La pandemia e le opportunità nascoste

Stamattina è uscita questa intervista su un quotidiano lombardo, ve la sottopongo, credo possa sostituire un post sulla pandemia e i ragazzi, argomento che diventa sempre più stringente ma che, a mio avviso, andrebbe guardato in tutte le sfaccettature, perché in ogni fenomeno ci sono sempre delle opportunità da cogliere, anche per gli adulti.

12 pensieri riguardo “La pandemia e le opportunità nascoste

  1. Finalmente una voce autorevole che infonde speranza in noi genitori, spesso bombardati da messaggi sui danni che questa pandemia infliggerà nei nostri bimbi. Oggi è il compleanno di mia figlia, il secondo di tre in quarantena. Un compleanno in cui la richiesta è stata di vedere persone.. non di ricevere regali. Forse questa pandemia ci fa riscoprire l’importanza della relazione, la fa riscoprire ai nostri figli. La libera dalla prigione delle cose materiali in cui era stata sepolta. Forse aiuta queste giovani generazioni a riacquisire una prospettiva che noi abbiamo perso.

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    1. Cara Nicoletta, parole importanti le tue, ti invito a guardare il primo video che trovi nella pagina video e podcast, nella serie che parla di ragazzi e Lockdown, potrei trovare lo stesso concetto assai più marcato. Grazie

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  2. Bellissima intervista, incoraggiante,  e finalmente parole un pò diverse che non i soliti piagnistei su bambini e ragazzi e pandemia. Per carità ci sta un pò di apprensione, ma allora i nostri nonni, bambini durante la guerra ,
    avrebbero dovuto crescere tutti disagiati?
    Una bella prospettiva, questa, specie per chi ha compiti educativi e deve cercare occasioni e opportunità in ogni condizione, la ringrazio molto.

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    1. Grazie Gianni, è esattamente come lei dice, abbiamo perso, come spesso ci accade, tempo prezioso a lamentarci, dimenticando che gli eventi da affrontare raramente li scegliemo noi. Lamentarsi della pandemia è umano, sperare di esercizzarla arrabbiandosi è un autoinganno piuttosto inutile. Oggi abbiamo di fronte questa realtà, allenarsi a trovare risposte creative può essere una bella risorsa, per grandi e piccoli.

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  3. Sarebbe bello si tornasse a leggere gli articoli di giornale in classe. E, tra gli articoli , si leggesse questo. E che, poi, i bambini e i ragazzi potessero portarlo a casa per leggerlo con i loro genitori. Perché la vita non è fatta solo di limitazioni ma, anche , di opportunità e soprattutto di come reagiamo al suo metterci alla prova. Perché, forse , ridimensionando le aspettative ed ancorandoci di più alla realtà potremo coglierle e sfruttarle per essere più felici e meno insoddisfatti di così. È vero : nella vita non va tutto come vogliamo. Ma possiamo imparare ad apprezzare gli imprevisti in un modo che solo il disequilibrio può insegnarci. Sempre interessante e stimolante leggerti. Grazie

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    1. Grazie Ale, proprio vero quello che dici, ma sarebbe importante che a scegliere i giornali fossero persone che condividono i tuoi
      auspici, perché purtroppo, nell’ansia di riepire le pagine, spesso sono stati i giornali a creare un clima che, a essere generosi, si potrebbe definire di confusione, quando non di vero e proprio vittimismo. Mi piace il tuo accenno al ruolo evolutivo del disequilibrio, come diceva un grande regista, se non si sono disequilibri al massimo si possono inventare orologi a cucù.

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  4. Quante belle parole ho letto. Grazie per questi bellissimi pensieri pieni di speranza. Ma vorrei ringraziare i bambini con cui ho avuto la fortuna di condividere le giornate di questa pandemia, grazie al mio meraviglioso lavoro di docente di scuola d’infanzia. Durante questo lungo periodo mi hanno aiutato a trovare il lato positivo e allegro di tante limitazioni, mi hanno insegnato che la scuola è la bellezza di crescere insieme, non importa quanta fatica ci chiede, se abbiamo meno giochi, se facciamo meno progetti, se dobbiamo sottostare a protocolli che cambiano in continuazione, se stiamo sempre nella nostra aula bolla e nel nostro giardinetto risicato… Essere positivi dipende da quanto stiamo bene con gli altri… Senza il troppo, ma riscoprendo l’essenziale. Niente mi ha riempito il cuore come vederli tornare festosi e sorridenti, dopo ogni lockdown, chiusure e quarantene,desiderosi di una cosa sola:stare di nuovo insieme. Per me é stato un dono prezioso nei giorni meno facili in cui adulti vomitavano su tutto e tutti le loro frustrazioni.

