostamenti al nazismo, lasciamoli a chi pare avere questioni aperte con il vaccino e forse con il mondo intero.

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  9. Ci sono anche persone con malattie particolari che non possono fare il vaccino. Non si parla mai di loro, nessuno le prende in considerazione. E’ veramente brutto che ormai si pensi agli altri solo in considerazione della scelta fatta di vaccinarsi o no. Credevo che l’essere umano fosse più intelligente invece…..merita l’estinzione….

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    1. Le chiedo scusa, il commento era finito nello spam, solo adesso mi sono accorto.
      Ciò che lei afferma non è del tutto esatto, il vaccino lo possono fare quasi tutti, viene somministrato anche ai malati sottoposti a chemio. Certo, esiste una strettissima minoranza che possiede delle ragioni per essere esente, queste persone vanno tutelate, cosa che in genere viene fatta. Di recente una conoscente, poliallergica, è stata vaccinata in ospedale sotto stretto controllo, con ottimi esiti.
      Poi vi sono persone con paure irrazionali, fobie, che possono essere capite ma vanno aiutate a persuadersi.
      Nessuno di questi individui è un problema per la collettività, si tratta di cittadini in buonafede. Pericolosi sono semmai quelli animati da sentimenti ostili al vivere comune. Forse non è giusto discriminare in base alla scelta di vaccinarsi oppure no, come segnala lei, ma ammetterà che non vaccinarsi per convinzioni ideologiche, mettendo in pericolo la vita altrui, è molto peggio. Grazie per il contributo.

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      1. Io presumo che lei abbia letto il modulo di vaccinazione. Ebbene c’è una sezione in cui si deve dichiarare se si è allergici ad un componente del vaccino. Io ho chiamato la Asl per conoscere i componenti del vaccino e non li sapevano. Ho chiamato il numero verde messo apposta per dare informazioni e non li sapevano. Dovrei dichiarare il falso? Io non conosco i componenti del vaccino e le case farmaceutiche si tengono il segreto industriale. Quindi devo firmare un foglio in cui dichiaro di non essere allergica senza conoscere quali componenti contiene il vaccino. Ho parlato con la mia dottoressa di famiglia e lei mi ha detto ” Non contiene lattosio”. Ma tutti gli altri componenti? È una cosa illogica dover firmare di essere a conoscenza di qualcosa se non lo si è a conoscenza. Ma a quanto pare molta gente è illogica. Io rispetto le idee di tutti. Inoltre la informo che esistono anche delle religioni che vietano trasfusioni o iniezioni di materiale organico nel corpo. Quindi queste persone, che si devono rispettare, che colpa avrebbero? Non si può andare a dirgli che la Bibbia è falsa. La libertà è un diritto e anche il diritto alla conoscenza è fondamentale. Io prendo molti farmaci ma ogni farmaco ha il suo foglio illustrativo, ho fatto radioterapia, punture varie ma sempre venendo informata sui possibili effetti collaterali. Ho firmato fogli dopo un consenso informato. In questo caso nessuno mi ha informata di nulla. È una questione di logica e razionalità. Io ho un cervello pendanto, non sono un contenitore, e non posso dichiarare il falso. Mi scusi ma il discorso è molto lungo e mi causa anche una certa fatica emotiva e fisica quindi mi perdoni se non dovessi rispondere oltre. Io rispetto le sue idee ma credo che ognuno di noi possa decidere per se stesso. Io non vado a feste e non esco, ho sempre rispettato il distacco, le restrizioni e tutto il resto e sto peggiorando proprio per colpa dello stress emotivo e fisico che tutta questa situazione mi ha procurato. Provengo da una famiglia in cui il dovere era sempre al primo posto. Ma ritengo che se non viene effettuata un’adeguata informazione mi dispiace ma io non accetterò mai di firmare un foglio in cui dichiaro una cosa che non so. Buon lavoro e Buon Anno Nuovo.

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      2. Creda, mi piacerebbe chiamarla per nome, apprezzo molto quello che scrive, sebbene mantenga una posizione diversa dalla sua.
        Ci sono momenti in cui bisogna fidarsi gli uni degli altri, assumendosi anche una parte di responsabilità.
        Di fronte allo stesso problema, abbiamo fatto scelte diverse, questo non deve presupporre un giudizio di valore. Se le capitasse di leggere qualcuno dei miei libri, toccherebbe con mano che il mio non è un atteggiamento legato solo al Covid-19, ma rappresenta una posizione esistenziale e, con tutti i limiti del caso, scientifica.
        Mio padre è stato ucciso da un errore medico quando aveva 48 anni, questo non mi fa perdere la fiducia nella medicina e negli uomini, semmai mi impegno affinché ogni giorno quella fiducia trovi piattaforme più solide si cui appoggiarsi. Mi creda, non c’è una strada diversa.

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