In questi giorni sono successe delle cose sulle quali è difficile non posare lo sguardo, abusi di potere di governanti palesemente malati, sicuramente figli di un’educazione sbagliata. Persone infelici che agiscono con un linguaggio violento e azioni ancora più violente. Ciascuno di essi è convito di avere diritto a un particolare status davanti agli uomini e davanti al padreterno, di cui si sentono delegati, spesso con la complicità e il sostegno proprio di donne e uomini di chiesa, anch’essi convinti che Dio (se esiste) sia una sorta di sterminatore professionista attento solo ai cattivi, che naturalmente sono sempre gli altri.
Forse dovremmo tornare a raccontare ai nostri figli che la vita umana non ammette gerarchie preventive e che il suo valore non si misura secondo le regole del danaro e della fama. I tiranni sono destinati a cadere, tutti, uomini o donne che siano.
La tirannia si può esercitare anche con il volto gentile, che è poi quella peggiore perché la più faticosa da individuare.
Casualmente, stamattina, mi è capitato per le mani questo video, fa parte di un gruppo di sei che avevo preparato su richiesta dell’Ospadale Agostino Gemelli di Roma, nel marzo del 2020, proprio all’inizio della pandemia. Commentavo sei foto scattate da un professionista, servivano a ringraziare le persone che avevano contribuito economicamente a costruire a tempo di record un reparto di emergenza che avrebbe salvato molte vite. Adesso abbiamo dimenticato quei giorni, ma le persone morivano a frotte anche perché mancavano i luoghi dove aiutarle.
Nella prima foto si vede un giovane elettricista al lavoro, mentre preparre gli impianti che serviranno a fare funzionare le macchine che manterrano in vita i contagiati.
Senza di lui anche i medici sarebbero stati impotenti. Ricordiamocene e ricordiamolo ai nostri figli, altrimenti l’idea che siamo tutti uguali e che meritiamo eguale dignità è destinata a restare solo una finzione verbale, e questo non sarà privo di effetti, proprio sulla vita dei nostri figli.
Nei prossimi giorni analizzeremo il significato degli altri video.
“Forse dovremmo tornare a raccontare ai nostri figli che la vita umana non ammette gerarchie preventive e che il suo valore non si misura secondo le regole del danaro e della fama”.
Io trovo un solo punto da emendare in questa frase: togliere il “forse” iniziale. Questa frase rappresenta, infatti, un principio cardine di una sana convivenza, ed è la miglior chiave di lettura dei due momenti storici accostati in questo suo post: quello che viviamo oggi, con il delirio di onnipotenza di certi personaggi; e quello del Covid, che si è tradotto alla fine in una sorta sospiro di scampato pericolo, dilapidando insensatamente il patrimonio inestimabile che ci aveva messo davanti agli occhi – di tutti noi: la necessità di essere fratelli per essere tutti forti. Il Covid aveva dimostrato esattamente che la vita non ha gerarchie preventive, che poteva colpire chiunque e che solo il mettersi insieme – tutti noi – avrebbe consentito la vittoria. Così è, in qualche modo, stato; ma l’illusione di un affratellamento che durasse oltre la pandemia, e che costituisse la spinta per ridefinire un modo più umano di convivere in questo piccolo condominio affollato che chiamiamo Terra, è durato giusto lo spazio di qualche anno. Poi, per effetto indotto, ma di segno opposto, si è aperto il periodo che ha condotto al delirio di oggi. Come se chi è malato di onnipotenza avesse tratto linfa dall’essere sopravvissuto a quel virus e avesse, in qualche modo, desunto da quell’esperienza la convinzione che nient’altro l’avrebbe più fermato. Il Covid è stata, quindi, un’occasione persa, per l’umanità? Purtroppo, da questo punto di vista, io penso di sì.
Spiegare ai ragazzi – che hanno subito i danni che sappiamo, a causa delle costrizioni imposte dal Covid – quale sia la distanza siderale fra i biechi personaggi malati di onnipotenza e quell’elettricista, partendo proprio dalla frase iniziale, è l’unica speranza che abbiamo perché possano prendere esempio dal secondo, e non essere affascinati dai primi.
Per ristabilire, semplicemente, il giusto valore che dobbiamo dare alla vita.
Grazie, Domenico.
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Concordo, caro Maurizio, il Covid è stata un’occasione persa. Dopo lo scampato pericolo per tantissimi è arrivato l’oblio e anche, se posso dirlo, una bella quota di incoscienza che scontiamo ancora oggi e che forse non smetteremo mai di scontare perché gli esseri umani ricordano in modo selettivo, ponendo la memoria al servizio dei loro punti di vista e non dei necessari apprendimenti che seguono i grandi traumi. Eravamo stati bravi, nei tre anni della pandemia, poi è arrivato, nei sopravvissuti, il delirio dell’immortalità, che ci porta a sfidare le leggi fondamentali della convivenza nella presunzione che neppure un presidente pazzo e con la valigetta della bomba nucleare possa cancellare le nostra esistenze. Ed eccoci qui. Un caro saluto
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