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    1. I bambini sono stati i veri maestri di questo periodo laborioso, mi unisco al suo ringraziamento e alla sua commozione, penso
      dovrebbero leggere le sue parole e andare a lezione dai suoi alunni tutti coloro che in questi due anni si sono impegnati con tutte le loro forze a ricordare ai connazionali che il Virus è stato fonte di disagio e di sofferenza, come se non ce ne fossimo accorti.
      La verità è che i bambini e i ragazzi della generazione Covid-19 in futuro potrebbero reggere imprevisti e frustrazioni meglio di noi adulti. C’è stato un vaccino, esistenziale, che si sono somministrati giornalmente.
      Speriamo di non essere messi ancora alla prova, ma dovesse accadere punterei tutti i miei gettoni sui bambini. Grazie Antonella.

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  5. Grazie Domenico, proprio adesso ricevo un articolo che mi riempie di stupore sconforto e amarezza. Parla di un intervento dei carabinieri, ieri pomeriggio per sedare una protesta da parte di un gruppo di genitori che lamentava il fatto che in una quinta primaria le maestre hanno fatto vedere il film “la vita è bella di Benigni”. Una protesta vigorosa e di numerosi genitori che hanno ritenuto ” inadatta” la visione ai figli. Non è stata inadatta invece la loro maleducazione verso i docenti, il loro esempio verso i figli, il voler tenere sotto la campana di vetro i figli, preservandoli da una verità storica che hanno il diritto-dovere di conoscere? Che cittadini saranno questi bambini che a dieci anni non possono vedere e parlare di shoa, ma poi già a 5 vedono squid game in totale solitudine? Non me lo spiego… Come possiamo tutelare questi bambini? Come scuola è società abbiamo una grande responsabilità.

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    1. L’episodio ci riporta al post precedente, quello dei gatti svizzeri, che fa il paio con la riflessione di oggi. Il tema che attraversa l’uno
      e l’altro è il medesimo, la “bolla” all’interno della quale ci piace confinare i bambini, un espediente che ci rassicura perché tutto lo spazio di movimento dei figli è sotto gli occhi dell’adulto gendarme, come l’occhio divino che guarda l’universo dall’esterno e lo comprende in un solo sguardo. La differenza, forse, è che il Creatore, si limita a guardare -così dicono i cultori del libero arbitrio- mentre i genitori intervengono. Ecco, si tratta sempre di capire se nell’interesse dei figli oppure in risposta al proprio bisogno di tranquillità. Grazie ancora.

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  6. caro Domenico, quale modo per chiudere meglio la giornata che leggere questo articolo e simile corrispondenza: parole come “l’edificio che chiamiamo stile di vita”, il “vaccino esistenziale” …
    ho speso anche oggi la ampia maggior parte della giornata studiando accanitamente per portare contributi in supporto alle persone anziane – specie quelle più fragili – attraverso la Associazione Italiana Psicogeriatria: non me ne pento, pensando a come le figlie abbiano “assorbito” dai loro nonni sani principi: e così si chiude il cerchio tra generazioni, puntando a superare le contingenze difficili, anzi proprio sfruttando ogni circostanza, tra disequilibri e frattali.
    Un grazie a tutti voi, Mauro

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    1. Grazie a te, caro Mauro, una quarantina di anni fa mi sono laureato proprio con una tesi sugli effetti della perdita dei ruoli nella
      terza età, perché il tema dell’invecchiamento, già allora, era estremamente sensibile, non solo per l’impatto sui sistemi di welfare che avrebbe avuto l’allungamento della vita, ma soprattutto per il timore che gli anziani potessero diventare una sottocultura, appetibile solo perché colma di potenziali clienti di prodotti specifici. Non saprei a che punto siamo, ma, considerata l’accelerazioni impressa ai processi lavorativi e sociali, che lascia indietro i più lenti, i meno efficienti, sarebbe interessante fare il punto.
      Gli anziani, i bambini e i ragazzi, sono figli dello stesso insieme, il loro contributo alla corsa verso l’efficienza è modesto. I primi perché ai margini dei processi produttivi, i più giovani perché ancora lontani dal farvi ingresso. Forse è a causa di questa comune identità di “spettatori” che, parlando di ragazzi, siamo arrivati a chiamare in causa gli anziani, ma forse è lo stesso motivo per il quale tra di loro si intendono così bene.

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